Lavoro a Brescia: +78% della cassa integrazione e +51% licenziamenti

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In un comunicato il segretario generale della Camera del Lavoro di Brescia ha reso noti i dati del lavoro nel primo trimestre. I dati sul mercato del lavoro diffusi nei giorni scorsi registrano che, nei primi tre mesi del 2012, la cassa integrazione complessiva utilizzata in provincia di Brescia ha superato quota 11 milioni e mezzo di ore, un milione e mezzo in meno rispetto all’analogo periodo del 2011.

Entrando però nei dettagli, si può però osservare una esplosione della cassa integrazione ordinaria nel 2012, passata da 3 a 5.3 milioni di ore. Un dato, questo, che fa emergere una diminuzione pesante degli ordinativi e delle commesse rispetto allo stesso periodo del 2011 e non fa immaginare nulla di buono per il futuro.

A essere diminuita, nel 2012, è la cassa integrazione straordinaria (-41%). Questo però non è un segnale positivo ma è purtroppo l’esito del fatto che per tante aziende è finita la possibilità (per quanto prevede la legge) di utilizzare la cassa integrazione straordinaria. Il calo della cigs è da collegare all’aumento dei licenziamenti: nei primi tre mesi del 2011 i licenziamenti collettivi in provincia di Brescia erano stati 2.357, quest’anno sono 3.549 (+51%), oltre tre quarti dei quali in aziende con meno di 15 dipendenti.

 

Questa situazione del mercato del lavoro a Brescia conferma che sono soprattutto le piccole unità produttive a soffrire, a causa sia dello strozzamento del credito ma anche di una struttura commerciale debole che non aiuta le aziende nell’export, oggi unico mercato non asfittico.

Per quanto riguarda il mercato interno, purtroppo le politiche recessive degli anni passati del governo di centro destra e quelle dell’attuale governo non stanno aiutando il sistema delle imprese e del mondo del lavoro a risollevarsi.

A dover essere rimesso al centro sono il lavoro e, quindi, una politica industriale che guardi al futuro. Temi, questi, che abbiamo messo al centro dello sciopero generale della scorsa settimana e di tante iniziative analoghe dal 2008 a oggi.

A farci uscire dalla situazione attuale non saranno certo le politiche recessive che si stanno attuando, né tanto meno l’aumento della pressione fiscale su chi le tasse le paga già. Le strade alternative ci sono, basta riconoscerle. Manca la capacità della politica di capire la situazione. Anche nella sua versione «tecnica».

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UN COMMENTO

  1. dissento dall’artoclo CGIL , il problema primario del disastro Italia e’ imputabile esclusivamente alla pressione fiscale pazzesca che riduce considerevolmente lo stipendio netto di noi lavoratori , e massacra le piccole aziende che non hanno fiato e non sono competitive. Solo questo e’ il problema.

  2. trovo la situazione imbarazzante, non si puo pretendere che i lavoratori dipendenti o autonomi che siano lavorino a gratis per mantenere un sistema collassato obsoleto e che para il fondoschiena alle solite categorie, cioè i ricchi e straricchi. una vergogna. l’ultimo governo è riuscito a riportare la povertà dove non c’era e cancellare il benessere costruito con anni di onesto lavoro almeno per alcuni.

  3. La ricetta per le imprese, per chi ha cominciato a pensarci dieci anni fa, stava nell’innovazione tecnologica, di processo e di prodotto, guardando all’export oltre qualsiasi confine geografico, attuando sinergìe, partnership, joint venture, là dove la dimensione aziendale non lo permetteva. Al contempo si doveva costantemente adeguare i mezzi propri all’aumento dei fgabbidogni finanziari anche aprendo le imprese famigliari all’ingresso di capitali esterni. Infine, attuare politiche di rigoroso contenimento dei costi, sia fissi che variabili, e di ottimizzazione nella gestione della tesoreria. In quanto ci hanno pensato ?

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