Brebemi, metà autostrada bloccata. Da lunedì lavoratori in cassa integrazione

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Da lunedì prossimo scatterà la cassa integrazione per quasi 800 operai impegnati nella realizzazione della Brebemi. Oltre metà autostrada è infatti sotto sequestro: 34 km da Calcio a Cassano d’Adda e la richiesta del consorzio Bbm e della società di progetto di togliere i sigilli dai 26 km dove non avrebbe lavorato la ditta Locatelli è per ora caduta nel vuoto. Per il Tribunale non sarebbe infatti così chiaro dove la ditta bergamasca avrebbe scaricato i suoi veleni (scorie di acciaieria e materiale non trattato); secondo la società si tratterebbe di soli 8 km sui 34 sequestrati ma i giudici vogliono vederci chiaro.

Nel frattempo i due maxicantieri di Fara Olivana e Cassano d’Adda restano bloccati. E così per i lavoratori scatterà la cassa integrazione. Il presidente Bettoni continua a dirsi sereno: “Abbiamo fiducia nella magistratura e ci auguriamo che si possa avere nel più breve tempo possibile il dissequestro dell’area non interessata al deposito di rifiuti”.

Intanto però si iniziano a fare le prime stime su possibili ritardi e costi aggiuntivi: in un mese, fanno sapere dal consorzio Bbm, “noi produciamo circa 40 milioni, fate voi i conti”.  

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  1. Domanda: paga "pantalone" o si farà pagare a chi si è reso responsabile del guaio, una volta che la magistratura avrà accertato il/i responsabile/i?

  2. In momenti di crisi come quelli che stiamo vivendo, spiace vedere lavoratori mettere a serio rischio il loro posto di lavoro, ma fa ancora più vergogna veder utilizzare l’arma del ricatto e della precarizzazione del lavoro da parte di chi stava cercando di avvelenare un intero territorio, secondo quanto sta emergendo dall’inchiesta giudiziaria. E’inaccettabile che chiunque manigoldo si possa permettere di infrangere la legge e poi minacciare i lavoratori di lasciarli a casa in cassa integrazione (a spese dell’Inps, cioè di tutti), dopo che si sono fidati di questi imprenditori con tanto di regolare e sottoscritto contratto di lavoro. Dovrebbero intraprendere un’azione legale per vedere riconosciti comunque al 100% i loro stipendi, anche con il sequestro delle proprietà di tutti i "loschi personaggi" coinvolti in questa operazione che sembra, appunto, assumere i connotati di un atto, non solo legato alla corruzione e concussione, ma criminale sotto tutti i punti di vista in quanto teso a minacciare la sicurezza ambientale e la salute dei cittadini.
    Hanno voluto fare la bella vita alle spalle nostre, spogliamoli allora di tutti i beni materiali di cui ancora sono in possesso. Credo sia l’unica soluzione per costringere una classe politica ed imprenditoriale che, altrimenti, continuerebbe a fare un mare di porcate alle nostre spalle, anche perchè dopo pochi mesi di carcere e con buoni avvocati sicuramente troverebbero il modo di uscirne e continuare a godere delle loro proprietà costruite illecitamente alle spalle nostre e di quei poveri disgraziati di lavoratori, oggi seriamente a rischio.

  3. quoto l’intervento precedente. e aggiungo: se i lavoratori hanno forse paura di parlare e dire quello che hanno visto, ma fatelo, dite ai magistrati quello che avete visto e poi fate causa civile per il danno che state subendo. il sindacato dovrebbe sostenere una azione così. anche l’inps deve fare causa contro tutti (tanti) coloro che si sono arricchiti alle nostre spalle.

  4. Ovviamente i danni causati dai ritardi saranno imputati alla Locatelli SpA, che però vista l’entità di cui si parla (40 milioni mese), dichiarerà fallimento. Risultato i maggiori costi derivanti dal ritardo saranno come al solito a nostro carico!
    L’unica speranza è che i magistrati siano molto celeri nel determinare i luoghi contaminati, dissequestrino il resto del cantiere e obblighino Bbm a ripulire dalle contaminazioni.
    Abbiamo visto che quando vogliono (quando c’entra Mr. B) sanno lavorare anche sabato e domenica vediamo se lo sanno fare anche per il bene della comunità.

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