Buon anno (si spera) ai ragazzini di ieri, di oggi e di domani…

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di Lucia Marchesi – Parliamo di ragazzini. Dei ragazzini di adesso. E facciamo un confronto con come eravamo noi alla loro età. Personalmente, non sono poi così tanto più vecchia di loro. Il mio diploma di maturità risale al 2002 eppure… Eppure tra me e loro c’è un abisso. Perché loro fanno cose che io ho iniziato a fare a 25 anni.

Quando andavo a scuola, il sabato ponevo la domanda «Mamma, posso uscire con le mie amiche?» e la risposta era «Va bene, esci alle 3, devi essere a casa al massimo alle 6 e mezza». Di pomeriggio.

Perché per noi “uscire” significava andare a fare le vasche sul Corso. E basta. Al massimo, una pizza ogni tanto. Con il coprifuoco ben preciso, perché il papà mica poteva andare in giro di notte a recuperare i figli.

Adesso non è più così. La domanda che la figlia rivolge alla mamma si è trasformata in «Posso uscire stasera?», e da quello che si vede e si sente è cambiata anche la risposta «Certo tesoro, esci alle 6 e mezza per l’aperitivo e il papà ti viene a prendere alle 3». Di notte.

Ed eccoci in giro il sabato sera. Sedute ai tavolini del bar ci sono ragazzine di 15, forse 16 anni, vestite da trentenni, truccate in modo improponibile, con il loro bauletto griffato ben in vista, la sigaretta in una mano e un bel pirlo nell’altra. Poi cena e in qualche locale a ballare (cosa che noi facevamo al massimo la domenica pomeriggio).

Non posso fare a meno di pensare che, alla loro età, la mia paghetta settimanale non mi avrebbe permesso di fare tutte queste cose. Ma esiste ancora la paghetta settimanale, o a loro fanno già dei versamenti sul conto corrente?

Insomma, l’ho già detto e lo ripeto. I genitori di oggi sono molto più permissivi. A questa frase i “gnari” rispondono che, in realtà, erano i nostri a essere troppo severi. Sarà vero? Non lo so.

Ma non posso fare a meno di chiedermi che cosa avrebbero detto i miei genitori se io, un bel giorno delle vacanze di Natale, non sapendo come ammazzare il tempo avessi dato fuoco a un presepe. Se, invece di stare a casa a cercare di ficcarmi nella zucca che “qual è” si scrive senza apostrofo, avessi voluto provare l’emozione del piromane incendiando la capanna di Maria, Giuseppe e di Gesù Bambino. Come avrebbero reagito? Sicuramente, si sarebbero vergognati di me. Probabilmente, mi avrebbero dato due sberle. E di certo mi avrebbero proibito di uscire di casa fino al compimento dei 40 anni.

Cosa succederà invece ai ragazzi che questa azione vergognosa l’hanno compiuta davvero? Saranno come sempre giustificati con la solita frase «Non avevano cattive intenzioni. È stata solo una bravata, erano annoiati, volevano solo ammazzare il tempo»? E cosa faranno stasera? Andranno in giro a divertirsi, a fare il conto alla rovescia per l’inizio di un nuovo anno? Un anno che dovranno trovare il modo di “ammazzare”? Non oso immaginare come.

Per fortuna, non sono tutti così. Per fortuna, ci sono anche ragazzi che escono con gli amici solo per divertirsi e stare insieme. Ragazzi e ragazze che spendono parte del loro tempo libero magari a rifare i letti nei ricoveri notturni per i senzatetto, o nelle case di riposo a fare compagnia agli anziani, o accompagnando gli ammalati a Lourdes.

So che ci sono, li conosco. E sapendo questo, il 2012 e il futuro non sembrano poi tanto male.

Buon anno.

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