Minacce al sindaco di Montirone? No, è stato lui ad “aggredirmi”. La replica della Conforti

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Minacce al sindaco di Montirone? No, soltanto la richiesta di chiarimento da parte di un marito protettivo a fronte delle ingiurie che questo avrebbe rivolto poco prima alla moglie, l’assessore Alessandra Conforti. A dirlo, con una lunga lettera di chiarimento, è la stessa Conforti. Che, ricostruendo la vicenda, chiarisce respinge al mittente tutte le accuse e spiega come alla base dell’accaduto vi fossero pesanti problemi politici.

ECCO IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA

Con la presente intendo fare chiarezza in relazione a quanto pubblicato su alcuni quotidiani il giorno 16 febbraio 2012. In particolare mi vedo costretta ad alcune doverosi chiarimenti in ordine a quanto riferito dal Sindaco del Comune di Montirone, signor Francesco Lazzaroni, in relazione ad alcuni fatti e situazioni che si sono venuti a creare sin dal tempo immediatamente successivo alle elezioni amministrative del 2009, con le quali sono stata eletta consigliere comunale. Innanzitutto mi presento: Alessandra Conforti, responsabile amministrativa presso la società artigianale di famiglia, laureata, mamma di tre figli. Nell’anno 2008, dopo aver conseguito la laurea presso l’università degli Studi di Brescia, facoltà di Giurisprudenza nell’anno accademico 2005/2006, contemporaneamente allo svolgimento di tutti i compiti e le mansioni che incombono ad una mamma lavoratrice, decisi di impegnarmi nella realtà pubblica della comunità a cui da sempre appartengo e, per tale ragione, mi avvicinavo alla realtà politica del Popolo della Libertà di Montirone. Il tutto sfociava nella candidatura al ruolo di consigliere comunale nelle ultime elezioni amministrative dell’anno 2009. Le elezioni mi portarono, inaspettatamente, a diventare consigliere comunale. Per l’impegno e la passione profusa, per l’ottimo lavoro svolto e per la mia competenza e per la specifica formazione e competenza, nella fase della formazione della giunta, il sindaco mi chiedeva la disponibilità a ricoprire il ruolo di assessore al Bilancio: la mia adesione fu entusiastica e senza alcuna remora. Per ragioni che non conosco e, forse, per meccanismi politici che non mi appartengono e che non padroneggio essendo di recente acquisizione alla politica attiva, la nomina e’ poi caduta su altra persona. Tuttavia, seppur delusa, ma senza alcun risentimento personale, bensì spinta da motivazioni che mi avevano iniziato a questa nuova avventura, quali il senso di giustizia, il desiderio di impegnarmi direttamente per il bene della mia comunità e del mio paese, ho continuato nella mia veste di consigliere comunale ad occuparmi, con immutato animo e passione, per c.d. “bene comune”. Ben presto ho dovuto pero’ scontrarmi con una realtà inaspettata, diversa da quanto mi aspettavo e immaginavo da “semplice cittadina”: una realtà di mera gestione del potere, di cura dell’interesse particolare a cui poco o nulla interessa o condivide con l’amore per il territorio, la cura degli interessi e dei bisogni dei cittadini e del bene comune. La scoperta di una simile realtà mi ha spinto e mi ha dato la forza per applicarmi con maggior impegno nella funzione di consigliere comunale: ad approfondire le questioni che venivano sottoposte e decise dagli amministratori, a studiare le delibere, ad approfondire i problemi che sono particolarmente sentiti dai cittadini e dalla comunità ed a cercare di capirne l’opportunità e la necessità. In ragione di questo mio nuovo impegno sono stata frequentemente boicottata da parte degli amministratori comunali: in particolare ogni volta che intendevo esercitare il mio diritto di consigliere all’accesso degli atti, per come riconosciuto dall’art. 43 del Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali (D.Lgs 267/2000), mi sono scontrata con mille orpelli e difficoltà che mi venivano frapposte al fine di impedirmi di entrare in possesso dei documenti o degli atti che richiedevo. La situazione si aggravava al punto che mi vedevo costretta, all’inizio dell’anno 2011, ad inoltrare un esposto al Prefetto di Brescia nel quale evidenziavo una serie di situazioni che, a mio avviso, esulavano dalle “normali” disfunzioni o difficoltà gestionali riscontrabili in ogni amministrazione. Nonostante il richiamo e l’intervento dell’ufficio interessato, la situazione non mutava. Infatti il sindaco non mutava il suo comportamento nei miei confronti, anzi i suoi atteggiamenti diventavano sempre piu’ aggressivi ed intimidatori, tanto da provocarmi stati d’ansia e di paura ogni volta che mi recavo presso gli uffici comunali per il legittimo svolgimento delle mie funzioni pubbliche. Per tutto quanto sopra esposto lo scorso novembre 2011 ho formalizzato l’abbandono del gruppo di maggioranza, rendendomi indipendente all’interno del consiglio comunale. La scelta e’ stata condivisa e appoggiata anche dalle componenti provinciali del gruppo politico a cui appartengo, che ancora oggi mi sostengono. Lo scorso dicembre, in modo informale, mi sono rivolta all’’assessore ai lavori pubblici chiedendogli la visione di una pratica. L’assessore prendeva tempo, mentre il segretario comunale mi inviava a mezzo email disposizioni per l’accesso agli atti inspiegabilmente restrittive e certamente in contrasto con i diritti e le prerogative che la legge garantisce ad un consigliere comunale. Il giorno 15 febbraio 2012 mi recavo presso gli uffici della sede comunale al fine di incontrare l’assessore ai lavori pubblici per fissare con lo stesso un appuntamento (così mi era stato richiesto) per la visione di una pratica. Il sindaco, che in quel momento era presente in comune, ha iniziato ad inveire contro di me, si e’ avvicinato a me in modo aggressivo ed intimidatorio, urlando nei confronti miei e dei miei famigliari, insultandomi e riferendo frasi di ogni genere, costringendomi ad indietreggiare fino a che mi sono trovata con le spalle contro il muro del corridoio. Sconvolta per l’accaduto mi sono recata in ufficio da mio marito al quale ho raccontato l’episodio. Lo stesso, temendo per la mia incolumità e conoscendo tutti i risvolti della mia recente avventura amministrativa in comune e visti i precedenti del sindaco nei confronti dell’ex sindaco di Montirone signora Serafina Bandera, ha raggiunto in comune il sindaco al fine di chiedere allo stesso chiarimenti e delucidazioni e per invitarlo ad un contegno di rispetto della persona e dell’amministratore Alessandra Conforti. Preciso che quanto mio marito ha lasciato la sede comunale non vi erano presenti forze dell’ordine, e nemmeno ve ne era la necessità. A questo punto, l’utilizzo strumentale di quanto ieri accaduto è sotto gli occhi di tutti. Quanto sopra per doverosa chiarezza ed informazione di quanto da troppo tempo accade nella realtà amministrativa del comune di Montirone e di quanto accaduto nella giornata di ieri.

Alessandra Conforti

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