Iveco, l’assemblea della Fiom “fuori” dai cancelli. Landini: “Marchionne non vuole la democrazia”

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    La sbarra sul cancello divide, 300 lavoratori nel piazzale interno e quasi altrettanti, in solidarietà, fuori. In tempi di contratti separati e di gruppo, accade anche questo nell’Italia della crisi economica.

    Brescia, ore 8.30 del mattino, ingresso da via Volturno dell’Om Iveco, la più importanza azienda bresciana con i suoi 2.800 dipendenti, il 47% dei quali alle ultime elezioni della Rsu ha votato per la Fiom. Il filo spinato c’è sempre stato ma fa una brutta impressione. L’assembla retribuita  (con allegato sciopero di due ore a fine di ogni turno) promossa dai metalmeccanici della Cgil non può svolgersi all’interno perché questo sindacato, per l’azienda, non essendo firmatario di contratto non ha più diritti. E così bisogna inventarsi le alternative. Questa mattina l’assemblea ha dovuto tenersi sul filo di quella sbarra che separa il dentro dal fuori. Ma, come ha affermato un delegato, «democrazia e cittadinanza» non finiscono una volta che si è superato un cancello. Il senso dell’assemblea del mattino, con replica pomeridiana, sta qui. I lavoratori, che hanno partecipato in massa, lo hanno capito. E sta qui anche il senso dell’atto «Illegale» che hanno compiuto il segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini, la segretaria provinciale Fiom Michela Spera e il segretario della Camera del Lavoro Damiano Galletti, superando quella sbarra per qualche minuto.

    «Marchionne non vuole la democrazia in fabbrica – ha spiegato Landini -, ma noi non abbiamo alcuna intenzione di restare fuori e di essere separati dai lavoratori. Vogliamo rientrare dalla porta principale». Il segretario Fiom l’ha ribadito: l’accordo Fiat peggiora le condizioni togliendo pause e contratti, aumentando l’orario di lavoro con gli straordinari obbligatori. E, al di là di tutto, facendo gli investimenti «veri» non in Italia, ma all’estero. «Una logica inaccettabile di gestione dell’impresa», ha detto Landini. Un’ accordo, insomma, «contro l’occupazione». E non tanto contro la Fiom, ma contro tutte le organizzazioni sindacali e contro, soprattutto, i lavoratori, ai quali si vuole negare anche il diritto di sciopero.

    «Un modello – ha osservato Landini -, che gli industriali vogliono estendere». «Non è questione dei lavoatori Fiat – ha sottolineato Galletti -. Questa battaglia riguarda tutto il mondo del lavoro».

    La manifestazione nazionale dell’11 febbraio a Roma servirà anche a questo. A ricordare la vicenda Fiat, a coinvolgere altre categorie di lavoratori. «A porre l’attenzione – ha ricordato Landini – sui temi del reddito, della cittadinanza, di un nuovo modello di sviluppo».

    I dati sulla disuguaglianza sociale crescente e sul tracollo dei redditi reali diffusi proprio in queste ore dicono che i lavoratori hanno più di un problema. «Gli industriali stanno utilizzando la crisi per togliere diritti – spiega Landini -. Noi non ci stiamo». Siamo solo all’inizio.

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    UN COMMENTO

    1. è da non credere che ci siano ancora dei lavoratori che pagano la tessera a sindacati come CISL e UIL,dopo tutto quello che succede."uomini senza dignità".

    2. La Fiom è rimasto l’unico sindacato credibile in questo paese, riconosciuto da tutti perchè portatore di democrazia. Sono per le persone serie che lottano per le idee, per i diritti, per i più deboli per il lavoro che ormai non ha più diritti ma solo doveri e precarietà. La politica e i partiti imparino da chi, per sostenere un’idea rischia anche un danno economico degno del peggior regime fascista.

    3. CHE STRANO EFFETTO VEDERE QUESTA ASSEMLEA DIVISA DA UNA SBARRA.NON SI PUò ELIMINARE COSI LA FIOM CHE HA LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DI TESSERATI.

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