Saidou, il Gip chiede di archiviare tutto. Diritti per tutti polemica

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Il Gip ha deciso di archiviare la morte di Saidou Gadiaga, l’immigrato senegalese con forti problemi d’asma morto in una cella dei carabinieri a 37 anni a causa di un malore. La decisione è stata duramente contestata dai militanti di Diritti per tutti, che avevano sollevato il caso e che hanno inviato una nota sull’accaduto.

ECCO IL TESTO DEL COMUNICATO

 

Nessuna norma è stata violata. Così ha deciso il Gip di Brescia Cesare Buonamartini archiviando il caso di Elhadji. E’ dunque normale che una persona arrestata pur senza aver commesso reati e reclusa in una cella dei carabinieri, ne esca morta dopo due giorni a causa di un malore che soltanto la mancanza, o un’omissione, di soccorso poteva rendere mortale.

Saydou Gadiaga, trentasettenne senegalese conosciuto dagli amici come Elhadji, viveva a Brescia da molti anni. Ma da tempo era stato privato del permesso di soggiorno in base alla legge Bossi-Fini, in quanto rimasto senza lavoro.

Dal pomeriggio del 10 dicembre 2010 Elhadji viene recluso in una fredda cella di sicurezza della caserma dei Carabinieri di piazza Tebaldo Brusato, proprio perché senza più permesso di soggiorno era diventato “clandestino”, cioè era entrato in una condizione che la legge italiana considerava reato. Un reato che per altro l’Unione Europea, con una Direttiva vincolante anche per l’Italia, già nel 2008 aveva dichiarato illegittimo, imponendo all’Italia il 24 dicembre 2010 come ultima scadenza entro la quale adeguare la propria legge.

La mattina del 12 dicembre 2010 Elhadji muore solo come un cane davanti alla sua cella nella caserma Masotti di piazza Tebaldo Brusato. Si era sentito male a causa di una crisi respiratoria provocata dall’asma cronica conclamata della quale soffriva da tempo e della quale erano a conoscenza anche i carabinieri responsabili della sua custodia e della sua incolumità. Ma dopo aver chiesto aiuto ripetutamente – come mostra un drammatico video reso pubblico anche da quotidiani nazionali – Elhadji viene lasciato senza alcuna assistenza, per un arco di tempo lungo molti, troppi minuti, come testimoniato dal detenuto della cella accanto alla sua, le cui parole, disinteressate, non sono state prese in considerazione. All’arrivo dell’ambulanza in ospedale Elhadji è già morto.

Per l’archiviazione del caso si era già espresso a suo tempo il PM Francesco Piantoni, al quale erano state affidate, in modo inopportuno, le indagini sulla morte di Elhadji benché il 10 dicembre 2010 fosse stato proprio lui, il PM Piantoni, a decidere il non trasferimento di Elhadji in carcere, dove l’assistenza sanitaria per una persona che già era conosciuta dai suoi custodi come asmatica avrebbe potuto essere senz’altro più adeguata che non in una caserma.

Ora anche il Gip Buonamartini conferma che questa terribile vicenda rientra nella norma.

Noi non ne siamo affatto rassicurati. Al contrario, non potremmo avere conferma più chiara della necessità di essere sempre più vigili, attivi, solidali contro gli abusi di potere compiuti dai tutori dell’ordine, soprattutto a danno di chi la legge espone ad una condizione di pesantissima vulnerabilità, come i migranti.

L’azione legale, la controinformazione e le manifestazioni messe in campo dalle realtà antirazziste, dai senegalesi e dalle altre comunità di immigrati hanno comunque ottenuto importanti risultati è stato rotto il silenzio che i carabinieri volevano subito far calare sulla morte di Elhadji; sono state evidenziate le contraddizioni della loro ricostruzione falsata degli avvenimenti (il luogo della morte, gli orari, “l’umana vicinanza e l’assistenza” che avevano sostenuto di avere garantito a Gadiaga agonizzante… ) ed è stato consentito a tutta la popolazione di sapere come è stato trattato questo migrante e perchè è morto, di asma, nel 2010 nella città di Brescia.

Associazione Diritti per Tutti, Brescia   

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