La risposta di Arcai ai bibliotecari che non possono acquistare libri

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Pubblichiamo, in integrale, la risposta dell’assessore Arcai ai bibliotecari cittadini, della Queriniana e delle biblioteche di circoscrizione, che qualche giorno fa hanno scritto al sindaco in merito all’impossibilità di acquistare libri per tutto il corso (almeno) del 2012 (leggi la lettera: clicca su questo link). 
 
 
Desidero rivolgermi ai bibliotecari della Queriniana e delle altre biblioteche cittadine che mi hanno scritto sottoponendomi in lettura il volume di Antonella Agnoli – della cui lettura mi avvarrò certamente – proponendo a mia volta alcune riflessioni dettate, nel mio caso, dalla situazione contingente.

Naturalmente, non si può non condividere l’assunto dell’importanza dei libri per la società civile: ce lo dimostrano la Storia e l’evoluzione del pensiero nel corso dei secoli della nostra civiltà; ce lo insegna la scuola e, in fin dei conti, fa parte del nostro stesso bagaglio culturale. Una delle conquiste della nostra società è stata la gratuità del servizio bibliotecario per antonomasia, cioè la libera consultazione e il prestito dei libri che non si possono comprare.
Se da un lato l’Amministrazione ha piena consapevolezza dell’elevato livello dei servizi offerti dalle biblioteche cittadine (fatto che trova conferma in una fruizione costante e numerosa da parte degli utenti), dall’altro non può non tenere conto del difficile momento che stiamo attraversando, sia a livello locale che nazionale.
È solo il caso di accennare a quanto accaduto nei mesi scorsi: dalla necessità del contenimento della spesa, che ha inciso fortemente sul bilancio di previsione, ai mancati trasferimenti governativi, fino ad arrivare al duro colpo inferto dalla drastica riduzione dei dividendi di A2A ad un livello neppure immaginabile prima della fusione come Aem, fortemente voluta da due persone che hanno due nomi ben precise e cioè Paolo Corsini e Luigi Morgano. Tutto ciò, è evidente, si ripercuote sull’intera vita cittadina. Nessuno è risparmiato, neanche quegli ambiti, come quello dei servizi all’infanzia o agli anziani, che, per un dovere di umana solidarietà e sociale compartecipazione e non per obbligo giuridico,
sono vitali per il nostro vivere civile.
Da sempre sostengo che la cultura sia un valore aggiunto per la società, un tesoro non tanto da tenere nascosto, bensì da far fruttare: l’ho scritto dai vostri stessi giornali. La maniera migliore, a mio parere, in un momento di forte difficoltà economica, è il far conoscere quello che possediamo, sia esso patrimonio museale, architettonico o bibliotecario. Nessuno può negare che questi ultimi anni siano stati all’insegna della conoscenza e della valorizzazione del nostro patrimonio culturale cittadino, compreso quello delle biblioteche che il precedente assessore alla cultura neanche si era immaginato di fare.
Ricordo di avere visto più volte con i miei occhi la Queriniana affollata di visitatori in occasione di eventi straordinari per la città ma anche per la storia della biblioteca stessa: dalle notti bianche, ai concerti di altissima qualità, alle frequenti mostre che vengono allestite nelle sale storiche. Anche questo è un “servizio” offerto ai nostri cittadini, perché il far conoscere il nostro patrimonio culturale, che è così ricco, bello e diversificato, dà anche un senso al nostro operare, a tutti i livelli, da quello politico dell’Amministrazione comunale a quello svolto sul posto di lavoro da ognuno di noi.

