Il questore Carluccio: “Sono al servizio della gente onesta”

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di Andrea Tortelli – “Sono un mix di italianità e lo dico con orgoglio”. Così esordisce Lucio Carluccio – raccontando qualcosa del suo privato – nell’intervista rilasciata a 12 Mesi proprio il giorno del suo 60esimo compleanno (e del suo onomastico, Santa Lucia appunto). Ma Carluccio è il Questore di Brescia dalla fine di agosto. E in questo caso il privato, per parafrasare uno slogan ormai fuori moda, ha qualcosa di decisamente pubblico. Un lungo curriculum da poliziotto, il suo. Con un’esperienza importante alla Direzione investigativa antimafia e una biografia divisa tra molti territori. Carluccio, infatti, è nato a Vaste di Poggiardo nel Leccese (“i miei genitori vivevano già a Roma da diversi anni, ma era tradizione che le donne partorissero nel paese d’origine del marito”), si è formato umanamente nella Capitale, conservandone qualche eco nella parlata, e quindi ha trovato casa al Nord (“i miei tre figli sono orgogliosamente milanesi”), ricoprendo vari incarichi nella Questura del capoluogo lombardo. “Ho il carattere del Sud, sono cordiale come i romani, determinato e pragmatico come i milanesi”, sintetizza con una buona dose di autoironia. E queste caratteristiche ha già avuto modo di metterle in luce anche nella Leonessa. E’ lui, infatti, “il Questore del dialogo”, che arrivato a Brescia ha subito incontrato, tra gli altri, i rappresentanti delle circoscrizioni e delle associazioni degli immigrati. Ed è sempre lui “il Questore del rigore”, che sulla recente vicenda dell’occupazione del cinema Crociera ha chiarito subito che non ci sarebbero stati sconti rispetto alla legge. Il tutto con un’idea chiara della propria missione. “Il mio compito fondamentale”, chiosa, “è perseguire i disonesti e pormi al servizio dei cittadini onesti”.

Che impressione le ha fatto Brescia?

“Particolarmente favorevole, e non solo per l’accoglienza ricevuta dalle istituzioni e dai cittadini. Durante l’esperienza alla Dia ho passato otto anni nella ‘concitazione’ romana, con puntate frequenti nelle Regioni più calde nel Sud. E tornare al Nord, territorio caratterizzato da un forte ordine sociale, non mi è affatto dispiaciuto. Certo Brescia è una realtà molto complessa. Sia per la grande presenza di stranieri (oltre 160mila, ndr), che fanno di questa provincia la prima in Italia per numero di stranieri extra-Ue in rapporto alla popolazione residente. Sia per la morfologia del territorio: stretto e lungo – un po’ come la Penisola –, densamente popolato e caratterizzato da problematiche molto diverse tra le valli, i laghi e la cosiddetta Bassa. La Leonessa mi piace molto. Certo però se ci fosse un cinema in più in centro…”.

Cioè?

“Tra le ultime vicende di cui ci siamo occupati c’è l’occupazione dell’ex cinema Crociera. Ho letto sui giornali che si sta pensando di ristrutturarlo e credo che questa sarebbe un’ottima notizia. Non solo perché ogni tanto mi piace guardare un buon film. La sicurezza è come la cultura: bisogna creare le condizioni per sostenerla e far crescere un sentimento condiviso. Il mio dovere è quello di riportare le zone problematiche alla normalità, poi è indispensabile che i residenti se ne reimpossessino. Altrimenti il lavoro delle forze dell’ordine non basta. La sicurezza non può essere intesa solo come presidio del territorio. Perché a quel punto, dopo il poliziotto di quartiere, avremmo bisogno – per paradosso – del poliziotto di condominio. E poi di quello di piano, e di quello di famiglia. Ma, mi sia consentita la battuta, a quel punto l’unica soluzione sarebbe quella di sposare un poliziotto. La verità è che si deve affermare il concetto di polizia partecipata e ognuno, per quanto gli compete, deve dare il suo contributo”.

A lungo la Leonessa ha discusso sui concetti di sicurezza reale e percepita. Lei crede che i bresciani si sentano più insicuri di quanto dicono i numeri?

“Spesso si abusa del termine insicurezza, confondendolo con il disagio provocato da comportamenti di maleducazione e inciviltà, oppure da condizioni di vita ed economiche rese più precarie dalla crisi. Ma di questo, ovviamente, la Questura non può farsi carico direttamente. Quanto ai numeri Brescia è assolutamente nelle medie nazionali. Il fatto che certi fenomeni si percepiscano più che in passato è dovuto anche al ruolo dei media che, nell’esercizio legittimo d’informare, spesso trattano con eccessiva enfasi alcuni fatti di cronaca”.

La Questura è attrezzata per rispondere alle esigenze di sicurezza del territorio? Da anni Brescia lamenta carenze di organico e mezzi.

