Bando rilevatori censimento, condannato il Comune di Chiari

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Escludere i cittadini non italiani dai bandi per la selezione ed il conferimento dell’incarico di rilevatore del censimento è un atto discriminatorio. Lo ha deciso (con un’ordinanza emessa ieri) il tribunale di Brescia, che ha così accolto il ricorso presentato dalla Fondazione Guido Piccini per i diritti dell’uomo e dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) con il sostegno della Camera del Lavoro di Brescia.

Il Giudice ha quindi condannato il Comune di Chiari al pagamento di 1.500 euro per le spese processuali e ha disposto la pubblicazione dell’ordinanza di condanna all’albo comunale e sui quotidiani locali. La sentenza segue di alcune settimane le comunicazioni fatte avere al Comune di Chiari dall’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni che fa capo alla Presidenza del Consiglio) e dalla Prefettura di Brescia in merito alla necessità di adeguare il bando di selezione alle normative nazionali e comunitarie.

Ricordiamo che sono stati molti i Comuni della provincia di Brescia (tra cui anche il Comune di Brescia) che nelle scorse settimane avevano adeguato i propri bandi di selezione di rilevatori per il censimento alle indicazioni dell’UNAR e ai diversi pronunciamenti giudiziari adottati in merito. Così non ha fatto il Comune di Chiari, che ora viene condannato dal tribunale e si trova costretto (utilizzando fondi della comunità) a pagare per una cosa che sapeva di non poter fare e rispetto alla quale era stato avvertito. E’ evidente che questa sentenza non inciderà sulla riapertura del bando ma viene ribadito un principio al quale anche il Sindaco Mazzatorta dovrà attenersi in futuro.

Riteniamo assai importante anche evidenziare che con l’ordinanza del tribunale viene riconosciuto il principio per cui anche i cittadini extra-Ue possono partecipare a bandi di selezione per alcune forme di attività di lavoro nel pubblico impiego. Ricordiamo che i cittadini comunitari per legge sono già ammessi – per alcune figure professionali (si pensi solo al personale che lavora negli ospedali) – a svolgere attività di lavoro nelle istituzioni italiane. L’ordinanza rappresenta pertanto un importante segnale a cui le amministrazioni locali sono chiamate ad adeguarsi.

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UN COMMENTO

  1. Con la disoccupazione reale al venti percento questi continuano a intentare processi per favorire gli immigrati….speriamo almeno che in futuro gli immigrati lo fottano a loro il lavoro,hai visto mai che si svegliano!

  2. "UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni che fa capo alla Presidenza del Consiglio". Ma chi, Berlusconi per gli ultimi otto anni su dieci o è già colpa delle tre settimane di governo del komsomol di Monti?

  3. al commento delle 18,36 : si , se c’e’ l’ha fatta uno come Di Pietro a diventare magistrato c’e’ la puo’ fare anche un cinese o pakistano ( che non parlano italiano quando fa comodo a loro ) LOL a parte gli scherzi questo UNAR o giudici italiani o fondazioni vattelapesca chiamateli come volete sono ormai da anni diventati discriminatori nei confronti degli italiani…cose che nemmeno in Burkina Faso accadono.

  4. E’ inutile che tentiate di arrampicarvi sugli specchi, con battutine o quintalate di qualunquismo.
    Che Mazzatorta & Company se la portino a casina zitti zitti.

  5. E’ inutile che tentiate di arrampicarvi sugli specchi, con battutine o quintalate di qualunquismo.
    Che Mazzatorta & Company se la portino a casina zitti zitti.

  6. piu’ che altro se la portano a casina gli italiani disoccupati , alla faccia della triplice…ma e’ fiato sprecato , tu non puoi arrivarci…

  7. Il cinese e il pakistano, dopo il primo corso di alfabetizzazione con la lingua italiana che sono obbligati a fare se vogliono il permesso di soggiorno, è facile che scrivano "ce l’ha fatta", invece di "c’e’ l’ha fatta". Quello che scrive "c’e’ l’ha fatta" e critica Di Pietro fa abbastanza tristezza…

  8. <<<alla faccia della triplice…ma e’ fiato sprecato , tu non puoi arrivarci…>>>

    Ancora? Ammiro l’ostinazione… dai, girala ancora un pò ‘sta frittatina, dai.

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