Sant’Eufemia, l’ex monastero restituisce i tesori del passato

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Presto un nuovo tassello si aggiungerà ai siti archeologici e culturali della città di Brescia. Entro il prossimo autunno – hanno spiegato ieri nel presentare i lavori gli assessori Mario Labolani e Andrea Arcai – saranno infatti visibili al pubblico i ritrovamenti dietro la chiesa di S. Paterio, al monastero di Sant’Eufemia. Si tratta dei resti della chiesa originaria, risalente alla fondazione del monastero (1008), di una monumentale torre e di un poderoso muro di cinta oltre ad alcune tracce di una preesistente villa romanda su cui è stato costruito l’ex monastero. 

Dalla prima settimana del mese di marzo la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia ha ripreso, sotto la direzione del dott. Andrea Breda, le indagini archeologiche presso il Monastero di S. Eufemia, sede del Museo della Mille Miglia, nell’area retrostante la chiesa di S. Paterio.

L’obiettivo dell’intervento, sostenuto dal comune di Brescia ed affidato all’archeologo dott. Alberto Crosato, è quello di completare lo scavo delle monumentali strutture pertinenti al monastero medievale emerse la scorsa primavera.

Lo scavo condotto nel 2011 aveva infatti permesso di individuare il perimetrale meridionale della chiesa primitiva, databile ai primi decenni del secolo XI, resti di una pavimentazione in cocciopesto e parte dell’originario catino absidale, più ampio rispetto all’attuale); oltre a questi resti – dei quali era lecito attendersi l’esistenza – furono tuttavia rinvenute anche strutture pertinenti a due fasi successive, verosimilmente circoscrivibili tra il XII ed il XIII sec., l’ultima delle quali rappresentata da un notevole intervento di ristrutturazione concretatosi nell’ampliamento del transetto, realizzato mettendo in opera possenti murature (di spessore talora superiore ai 2 m) e, ad oriente, anche un’ampia  abside semicircolare.

La campagna di ricerche in corso interessa invece la fascia (delle dimensioni di circa 12 x 12 m) posta a meridione di queste strutture ed ha in primo luogo consentito di riportare completamente in luce i resti – solo parzialmente intercettati nel 2011 – di una monumentale torre di forma quadrata con lati 7.50 m e murature dello spessore di oltre 2 m.

Associato alla torre è stato inoltre rinvenuto un poderoso muro di cinta che andava a connettersi con l’angolo sud-orientale della cosiddetta “casa dell’Abate”.

Inaspettatamente, con il progredire dei lavori sono però emerse anche strutture ben più antiche, verosimilmente riferibili ad un’ulteriore ala del grande edificio di età romana sul cui sedime sorse il monastero.

Si tratta dei resti di alcuni vani intonacati e forse originariamente pavimentati a mosaico, che vennero poi riutilizzati tra epoca tardo-antica e altomedievale; tra i vari reperti rinvenuti (frammenti di ceramica e vetro, lastre in marmo, tessere di mosaico e frammenti di intonaci dipinti) proprio uno di questi vani celava un’ulteriore sorpresa: un tesoretto di 10 monete in bronzo databili ai primi anni del IV sec. d.C..

La campagna di ricerche terminerà entro la fine di aprile, dopodichè è intenzione di Comune e Soprintendenza procedere alla musealizzazione del sito tramite il consolidamento delle strutture e l’allestimento di un percorso di visita. 

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  1. Interessante ritrovamento. Peccato che l’ex-monastero sia stato scandalosamente adibito a mostra permanente di una corsa automobilistica (la Mille Miglia) finita nel 1957. La scelta di allora fu una pura follia considerando la struttura e l’importanza del sito monastico. Peraltro, fu un regalo frutto del conosciativismo spartitorio politico, il che costituisce un aggravante non di poco conto.

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