Strage. Monti e Napolitano d’accordo: Sarà il Governo a pagare le spese processuali

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(a.c.) Almeno non c’è stata la beffa. Il premier Mario Monti, dopo aver concordato il da farsi con il capo dello Stato Giorgio Napolitano, ha deciso che le spese processuali per il dibattimento sulla strage di piazza Loggia che si è concluso sabato saranno pagate dal Governo.

La notizia già ieri sera è apparsa in tutte le principali tv nazionali, proprio mentre in città, ma anche altrove (ad esempio a Bologna, dove il Consiglio Comunale aveva deciso di destinare parte dei propri fondi al pagamento delle spese processuali del Tribunale di Brescia), varie forze politiche intervenivano per cercare una soluzione alternativa al pagamento chiesto ai familiari. Monti ha deciso di utilizzare i fondi che rientrano nella tutela delle vittime del terrorismo. 

Ecco, in integrale, la nota diramata dalla presidenza del Consiglio:

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Monti, ha preso la decisione di assumere a carico del Governo le spese processuali derivanti dalla conclusione del procedimento per la strage di Piazza della Loggia. Il Presidente Monti aveva concordato la decisione con il Presidente della Repubblica.

Considerando che la Presidenza del Consiglio si era costituita parte civile, deve ritenersi che la condanna in solido delle parti civili al pagamento delle spese sia sostenuta legittimamente dal solo Stato, anche in virtù della vigente legislazione sulla tutela delle vittime del terrorismo.

Infatti, in base alla legge 3 agosto 2004, n. 206, e alla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 luglio 2007, le vittime e i familiari di eventi stragisti beneficiano dell’assistenza processuale pubblica in “ogni procedimento giurisdizionale”.

 

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  1. Riflessioni scomode sulla strage di Brescia
    ilmegafonoq uotidiano.globalist. it/news/riflessioni- scomode-sulla-strage -di-brescia

    Sono passati 38 anni dalla strage dipiazza della Loggia a Brescia e la sentenza della Corte di Appello, di alcuni giorni fa, in cui vengono assolti tutti per insufficienza di prove, ha suscitato l’ennesimo scandalo e la solita indignazione bipartisan che dureranno qualche settimana. In una inchiesta svolta qualche anno fa i risultati delle interviste di giovani ventenni bresciani mostravano come fosse diffusa la convinzione che la strage fosse stata fatta dalle Brigate Rosse. E il timore che in un’inchiesta analoga fosse ripetuta oggi i risultati sarebbero ancor più preoccupanti non è per nulla infondato. Com’è avvenuto questo rovesciamento della memoria, delle colpe e delle responsabilit&agrave ;?
    Certo, hanno pesato e pesano tutt’oggi i depistaggi, le coperture, le ricostruzioni interessante, le illusioni sulle verità giudiziarie e la potenza politica e mediatica di quel intreccio tra neofascismo, apparati dello stato e servizi segreti della Nato, l’ambiente dove matura – e messa in pratica- l’idea di fare una strage durante una manifestazione sindacale per stabilizzare la situazione politica.
    Ma la sensazione che tutto questo non sia sufficiente a spiegare la mancata individuazione dei colpevoli è molto forte. Bisognerebbe rileggere gli avvenimenti tra la fine del 1973 e i prime mesi del 1974 a Brescia e a livello nazionale con gli occhi sgombri dalle mitologie e dalle retoriche. Alcuni mesi dopo la strage, a Brescia e non solo, c’erano già coloro che non avevano alcuna fiducia che lo Stato perseguisse i responsabili. Detto oggi sembra quasi un’operazione archeologica invitare a leggere gli articoli del maggio-giugno 1974 comparsi su giornali come il Manifesto e Lotta Continua, ma forse alcune idee sarebbero più chiare. Alla fine del 1973 il Partito Comunista, dopo il golpe in Cile, promuove la politica del compromesso storico con la Democrazia Cristiana, l’ondata delle mobilitazioni iniziate nel ’68/’69 mostra il passo di fronte alle politiche governative e la crisi economica esplode a livello internazionale. Quale momento migliore per bloccare un movimento sociale molto radicale e articolato come quello italiano con una strage tutta politica con lo scopo di infondere paura ai soggetti che sono i promotori di una profonda trasformazione della società ? Una strage per creare le condizioni di una svolta politica.
    A Brescia la verità sulla strage è sfumata nel giro di qualche settimana anche a causa della forte azione di contenimento della rabbia sociale ad opera del Partito Comunista e della Camera del Lavoro. La duplice operazione di depotenziare e incanalare istituzionalmente la mobilitazione popolare da una parte, e di rilegittimare la parte "migliore" della Democrazia Cristiana dall’altra, riesce nell’arco di un paio di settimane. La rappresentazione plastica di tutto ciò si può già ritrovare nell’immagine dei funerali delle vittime delle strage alcuni giorni dopo. Un imponente servizio d’ordine "sindacale&quot ; nega l’accesso a p.zza della Loggia, dove si svolgono i funerali, a migliaia di giovani delle organizzazioni e associazioni della sinistra radicale, garantendolo invece alla delegazione della Democrazia Cristiana con tanto di bandiere. Un piccolo episodio certo, ma dalla grande valenza simbolica che anticipa la strategia dei giorni successivi: disinnescare un movimento popolareche può travalicare gli assetti politici e istituzionali. La giustizia e la verità vengono sconfitte in quei giorni impedendo la possibilità che le mobilitazioni si trasformassero in ipotesi concrete di cambiamento. Quello che avviene dopo, dalla mancata costituzione di parte civile del Comune di Brescia fin dal primo processo alle incredibili non risposte da parte del Ministro dell’Interno,Napoli tano, alla richiesta di apertura degli archivi dei servizi segreti durante il primo governo Prodi a metà degli anni ’90, si possono derubricare come contorno, come corollario.
    Dire che le verità storiche e la verità processuali non coincidono mai si corre il rischio di affermare una banalità. Come se una supposta verità storica avesse una capacità performativa maggiore e fosse condivisa rispetto a una verità processuale. La memoria, questo tipo di memoria, non è trasmissibile con i racconti, con le udienze giudiziarie, con le iniziative retoriche, si può ricostruire solo avendo la capacità di essere all’altezza delle mobilitazioni e delle riflessioni dei tempi odierni, di guardare alla storia con gli occhiali del presente.

    Felice Mometti

  2. Sono state indicate in 6000,00 SEIMILA euro. MI sembra un pò pochino.Gradirei sapere dalla redazione se la cifra è corretta.
    Non essendo un tecnico vorrei sapere se la pubblica accusa avrebbe adito all’appello anche senza la costituzione in giudizio delle parti civili. Inoltre gradirei sapere se gli imputati (ASSOLTI…e non importa se colpevoli o meno) imputeranno il pagamento delle spese di difesa alla parte soccombente. Tanto per sapere se (per qualsiasi motivo) una persona (da innocente) imputata da chicchessia si DEBBA rovinare economicamente per difendersi.

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