Il viaggio dei volontari di Bresciasoccorso tra i terremotati emiliani: “Grazie, bresciani”

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“Parlare del toro è un conto, trovarsi nell’arena è una faccenda ben diversa”.Finchè non tocchi con mano quello che stanno vivendo le popolazioni emiliane non si può avere la minima idea della devastazione e dello stato d’animo delle persone che stanno attraversando questo momento. Di seguito trasmettiamo il comunicato dei volontari di Bresciasoccorso che marcoledì 27 hanno consegnato gli aiuti raccolti dall’associazione a favore delle popolazioni terremotate:

"Mercoledì 27 giugno un nostro equipaggio (Stefano, Marco, Paolo, Pietro e Adriano) ha consegnato tutto quanto raccolto durante l’iniziativa “BRESCIASOCCORSO PER L’EMILIA” promossa dalla nostra associazione nella settimana dall’11 al 17 giugno, presso il comitato provinciale di Modena della Croce Rossa Italiana.

Abbiamo consegnato i beni e i prodotti che generosamente sono stati donati dai cittadini bresciani in un magazzino della Croce Rossa a Modena: qui il responsabile amministrativo ha ringraziato Bresciasoccorso e tutti coloro che hanno partecipato all’iniziativa e ha sottolineato il fatto di come tutti i “terremotati” possano andare avanti grazie all’aiuto che arriva dai cittadini. C’è voglia di ricominciare, voglia di ricostruire, ma purtroppo qualunque cosa è sottoposta a lunghe prassi burocratiche, che ne ritarderanno sicuramente la messa in atto.

Questa voglia di ricominciare e ricostruire è fortemente palpabile aggirandosi nei paesi, epicentri dei sisma.

A Cavezzo, ormai ridotta ad una “città fantasma” si vedono quelle poche attività che hanno ancora il permesso di rimanere aperte cercare di prendere la situazione con ottimismo: chi canticchia, chi fischietta chi invece seduto al tavolino di un bar cerca di passare le giornate con gli amici, ridendo. E chi invece non può più entrare nel proprio negozio, improvvisa edicole, bar ed altro in piccoli prefabbricati vicino alle tendopoli. Chi può, ha già iniziato (a spese proprie) a rendere sicure case e palazzi.

Vedere ammassi di maceria, là dove fino ad un mese fa c’erano delle case, delle famiglie…delle vite è stato straziante. Come straziante è stato vedere un papà ed una mamma cercare di recuperare i  frammenti delle proprie vite sulle rovine delle loro abitazioni e dirsi vergognati quando i nostri sguardi si sono incrociati ed andarsene con dei vestiti da bambini tra le braccia.

Un ragazzo di non più di 20 anni che con spazzolino e dentifricio si lava i denti alla fontanella di una tendopoli ti obbliga a riordinare l’elenco delle proprie priorità. “Ciao Ragazzi”, ci sorride, senza averci mai visto. Da questo si è potuto capire l’enorme lavoro che stanno svolgendo i volontari delle varie associazioni. Solo avere indossata una divisa porta loro sicurezza e tranquillità. E confidenza.

Sia a Cavezzo che Mirandola (dove la devastazione dei capannoni industriali è disarmante) ci sono tende in ogni giardino, automobili “addobate” a camere da letto: la gente ha ancora paura.

Noi eravamo disorientati quando ci raccontavano qualcosa: ascoltavamo attoniti e riuscivamo a rispondere soltanto con un laconico “In bocca al lupo… per tutto”.

Appesi alle recinzioni ci sono teli bianchi che riportano frasi di canzoni… forse per farsi forza.

E’ stata un’esperienza che sicuramente rimarrà negli occhi, nel cuore e nella mente di chi, anche solo per un giorno, è passato per quelle vie.

Siamo certi però, che la forza di quella gente è tanto forte come è forte la loro terra e che “persi o no… sono ancora in piedi”

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