Valcamonica, terra di scommesse

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    di Alessandra Tonizzo – Torniamo nella Al Camònega, la valle che, con i suoi 90 chilometri d’estensione, è una delle più vaste in tutte le Alpi Centrali, terra dal clima aspro e dalla gente solida, come quella che le diede nome: i Camunni, popolo fiero, nonché il maggior produttore di arte rupestre in Europa. Oggi, accanto alle incantevoli incisioni (diversi i siti Unesco sul territorio, da Capo di Ponte a Nadro), è fiorito un mondo nuovo che, seppur legato alle sue antichissime origini, cerca di farsi conoscere per la propria risorsa principale: una natura esuberante. Attraversata dal fiume Oglio e dai suoi numerosi torrenti, la valle è racchiusa dai monti del gruppo dell’Adamello a est e da quelli delle Prealpi Orobiche a ovest, e ospita sia il Parco nazionale dello Stelvio sia il Parco regionale dell’Adamello, unitamente ad altri parchi – Parco dell’Alto Sebino, del Lago Moro e della Gola del Tinazzo – che la rendono una zona ricca di fauna (non solo camosci e stambecchi, ma persino l’orso bruno). L’economia della Valle Camonica, un tempo basata sull’estrazione mineraria e sull’attività siderurgica e tessile, ora si appoggia sul comparto turistico, che però non consiste di solo sci – Ponte di Legno, Borno, Montecampione e Aprica le zone degli impianti sportivi –, ma anche di escursioni estive lungo i sentieri Cai e le Trincee della Guerra Bianca in Adamello: lo slogan “un turismo per tutte le stagioni”, adottato dall’Unione dei Comuni dell’alta valle Camonica, dimostra la forte volontà di potenziare anche il turismo estivo. Iniziamo il nostro viaggio nella media valle, a Darfo Boario Terme, il comune più popoloso della zona (15.800 abitanti), posto allo sbocco della Valle di Scalve, che convive con una parte industrializzata (Darfo) e una a vocazione turistica (Boario), grazie alle note acque termali. Importante la componente straniera (15,9% della popolazione, secondo una stima del 2010), la cui maggioranza proviene dall’Europa centro orientale, alla cui presenza gli autoctoni non sembrano ancora essersi abituati. Guardando alla zona commerciale, dislocata qui e là, si capisce la mancanza di una visione d’insieme, che dia una spinta propulsiva alla cittadella dal cuore paesano. Breno, considerato tradizionalmente la capitale amministrativa della Valle, è attraversato dalla strada statale 42 del Tonale e della Mendola in tre gallerie, a oriente dell’abitato, e questo lo penalizza. Dal paese diparte anche la strada statale 345 delle Tre Valli, che porta fino al Passo di Crocedomini, ed è presente una delle principali stazioni ferroviarie della linea Brescia-Iseo-Edolo, ora al centro dei problemi di viabilità. L’economia locale è fondata essenzialmente sui servizi: scuole, la sezione distaccata del Tribunale di Brescia e, fino a pochi anni fa, l’Ospedale (ora trasferito nella vicina Esine). Sono inoltre presenti sul territorio un’acciaieria, piccole attività artigianali e di trasformazione dei prodotti locali, ma questo, dicono i brenesi, non basta a rendere vivo il paese una volta chiusi scuole e uffici: il recente Teatro e il nuovo ostello porteranno del brio? Arriviamo nell’alta valle entrando a Edolo, il comune con la più grande altitudine massima (3.554 m slm), e la maggiore escursione altimetrica (2.916 m) nella Provincia di Brescia, a pari merito con Saviore dell’Adamello. Il turismo locale è di tipo residuale (niente piste da sci, ma seconde case dai prezzi più accessibili, a 30 minuti dagli impianti), e il paese vanta diversi servizi tra i quali l’Università della Montagna, unica sede in Italia. Qui, oltre al recupero generale del centro storico, si attende con ansia l’avvio delle due varianti alla statale 42 per liberarsi dall’odiato traffico, mentre l’economia locale risente della chiusura delle piccole industrie. Con Ponte di Legno si attivano le più grandi scommesse della Valcamonica, tornate in gioco a tutti gli effetti dal 2004, anno del rilancio del sistema turistico dell’alta Valle che ha portato alla realizzazione di 100 km di piste e 44 impianti di risalita, per un ammontare di 48mila passaggi orari. Nominata nel 1912 dal Touring Club Italiano “prima stazione italiana di turismo e sport invernali”, Ponte conta 1.782 abitanti ed è, tramite il Passo del Tonale, linea di confine fra le provincie di Brescia e di Trento. Il turismo del paese si basa sulle seconde abitazioni, ma è atteso un sostanziale ampliamento delle strutture ricettive per il grande afflusso invernale (i villeggianti dell’Est Europa sono inaumento), in vista anche di una possibile Coppa del Mondo tutta bresciana. La Valcamonica resta terra di scommesse, legata a doppio filo con una natura benevola che dona gran parte delle risorse a una zona che non dimentica l’impronta forte del suo passato, ma guarda davanti a sé, facendo del proprio meglio.

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