Per inciso, la valorizzazione del patrimonio si accompagna (e, credo, nel caso delle biblioteche sia particolarmente evidente) strettamente anche alla valorizzazione delle persone, cioè di tutti quei dipendenti grazie ai quali è stato, ed è, possibile realizzare iniziative culturali; di tutti coloro che, normalmente, presidiano i servizi ma che, accanto al loro dovere lavorativo, fanno convivere un positivo e vitale spirito di conoscenza e di diffusione della cultura, che fa onore a loro stessi, alla nostra Biblioteca e alla città tutta.
Il momento è difficile e impone all’Amministrazione di fare delle scelte. Come in tutte le scelte, qualcosa viene mantenuto e qualcosa viene lasciato. Già l’individuazione delle priorità impone interventi brutali, risposte drastiche, anche impopolari, ma l’Amministrazione deve tenere conto della globalità del sistema cittadino, che è costituito non solo di cultura, ma di servizi sociali, sicurezza, verde ed ecologia, trasporti, strade, commercio e tutti gli altri innumerevoli aspetti che caratterizzano la nostra vita quotidiana.
Certamente, dal punto di vista del bibliotecario (e non solo di chi lavora nelle biblioteche cittadine, ma immagino da tutti i bibliotecari del mondo) è imprescindibile difendere gli strumenti del proprio lavoro e della propria dimensione professionale, cioè i libri. Da amante dei libri e della lettura, quale credo di essere da sempre, non faccio fatica a comprendere la pena che può provare il professionista, preparato, capace, amante del proprio lavoro, che si vede privato degli strumenti per agire. Ma da amministratore, posso dire che non si tratta di risparmiare a destra per dare a sinistra: si tratta, invece, di ottimizzare in maniera razionale le risorse che ci sono, e in qualche caso dover indirizzare prioritariamente le stesse risorse al mantenimento “tecnico” dei servizi essenziali ed irrinunciabili: mi riferisco – ma si potrebbero citare altri casi – alla Pubblica Istruzione, la quale ha subito una contrazione economica di 2.500.000 milioni di euro, mentre per quanto riguarda la cultura il regalo del Governo e dei mancati dividendi di a2a è una riduzione pari a circa 5.500.000 Euro.
Per non gravare eccessivamente su di una situazione divenuta difficile, e quindi a rischio di diventare insostenibile, l’Amministrazione ha deciso, fra le altre cose di non alzare le tasse e i non introdurne nuove, cpme la tassa di soggiorno. Sapere che il vicino sta male almeno quanto noi non è certo una consolazione, ma non è un atteggiamento positivo neppure vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto. Ritengo – e lo vado ripetendo in ogni occasione – che la condivisione di intenti e azioni, il “fare squadra”, sia l’arma vincente per affrontare questo momento di difficoltà.
Il fare squadra ha portato, nell’ambito della cultura della nostra città, a molte realizzazioni significative, anche in questi due ultimi anni, che sono stati anni molto difficili sotto l’aspetto economico e dei finanziamenti. Sono nate iniziative di rilievo assoluto, come mostre, eventi, pubblicazioni. Sono stati anche anni di forte impegno per il recupero e la valorizzazione dei luoghi della cultura cittadina: i lavori al palazzo della Pinacoteca o nell’area archeologica del Capitolium, per fare due esempi sotto gli occhi di tutti, sono sì onerosi e non immediatamente percepibili in termini di visibilità, ma consentiranno, una volta terminati, di riappropriarsi di due luoghi straordinari, ricchi di fascino, tappa obbligata all’interno di ogni circuito turistico che interessi la nostra amata città.
La riapertura della Pinacoteca permetterà, inoltre, di ridurre notevolmente lo spazio destinato alle mostre in Santa Giulia, per far sì che che lo stesso torni veramente ad essere il Museo della Città, dopo lo scempio di Goldin. I tesori della Biblioteca Queriniana, che il mondo ci invidia, le sue sale storiche, che incutono timore reverenziale in chi vi entri, i servizi di alto livello, ma anche la vivace e operosa attività nelle biblioteche decentrate, devono essere stimoli a lavorare, facendo sempre gioco di squadra, in favore della cultura bresciana. Molto è stato fatto, ma c’è molto da valorizzare e promuovere, sia nel patrimonio che nei servizi bibliotecari, con l’apporto e la collaborazione da parte di tutti. È un valore aggiunto nella routine del lavoro quotidiano, che impegna, mette alla prova, sfida la creatività: la città è sensibile a questo.
Il ricco patrimonio – riscoperto, promosso, valorizzato – delle biblioteche cittadine, dagli autori antichi ai moderni, è certamente in grado di soddisfare molte esigenze degli utenti, che non mancheranno di continuare ad avvalersi dei servizi offerti. L’attesa di tempi migliori sarà più lieve, anche perchè stiamo già lavorando affinché i tagli siano meno pesanti di quelli preventivati. Cordiali saluti e buon lavoro a tutti.

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  1. Arcai: i soldi saranno pure pochi, ma 50-60 mila euro per acquistare libri proprio non si potevano trovare? non ci credo. Poi ad esempio si scrosta la facciata di santa giulia e se ne spendono 300mila…

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