Via Cremona trafficata e vissuta

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    – di Bruno Forza – Campi e cascine. Un tempoil grande parallelepipedo composto da via Volta, via Cremona, via Foro Boario, via S. Polo e via Maggia era un’immensa distesa di terreni agricoli costellati di piccoli villaggi. In quegli anni era la parrocchia ad unire le anime contadine della zona nei momenti collettivi di incontro, festa e socializzazione. A distanza di qualche secolo tutto è cambiato, ma in via Cremona – cuore del nostro viaggio tra strade e quartieri cittadini – il punto di riferimento resta la chiesa, quella di Santa Maria della Vittoria. Siamo partiti dal confine con S. Zeno per camminare a ritroso verso le porte della città e capire meglio l’anima profonda di quest’area incastonata nella cintura del centro ma che guarda alla bassa. I nostri colli e il profilo dei monumenti, visti da lontano, regalano una calorosa sensazione di casa. Il primo tratto di via della Volta è tutto un susseguirsi di capannoni e negozi di grossa taglia. Solo chi dispone di un motore può viaggiare tranquillo, anche se qualche ciclista tremolante sfida questa imponente striscia d’asfalto gettata là dove c’era l’erba. In effetti, proseguendo verso il centro, si possono scorgere numerosi appezzamenti di terra dal sapore antico, ma dai colori spenti. Superata la moschea, centro di numerose discussioni care a residenti e non, sbuchiamo dal sottopassaggio e vediamo un’altra via Volta, spaccata in due.Sul lato destro vecchio e nuovo si rincorrono con abitazioni decrepite che si alternano ad edifici appena ristrutturati.Qui nasce viale Duca degli Abruzzi che si collega a via Foro Boario, via San Polo e via Maggia, zone frammentarie di grande valenza dal punto di vista della viabilità e del commercio, ma dove è difficile scorgere agglomerati urbani degni di essere definiti tali e dove le cellule della comunità faticano a moltiplicarsi. Le relazioni sopravvivono in qualche bar, al liceo scientifico Copernico e in zona cascina Maggia, terra dirugby e di memorabili feste all’aperto. Svoltiamo a sinistra, portandoci verso la foce di via Volta, che metro dopo metro ci regala ampi marciapiedi, negozi a portata di mano e aree verdi. Ecco via Cremona, la regina del sud cittadino dominata dalla sagoma del castello. È una via trafficata e vissuta, afflitta dall’annosa problematica dei parcheggi – pochi e a pagamento – che mietono quotidianamente numerose “vittime della contravvenzione”. Le difficoltà nella sosta fanno sbuffare residensti, commercianti e forestieri, ma è la questione immigrazione a generare la maggior parte delle lamentele e del disappunto. Parecchi stranieri, infatti, si sono insediati nella zona, alcuni in affitto altri acquistando appartamenti e la coesistenza con una popolazionedi età media elevata non è semplice. Qualcuno sfoderando l’argomentoscuote la testa deluso, molti si spazientiscono adirati, pochi scrollano le spalle con sufficienza, nemmeno sfiorati dalla questione. L’impressione è che le barriere siano ancora alte. Il nostro viaggio finisce all’oratorio, cuore pulsante della vita sociale della zona. È una sorta di villaggio nel cuore di via Cremona, dove i bambini fanno i compiti o giocano spensierati, seguiti da giovani educatori. Una mamma indiana chiede consigli a una mamma italiana, i campetti di calcio e di basket sono presi d’assalto e gli anziani riempiono i tavoli del bar per interminabili partite a carte, chiacchiere e risate o commenti sulle notizie sportive. I problemi, in un attimo, volano via. Parliamo di tutto questo con Padre Antonio “do Brasil”, un giovane sacerdote venuto da lontano

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