Un po’ meno salata del previsto l’IMU sulle case dell’Aler: 770mila euro anziché 2,1 milioni

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(a.c.) L’impatto dell’IMU sulle abitazioni a canone sociale in città non sarà così devastante come nelle previsioni. Tira un mezzo respiro di sollievo Ettore Isacchini, presidente di Aler, soddisfatto della drastica diminuzione delle tasse sulle abitazioni di edilizia popolare, che dovrebbe passare da 2,1 milioni inizialmente previsti a circa 770mila, ma pur sempre scontento dell’applicazione della tassa sulle abitazioni a canone sociale, che certo non portano profitto ad Aler.

Ettore Isacchini dalle colonne di Bresciaoggi delinea le prospettive alla luce di quanto inserito nel decreto governativo: «La prima proposta contenuta nel decreto governativo avrebbe avuto conseguenze devastanti per la nostra edilizia popolare, costringendoci a pagare 2 milioni 100 mila euro sulle abitazioni rispetto agli attuali 300 mila euro sborsati». E ancora: «Con lo Stato che rinuncia al suo 50 per cento, che significa passare dal 7,6 al 3,8 per mille meno le detrazioni, equivalente per noi a un esborso di 771 mila euro, più contenuto rispetto alle previsioni iniziali. Questo ci consentirà di mantenere il contributo di solidarietà, che altrimenti avremmo dovuto azzerare, e di garantire le opportune manutenzioni agli immobili».

Isacchini ha ricevuto ampie rassicurazioni anche dal Comune di Brescia, che si è impegnato, per ora verbalmente, a non applicare tariffe più alte del minimo consentito (3 per mille) sulle seconde case, come quelle possedute da Aler. Certo è che l’Aler non possiede abitazioni solo nel capoluogo, ma in altri 50 comuni della provincia.

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