D’Annunzio, i nodi in commissione. Molgora: “Servono incentivi per attirare le compagnie”

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    (da.bac.) L’accordo sul D’Annunzio non è dietro l’angolo. Il 4 novembre la società di revisione Deloitte ha presentato ai sociil nuovo piano industriale. I bresciani hanno così iniziato a studiarlo, e qualche dubbio è già emerso. Oggi il presidente della Provincia Daniele Molgora ha fatto il punto della situazione in commissione bilancio del Broletto e non ha mancato di sottolineare alcune criticità, ad iniziare dalla necessità di mettere subito in campo incentivi e agevolazioni per le compagnie che decideranno di mettere il D’Annunzio tra le loro rotte.

    “E’ necessario superare la sindrome del ristorante” ha spiegato Molgora “se è pieno attira ancora più gente, se è vuoto non ci vuole andare nessuno”. Per farlo occorrono però le risorse. Non è un segreto, infatti, che le compagnie scelgono uno scalo rispetto a un altro anche in base agli incentivi che le società di gestione possono mettere sul piatto (quando Ryan Air scelse Orio al Serio Bergamo tirò fuori circa 25 milioni in sei anni – “La proposta fu fatta prima a noi” ha spiegato l’assessore Ghirardelli “ma la Catullo si rifiutò, per poi mettere insieme un debito grande il doppio. Io fui l’unico a votare a favore”). L’idea di Molgora è che per il D’Annunzio questa operazione possa coinvolgere non solo i soggetti bresciani, ma tutti gli attori coinvolti nella partita “aeroporti del garda”. Se infatti anche a Verona hanno iniziato a considerare l’aeroporto di Montichiari come una seconda pista di un unico hub, allora tutti devono contribuire a rilanciare il D’Annunzio. Insomma, i soldi per gli incentivi non devono venire solo da Brescia (Provincia, Camera di Commercio…) ma anche da Verona, Mantova, Trento. Il presidente della D’Annunzio spa, Vigilio Bettinsoli, ha chiamato in causa anche Regione e Stato Centrale. “Il D’Annunzio ha potenzialità enormi, non può essere trascurato” ha spiegato. Inizialmente la cifra sarebbe di almeno 3-4 milioni di “incentivi”. Resta poi da sciogliere il nodo societario: per salire al 25% il sistema Brescia dovrà sborsare circa 18 milioni, 10 li dovrebbe mettere ABeM, 2 la Loggia, un paio la Provincia e il resto il sistema bancario.

    Altri nodi del piano industriale messi in luce da Molgora sono poi l’ipotesi di spostare voli da Orio al Serio a Montichiari per problemi di inquinamento acustico allo scalo bergamasco (“questione tutta da verificare”) e la consisenza del piano di investimenti che, benché tagliato di 27 milioni, resta di 120 milioni in 9 anni: “Mi sembra poco sostenibile” ha spiegato Molgora “vorrei capire se tutti gli investimenti sono davvero necessario. Sarebbe meglio dedicare parte delle risorse per gli inventivi, in modo da far partire subito il D’Annunzio”. 

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    1. Quindi, secondo quello scenziato (senza i) di Molgora occorrono altri soldi (gli incentivi), per convincere le compagnie a scegliere il D’Annunzio. Mossa furbissima, che convincerà gli altri aeroporti che con Montichiari è inutile combattere, perchè è troooooppo forte e potente! L’unico motivo che convincerebbe le compagnie a venire a Montichiari è l’acquisto preventivo del 100% dei biglietti da parte della Provincia per i prossimi dieci anni. E’ ora di piantarla di fare sogni assurdi sulla pelle dei contribuenti. Se l’operazione è così appetibile Molgora metta mano ai suoi risparmi e investa anche qualche centinaio di milioni di euro, tanto sono sempre nostri, visto il suo stipendio di Roma.

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