Rezzato meta per una vita nuova

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    di Alessandra Tonizzo – Resàt ci accoglie sotto tiepidi raggi di sole, mentre è mattino presto e le scolaresche si muovono seguendo gli effluvi del pane fresco, appena sfornato. Questo paese non è mai sguarnito, lento: ad ogni ora viene vissuto e popolato, a turno, da tutti, bambini, mamme, anziani, ragazzi, coppie… senza perdere la serenità di un via-vai controllato. Posto a sud-est di Brescia, Rezzato sta tra la città, Botticino, Nuvolera, Mazzano e Castenedolo, traendo da questa corolla ciò che per alcuni è vantaggio, per altri pecca; il paese si trova ad appena un chilometro dalla 45 bis (la Gardesana occidentale) e ne dista soltanto 2 dal tracciato della strada statale n. 11 Padana superiore, regalando di fatto ai suoi abitanti una facilità di spostamento senza pari, ma lasciando loro lo scotto del traffico sostenuto, mitigato – in quanto ad emissioni – dal verde dei due parchi presenti nella zona. Le opportunità di lavoro sono, appunto, tutte intorno, a partire dalle note cave di marmo, però c’è anche chi guarda al pendolarismo come la croce dei piccoli centri come questo, preoccupati che gli si affibbi l’odioso aggettivo: nessuno, infatti, vuol stare sotto alla spada di Damocle del “paese-dormitorio”, nemmeno se rientrare a casa, la sera, è un pensiero dolce, foriero di notti quiete nelle quali si può ancora udire il gracidio delle rane e vedere più di una stella far capolino in quel buio che, in città, sparisce sotto migliaia di neon. I rezzatesi, più di 13mila anime, queste cose le sanno e, chiudendo un occhio su ciò che potrebbe andar meglio, parlano fieri del proprio paese e si dimostrano contenti, orgogliosi che così tanti cittadini lo apprezzino al punto di volercisi trasferire, tagliando quel cordone ombelicale che, da Viale Venezia, procede sempre dritto e promette una vita nuova

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