24esimo congresso delle Acli, verso il bis di Rossini: “La nostra differenza è saper stare nel territorio”

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Si è aperto ieri mattina il 24° Congresso delle Acli bresciane, con la partecipazione di 220 delegati a rappresentare i 70 circoli della provincia per un totale di circa 11500 soci.

 

Moltissime le personalità che hanno portato il loro saluto. Ricordiamo solo: il Vicario Generale Mons. Gianfranco Mascher, i direttori degli uffici di Curia, il presidente del Centro Studi Paolo VI Giuseppe Camadini, il sindaco Adriano Paroli e l’assessore Giorgio Maione, l’assessore provinciale Aristide Peli, alcuni parlamentari e consiglieri regionali, i segretari dei sindacali Cgil, Cisl e Uil, i presidenti delle maggiori associazioni di categoria. Erano inoltre presenti le maggiori associazioni del mondo cattolico. 

 

Ad aprire la sessione è stato il Presidente Roberto Rossini con la relazione introduttiva, in cui ha dato corpo al titolo del Congresso: “rigenerare comunità per ricostruire il Paese”.

 

A mo’ di resoconto di quattro anni di lavoro, Rossini ha illustrato il significato del rigenerare comunità: le Acli rifiutano qualsiasi logica escludente che arrivi a tradurre il “noi” della comunità nel “noi altri” della disuguaglianza. “A noi la comunità piace” e proprio perché crediamo in questo ethos comune che ci siamo impegnati in un’opera di mediazione: culturale, anzitutto – non è il pensiero alto che manca, è la capacità di ridire le parole e dare loro un senso nuovo, che parli a tutti in modo popolare ma non massificato – ma anche sociale, ovvero il ritorno al pensiero del bene comune per il territorio, aldilà delle divisioni, creando reti e socialità. Le Acli sentono lo spirito dei tempi e ci stanno dentro, plasmando il frammento di mondo che vivono.

In questi quattro anni le Acli hanno “plasmato” avendo cura di quattro aspetti. La coesione, ovvero una gestione trasparente e attenta dell’organizzazione, delle imprese sociali e dei servizi, ma soprattutto in dialogo con i bisogni delle persone. La cultura, ovvero la ricerca di spessore e visibilità per il pensiero aclista: attraverso la stampa, il web, i forum e gli approfondimenti. I circoli, le zone e i promotori sociali, anello di congiunzione tra il dire e il fare dell’associazione. La collaborazione trasversale con le altre associazioni del mondo cattolico e con i Comuni.

Alla base, ad innervare queste quattro attenzioni resta la missione educativa: perché le Acli – ha affermato con convinzione il Presidente – restano un movimento di pedagogia sociale. È questa la vera “differenza aclista”.

 

Ricostruire il Paese. L’analisi politica è chiarissima: ribadita l’importanza della sana passione per la politica, unita all’importanza di candidati che vivono realmente il quotidiano e legittimati dal metodo delle primarie, Rossini auspica un nuovo protagonismo per i partiti, la modalità più pratica e più popolare per veicolare democrazia e non logiche personalistiche. A fronte della situazione di degrado politico e del clima di sfiducia internazionale, Rossini sottolinea la legittimità non democratica ma costituzionale dell’attuale governo Monti, che sta lavorando per perseguire maggiore equità: bene, ma non basta se il fine è l’uguaglianza. A proposito alcune perplessità sono state espresse rispetto alla manovra “salva Italia”: la vera emergenza, che pare tuttavia inascoltata, è la verità di un corpo sociale medio e medio-basso che “non ce la fa più”. Torna quindi il tema della sussidiarietà: le crisi non possono essere pagate dalle fasce sociali più deboli, né basta dire “non ci sono più soldi”. Accanto alla preoccupazione per la riduzione del welfare, il Presidente non manca di sottolineare: la tematica ambientale (dall’urbanistica alle targhe alterne); quella occupazionale – la disoccupazione addirittura al 30% tra i giovani (senza citare i neet), il lavoro precario e, non ultime, le patologie del lavoro –; il dualismo, aldilà dell’art. 18, di categorie protette a fronte di lavoratori privi di tutele. Il movimento ha proposto la formula del contratto di lavoro prevalente, che deve essere però accompagnato da una riforma degli ammortizzatori sociali e da un investimento sui giovani. Perché l’obiettivo, com’è nella migliore tradizione del cattolicesimo democratico (senza alcuna velleità di nuove Dc), è un modello di sviluppo capace di responsabilità verso tutto il Paese.

 

La ricostruzione del Paese passa anche per l’associazione: una delle più grandi in Italia in ambito sociale, con quasi 1 milione di iscritti, 8mila strutture territoriali e una presenza anche oltre confine.

Tre le sottolineature. In campo economico, il sostegno al mondo del Terzo Settore e della cooperazione: strumenti per quella economia civile in cui il profitto diventa “mezzo per” e in cui i bisogni dei privati vengono riportati nello spazio pubblico.

Per realizzare questo fine le Acli ribadiscono l’importanza del modello associativo bresciano: la separazione tra carriera tecnica e politica garantisce credibilità, eticità e trasparenza.

In materia di fede, Rossini evidenzia il valore della laicità oggi: essere nel mondo (ma non del mondo), capaci entrare in profondità nella dimensione umana, perché è lì che incontreremo comunque Dio. Ecco perché non esiste separazione tra vita e fede, perché esiste solo una cosa: la verità della vita. Le Acli s’impegnano a vivere questa dimensione nelle comunità di fede: le parrocchie.

 

La relazione chiude con una battuta. Un augurio alle Acli perché siano pietre (vive) capaci di resistere alla liquidità di questo mondo.

 

Nel pomeriggio, le delegate femminili si sono riunite per il rinnovo del Coordinamento Donne e si è aperto il dibattito congressuale – con gli interventi dei candidati – che proseguirà domani, per chiudersi con l’intervento del presidente nazionale Andrea Olivero, la replica del presidente provinciale Roberto Rossini e le votazioni per l’elezione dei membri del Consiglio Provinciale dei prossimi quattro anni.

 

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