Papilloma Virus, il Civile consiglia i vaccini per proteggersi efficacemente

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Com’è noto da tempo i Papilomavirus umani (HPV), ed in particolare alcuni ceppi, sono la causa delle lesioni precancerose e del carcinoma del collo dell’utero.  

La ricerca scientifica ha portato alla realizzazione di due vaccini estremamente efficaci, con un ottimo profilo di tollerabilità.

Entrambi i vaccini in commercio sono a scopo preventivo, ma non terapeutico.

L’obbiettivo primario della copertura vaccinale in  Italia è quello delle bambine dodicenni  (nate dopo il 1997).

I dati raccolti dai centri vaccinali dimostrano che la risposta della popolazione alla proposta vaccinale è stata insufficiente, determinando una copertura non è ottimale: nelle regioni con più alta adesione si arriva al 70%. Il picco delle adesioni nel target primario è stato mediamente alto nel 2007, anno di introduzione del vaccino, per poi diminuire negli anni successivi.

Questo può essere dovuto al fatto che i genitori preferiscono posticipare l’opportunità di vaccinare delle bimbe per una malattia a trasmissione sessuale, anche se tale vaccinazione è gratuita, consigliata e priva di effetti collaterali significativi. Resta il fatto che bisogna fare ancora molto per sensibilizzare la popolazione verso questo vaccino: si stima che se si riuscisse a vaccinare il 70% dell’intera popolazione femminile, si ridurrebbe del 70% l’incidenza del tumore del collo dell’utero, del 78% delle lesioni pretumorali e dell’83% dei condilomi.

L’impatto epidemiologico dell’HPV nelle donne nel mondo ogni anno è  stimato in circa 530.000 casi anno e l’età maggiormente a rischio di contrarre l’infezione è quella compresa tra i 15 e i 19 anni (40%) seguita da quella compresa tra i 20 e i 24 anni (> del 30%) anche se nuove infezioni possono essere contratte a ogni età. Sostanzialmente più della metà della popolazione femminile e maschile viene in contatto col virus HPV entro i primi due anni di rapporti. Alla luce di questo dato si capisce l’importanza di vaccinare le bambine prima che inizino la loro vita sessuale e l’età più idonea per la popolazione italiana è stata stabilita ai 12 anni.  

 

 

La vaccinazione delle donne in età adulta, pur caratterizzata da un minor impatto clinico ed economico rispetto a quella delle dodicenni, ha un suo ben preciso razionale: tutte le donne sessualmente attive sono esposte continuamente al rischio di contrarre una nuova infezione.

L’infezione “naturale” determina la produzione di valori anticorpali meno elevati rispetto a quanto ottenibile con la vaccinazione, esponendo i soggetti a eventuali infezioni con nuovi ceppi virali, ma rendendole nuovamente suscettibili anche a virus già contratti in precedenza. A questo si aggiunga che, con l’aumentare dell’età, diminuisce l’efficacia del sistema immunitario e aumenta l’incidenza delle infezioni persistenti, le maggiori responsabili del processo di carcinogenesi che porta allo sviluppo del tumore del collo dell’utero.

Ecco quindi la necessità di recuperare quella fascia di popolazione a cui il vaccino non viene offerto gratuitamente. La regione Lombardia nel Luglio 2010 ha stilato delle linee di indirizzo per la somministrazione del vaccino nell’ambito delle strutture specialistiche ambulatoriali ad un prezzo “sociale” in modo da facilitare  l’accesso a questo importante vaccino, consigliato nell’attuale piano vaccinale nazionale.

Alla luce di quanto indicato dalle linee di indirizzo della regione,  presso gli Spedali Civili di Brescia, nel reparto di ginecologia,  è attivo  dall’Ottobre del 2010 un ambulatorio vaccinale a cui possono afferire tutte le ragazze/donne fino ai 45 anni di età che desiderano ricevere il vaccino e che non hanno potuto usufruire dell’offerta vaccinale gratuito delle dodicenni. A tale ambulatorio si può afferire previa prenotazione al CUP (030/224466 la lunedì a venerdì ore 8-17.30 )e previo incontro informativo in cui i medici danno informazioni sull’infezione da HPV e sul vaccino (modalità di azione, collaterali e benefici).

Dalla nascita di questo ambulatorio ad oggi l’affluenza è stata notevole (circa 600 dosi somministrate) e soprattutto le donne/ragazze che si sono presentate hanno mostrato notevole interesse per questa patologia emergente.

L’incontro preliminare dà la possibilità di interagire con persone esperte nel campo che chiariscono le perplessità e i dubbi relativi a questa infezione e al vaccino stesso.

La vaccinazione, unitamente agli screening (pap-test e test HPV), può offrire la massima protezione contro le patologie da Papilloma virus.

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