A2A, Tabacci gela la Loggia: “Quest’anno zero dividendi”. E sulla governance: “23 poltrone uno schiaffo alla crisi”

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Quest’anno la Loggia non avrà alcun dividendo da parte di A2A. E’ quanto sostiene l’assessore al Bilancio del Comune di Milano Bruno Tabacci. "Nello scorso anno – ha detto Tabacci – Brescia e Milano si sono tirate 83 milioni di dividenti a testa, come mai quest’anno hanno zero? Quando io dicevo che erano zero, Brescia diceva che erano 33 milioni di euro. Invece, è zero e io non ho una vista corta". Tabacci ha poi ribadito il proprio disappunto per l’investimento in Montenegro, chiedendosi chi "abbia deciso. Sono cose sbagliate – ha aggiunto – di cui bisogna rendere conto in assemblea degli azionisti". Piu’ in generale, l’assessore al Bilancio ha fatto notare che oggi si e’ di fronte ad un’azienda "molto appesantita dai debiti.
Dobbiamo inventarci qualcosa – ha proseguito – non di spacchettare, semmai di allargare perché questo è l’unico modo per diluire il debito e per creare le condizioni per una ripresa della reddività. Diversamente – ha concluso Tabacci – con 5,1 miliardi di debiti, per i prossimi anni, non avremo più dividendi".

Tabacci ha anche escluso una possibile dismissione delle quote azionarie in A2A: "Non mi pare sia il momento – ha spiegato – ci sono altri problemi in A2A legati a Edipower e i rapporti con Iren. Sono problemi che abbiamo ereditato e ai quali stiamo cercando di far fronte". Secondo Tabacci "c’e’ tutto lo spazio per andare con Brescia verso una rinegoziazione. Con Iren ci stiamo occupando di Edipower; se dobbiamo gestire Edipower che e’ il cuore della produzione elettrica, converrà forse che facciamo qualche ragionamento insieme".

Infine l’assessore milanese è tornato ad attaccare la governance: “23 amministratori sono una cosa che grida vendetta, non si amministra in 23 con stipendi che sono uno schiaffo in faccia alla crisi”, ha detto prima del suo intervento ad un convengo della Cisl su A2a e Sea.

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UN COMMENTO

  1. Sui dividendi sarà meglio riparlarne, con Milano. Ma finalmente con Tabacci c’è un amministratore pubblico affidabile e competente, che sa di cosa parla e cosa bisogna fare. Mentre la Giunta Paroli aveva in testa solo la liquidazione dei precedenti amministratori, a cominciare dall’ing. Capra, per una occupazione partitica. I risultati disastrosi di Moratti, Paroli e del direttore Ravanelli son lì da vedere, con la svalutazione economica di A2A e a rischio persino i dividendi! Con la Lega barricadera che voleva la testa di Tarantini, zitta zitta ed accodata. In quanto poi alla sforbiciata dei 23 amministratori è assolutamente indispensabile. Anche i segnali contro “la casta”, pagata con le bollette dalla famiglie, contano. Cambiare il sistema duale era l’occasione buona anche per ridiscutere la governance ed il numero dei componenti. Il rischio è che nulla si tocchi ed al prossimo giro si ripeta il ritornello degli accordi da rispettare!

  2. Quindi ammette che la gestione duale vuluta dalla prececente amministrazione fu una scelta sbagliata? Come pure la fusione? Fu una scelta scellerata, sarebbe stato molto meglio rivolgersi verso il Veneto o l’Emilia: non certo accolarsi i debiti di AEM e non contare un tubo. Qualcuno dovrà ben assumersene la responsabilit&agrave ; e non andare in giro a pontificare.

  3. Le mie opinioni, rese pubbliche in questi tre anni sono: superare il duale, non adatto per realtà industriali. Il duale, introdotto con la riforma del diritto societario del 2004, s’è rivelato un’imitazione inadeguata del sistema tedesco. La fusione, l’ho ritenuta uno stato di necessità, considerate le dinamiche di mercato e vista in una logica analoga alla RWE tedesca. Vedi anche Tabacci. L’errore non è la fusione in sé, ma la sua gestione. Va addebitato alla fase di “interregno” di circa due mesi, in cui si determinò un’abnorme concentrazione di poteri su Milano (Giunta Moratti) e contro cui intervenne in Assemblea l’on. Corsini. Come da lui stesso richiamato nell’incontro promosso dal gruppo PD su A2A. Così come devastante è stata la liquidazione degli amministratori già in carica, fatta dalla giunta Paroli con il consenso di Milano che si fece ben “pagare” questo aiuto, anche con il prolungamento d’un anno della presidenza milanese del Consiglio di Gestione. Per quel che mi riguarda ho cercato di contrastare questa operazione anche con un’iniziativa giudiziaria, che mi è costata e che mi costa da molti punti di vista, e – in Consiglio comunale – opponendomi allo spoil system (da taluni, anche del PD, ritenuto accettabile). Posizioni chiare di cui non mi son mai pentito.

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