Gli ambientalisti all’attacco: “Il bitumificio Gaburri trova casa, il Cavaliere d’Italia la perde”

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Dopo il via libera delle commissioni comunali allo spostamento del bitumificio Gaburri da via Serenissima (Ate 24) al confine con il comune di Rezzato (Ate 25), i comitati ambientalisti non si danno per vinti. Sebbene l’amministrazione comunale e i tecnici abbiano sostenuto che il nuovo impianto sarà un sistema all’avanguardia che ridurrà odori e inquinamento, i comitati non ci stanno e denunciano la scomparsa del laghetto dove nidificava il Cavaliere d’Italia

 

Ecco il testo completo del comunicato:  

 

Le commissioni consiliari del Comune di Brescia  “Urbanistica e viabilità” e “Commercio, economia e lavoro, turismo”, che si sono riunite lunedì 9 gennaio, hanno offerto uno spettacolo allo stesso tempo grottesco e desolante.

La questione all’ordine del giorno non era di poco conto: si trattava di esprimere un parere sulla localizzazione di impianti produttivi per la lavorazione inerti, produzione MPS e conglomerato bituminoso, che la ditta Gaburri intende installare nelle immediate adiacenze del quartiere di Buffalora, e che richiede una variante al P.R.G., con la trasformazione del terreno ora agricolo in terreno destinato ad attività produttive.

La zona di Buffalora, S. Polo e Sanpolino soffre da tempo di una situazione ambientale particolarmente critica a causa della presenza di numerose fonti inquinanti; i dati di due indagini ASL, che certificano l’aumento di svariate patologie tra gli adulti  e i bambini residenti nella zona,  attestano che la salute degli abitanti è gravemente compromessa. E’ ovvio, quindi, che l’opportunità  di autorizzare proprio in questa zona nuovi impianti particolarmente inquinanti andrebbe valutata con estrema attenzione e rigore.

Ma per i consiglieri comunali della maggioranza non è poi così ovvio.

Infatti l’unica preoccupazione di chi governa la città, ben esplicitata dall’assessore Margaroli con la consueta ed elegante dialettica, è che un imprenditore non possa realizzare i propri progetti e debba attendere “troppo a lungo” prima di ottenere i necessari permessi.

Che importa se le lamentate “lungaggini burocratiche” sono adempimenti di legge, norme che hanno lo scopo di garantire il rispetto dell’ambiente e della salute? L’unica legge che conta, per questa maggioranza, per questa giunta, è la legge del profitto, della garanzia dei privilegi di pochi a danno della salute di tutti.

Sotto lo sguardo vigile dell’imprenditore Gaburri  i consiglieri di maggioranza, disinformati nel merito quanto aggressivi nei modi,  hanno ribadito con zelo il loro impegno in difesa dei “diritti” degli imprenditori e dei cavatori a devastare il territorio ed arricchirsi, calpestando il diritto elementare di tutti noi a vivere in un ambiente sano e naturale.

A nulla sono valsi i richiami e le sollecitazioni dei consiglieri di  minoranza, che hanno ricordato i problemi di salute della zona,  sottolineata l’inopportunità di ulteriore consumo di suolo agricolo, evidenziati i rischi per l’ambiente, lamentato lo scarso tempo messo loro a disposizione per prendere visione della consistente documentazione, chiesta una sospensione della discussione e un successivo aggiornamento.

Nessuna richiesta è stata accolta, a nessuna domanda è stata data risposta.

Il sig. Gaburri ha fretta, e quindi anche i consiglieri di  maggioranza presenti in Consiglio Comunale hanno fretta; non vedono l’ora di dimostrare la loro  fedeltà a chi davvero (almeno per loro) conta, anche a costo di svendere il territorio e la salute dei cittadini.

Una qualche attenzione per i cittadini per la verità c’è stata: erano presenti alla riunione  alcuni abitanti della zona di Brescia est, membri dei comitati ambientalisti operanti nella zona che hanno presentato corpose osservazioni nel corso della  Valutazione Ambientale Strategica riguardante il progetto in discussione e che, contro la stessa V.A.S. del Comune di Brescia, hanno presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale.

Questo pacifico gruppo di circa otto persone, dell’età media di cinquant’anni, è stato evidentemente considerato così “minaccioso” da richiedere la presenza assidua di quattro agenti di polizia municipale e due agenti della Digos.

Prendiamo atto che questa amministrazione comunale, del tutto incurante della nostra salute, si preoccupa però particolarmente della nostra presenza, e tenta di intimidirci e di privarci del nostro diritto all’informazione e a presenziare alle riunioni degli organi comunali. Potrebbero risparmiarsi la fatica, perché siamo in grado di assicurare che non ci riusciranno: noi continueremo a presenziare, ad informarci e ad informare, a presidiare il territorio e a diffondere la consapevolezza di quanto il problema ambientale di Brescia sia drammatico e di quanto sia criminale  e  vergognoso che questa giunta non solo insista pervicacemente ad ignorarlo ma addirittura  lo aggravi, con le sue scelte dissennate.

Per chiudere il cerchio un’ultima notizia: negli stessi giorni in cui l’impianto Gaburri trova casa il cavaliere d’Italia la perde.

Gli addetti della ditta Gaburri hanno provveduto a ritombare e distruggere lo specchio d’acqua dove questo raro volatile, protetto dalla normativa europea, ha nidificato e si è riprodotto l’estate scorsa: il laghetto di acqua di falda affiorante è scomparso, sepolto da una massa di materiale.

Non sappiamo se la ditta sia stata autorizzata ad effettuare questa operazione e certamente provvederemo ad accertarlo presso gli organi  preposti, perché consideriamo  molto grave che venga impunemente distrutta una zona “umida” che gode di particolari tutele; riteniamo inoltre  particolarmente rischioso per la salute pubblica scaricare direttamente nell’acqua di falda materiale di non si quale natura.

Vogliamo però, intanto, sottolineare la protervia del gesto, frutto dell’arroganza di chi grazie al denaro  si  ritiene ”padrone assoluto” del territorio.

Ribadiamo che l’acqua, l’aria, la terra e tutte le forme di vita che la popolano non sono proprietà del sig. Gaburrri ne’  di nessun altro imprenditore o cavatore.

Sono patrimonio di tutti, sono un bene comune irrinunciabile che va difeso e tutelato, non solo per noi oggi ma anche per le generazioni future. Noi lo sappiamo, ne siamo consapevoli.

Quando questa consapevolezza farà breccia anche tra i nostri amministratori?

Temiamo, purtroppo, di conoscere la risposta.

 

 

                                                                                  Comitato spontaneo contro le nocività

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