“Credo che il problema tocchi tutte le organizzazioni dello Stato. Ma il numero degli addetti non è l’unico strumento per garantire la qualità di un servizio. Ed io, parafrasando una fortunata frase di Kennedy, sono solito chiedermi cosa posso fare per dare il mio contributo allo Stato, non cosa questo può fare per me. Per tale ragione ho lavorato da subito per dare maggiore efficienza alla struttura, potenziando il 113 in modo che la risposta sia sempre tempestiva, e per motivare e qualificare il personale, nella convinzione che il rendimento complessivo valga quanto la somma del valore di ciascun poliziotto”.

Ma com’è la crisi vista da via Botticelli? Ha avuto degli effetti sulla vostra attività?

“La situazione economica aumenta senza dubbio il rischio che denaro di provenienza illecita venga immesso nel mondo imprenditoriale. Ma l’effetto più evidente si ha sul versante dell’occupazione, che è arrivata a sfiorare il 6 per cento ed avrà ripercussioni soprattutto sugli stranieri. Di tutto ciò il Questore non può non tenere conto: è importante, oggi più di ieri, tenere un rapporto costante fra chi fa sicurezza e chi rappresenta le istanze sociali”.

Al suo insediamento ha parlato di rigore e dialogo. L’attenzione di molti è caduta sul secondo concetto. Le piace essere definito “il Questore del dialogo”?

“Mi rende orgoglioso. Considero il dialogo uno strumento imprescindibile per comprendere le situazioni. Ma ovviamente va accompagnato da fermezza e determinazione nel far rispettare le norme vigenti, che è il motivo per cui sono pagato. E’ un discorso che ho fatto anche di recente ai rappresentanti delle associazioni degli immigrati”.

Da tempo, anche a Brescia, si stanno verificando episodi che lasciano intravedere un radicamento sempre maggiore della criminalità organizzata. Che idea si è fatto?

“La figura siciliana del “Don Peppino”, a cui bastava essere riverito e ossequiato in un certo territorio, è ormai superata da decenni. Cosa nostra, la ‘Ndrangheta e la Camorra, ormai, perseguono in via quasi esclusiva l’obiettivo dell’arricchimento illecito ed esistono nella misura in cui riescono a crescere economicamente. Secondo alcune stime il fatturato delle organizzazioni criminali in Italia si aggira intono ai 130-170 miliardi di euro all’anno: soldi che non finiscono sotto il materasso, ma nell’economia ‘legale’, soprattutto laddove questa è più florida. La mafia è una holding che si occupa anche di investimenti. E non bisogna commettere l’errore di pensare che esista soltanto laddove si evidenzia con omicidi ed estorsioni. Al Nord, dove esistono anticorpi più resistenti, certi fatti diventerebbero controproducenti. Ma anche al Sud alcune cose stanno cambiando”.

In che senso? Vede una voglia di riscatto nelle nuove generazioni?

“Gli anziani rimangono ancoràti alle abitudini, ma i giovani non sono così rassegnati e hanno voglia di cambiare. Vedo con piacere tutte quelle iniziative di denuncia, impensabili fino a qualche anno fa, che stanno a significare la voglia di riscatto da parte delle giovani generazioni. Un passaggio che visivamente mi è saltato agli occhi di recente, tornando come tutte le estati nella casa di famiglia a Vaste. Nel paese c’è il rito di mettersi la sera a lu frisco, al fresco, portando fuori una sedia o mettendosi su un gradino. Una prima evoluzione l’ho vista quando sono arrivate le prime televisioni, e alcune case si sono trasformate in piccoli cinema di quartiere. L’altra la scorsa estate, quando a lu frisco – nella stessa posizione della mamma e della nonna abituate a ricamare o a lavorare a maglia – c’era una giovane donna con il computer sulle gambe intenta a chattare. Questo per dire come sia importante tenersi informati e quanto l’informazione possa essere alla base di cambiamenti anche epocali (il riferimento è a quanto è accaduto recentemente nei paesi del nord Africa). Di certo, dal mio osservatorio di poliziotto, vedo ancora oggi una carenza di opportunità che va in qualche modo colmata. Ma i giovani del Sud, rispetto agli altri, hanno più determinazione. La Calabria è forse la regione più povera d’Italia, ma quanti calabresi hanno fatto fortuna nel mondo? Le potenzialità ci sono. Il nostro obiettivo deve essere quello di fare in modo che emergano e rimangano lì per contribuire alla crescita – culturale e sociale – del territorio”.

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  1. E’ sicuramente una persona che sta’ dalla parte del cittadino onesto, da quando si occupa della situazione della sala giochi "BETTER" di via Gorizia, gli abitanti sono piu’ tranquilli, e non vi e’ piu’ la grave situazione che persisteva in passato. Spero che continui cosi’, e faccia trasferire la sala "BETTER" in un luogo piu’ appropriato, dove non rechi disturbo a nessuno. Grazie e buon lavoro.

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