Parliamo di passeggini. E poi andiamo in vacanza

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di Lucia Marchesi – Parliamo di passeggini. Grandissima invenzione, nata per semplificare la vita ai genitori, oggi estremamente evoluta, piena di optional.

Quando eravamo bambini noi, il passeggino era solo quello “a ombrello”, richiudibile, di tela leggera, tanto che quando diventavi più grande si lasciava andare e prendeva esattamente la tua forma; quando la tela si era lasciata tanto andare che ormai strisciavamo il sedere per terra, significava che eravamo cresciuti ed era arrivato il momento di camminare per mano a mamma e papà. Se proprio ci andava di lusso c’era agganciato l’ombrellino a molla, che stava ovunque tranne che tra noi e il sole. Non c’era molta scelta: per il neonato la carrozzina, per un bimbo un po’ più grande il passeggino. Fine.

I passeggini di oggi hanno tutti i comfort, sono modificabili a seconda dell’età del passeggero e costano più o meno come un’automobile. C’è l’“ovetto” per quando il bambino è piccolo piccolo, più pratico della carrozzina, perché ti permette di spostare la creatura dall’auto, a casa, alla passeggiata nel parco, senza mai doverla togliere dal trespolo. Praticamente, il poveretto passa i primi mesi della sua vita nella stessa identica posizione, trasportato come la sporta della spesa.

Poi c’è il passeggino vero e proprio, diretta evoluzione del nostro trabiccolo con l’ombrellino, ma ultratecnologico, in tessuto pesante e indistruttibile, a momenti con i cerchi in lega, con la capote per il sole e la plastica per la pioggia, con la quale ci si chiede come faccia il pargolo a respirare.

Ma non basta: perché negli ultimi anni si è finalmente iniziato a pensare a un altro aspetto fondamentale. Il fratello maggiore. Dove lo mettiamo, mentre il piccolo se ne sta accomodato sulla poltrona, legato con una imbragatura da far invidia a un paracadutista? Sono nati quindi i “pedali” sul retro del passeggino, su cui il fratello (o la sorella) più grande può stare abbarbicato, iniziando a sviluppare un forte complesso di inferiorità.

Grandissima invenzione, dicevamo, che permette ai genitori di avere più libertà di movimento, perché il piccolo legato come un salame nel passeggino non può scappare ovunque, è sempre sotto l’occhio vigile dell’adulto, tanto che probabilmente alcuni prendono in considerazione l’idea di usarlo fino all’adolescenza.

Ma ci sono pro e contro, come per ogni cosa. Innanzi tutto, il bimbo nel passeggino è proprio all’altezza del tubo di scappamento delle auto, tanto da rischiare di essere affumicato a ogni attraversamento.

A proposito di attraversamenti. Che dire di quelle mamme, purtroppo non così rare, che, appropinquandosi alle strisce pedonali, piazzano passeggino e contenuto in mezzo alla strada mentre loro si sporgono dal marciapiede per trovare il momento propizio per attraversare? Ne ho vista una a Brescia 2, dove il traffico non è certo così soft… Signore, un po’ di attenzione. Rischiate di ritrovarvi con il manubrio tra le grinfie, senza più passeggino né pargolo. Non usate la creatura come apripista. Sappiamo tutti che gli automobilisti bresciani non si lasciano impietosire per così poco. Suvvia, un passettino indietro.

Diciamo anche che i genitori di oggi possono trasformarsi in vittime innocenti del sofisticato mezzo di trasporto della loro prole. Il nostro passeggino “a ombrello” si chiudeva con una pedata. Oggi non è raro vedere padri in seria difficoltà lottare allo stremo con il passeggino che, con tutti i suoi blocchi di sicurezza, proprio non ne vuole sapere di chiudersi. Caricarlo in auto aperto? Impossibile, è grande come l’auto medesima. E intanto, a bordo, il piccolo che strilla come un’aquila. Finché la madre non raggiunge la vettura e dicendo «Ma guarda che basta schiacciare qui» risolve la questione un attimo prima che il consorte brandisca la motosega.

Diciamo anche che qualche genitore che spinge il passeggino tende a pretendere che tutti gli facciano largo.

Cammina sul corso affollato in linea retta, abbattendo qualunque ostacolo gli si presenti davanti, utilizzando il passeggino come un ariete. Se non sei rapido a scansarti, ti incenerisce con lo sguardo e sembra volerti dire «Ma non vedi che ho il passeggino?!». Al che ti verrebbe l’impulso di far notare che non sei il Monte Maddalena, che può anche girarti intorno. In fondo, siamo tutti abbastanza sicuri che il sofisticato servosterzo del mezzo consenta di fare le curve.

Poi si accomoda al bar, possibilmente in una saletta di mezzo metro quadrato, e piazza il baby suv in modo che tutti gli altri avventori non possano più muoversi. Murati vivi da un passeggino.

Poi c’è l’eccesso opposto. Poco tempo fa stavo andando a Milano con uno di quei comodissimi treni regionali. Vista la totale mancanza di spazio, una coppia sostava con il passeggino nell’atrio di ingresso, con il chiaro intento di non creare fastidi agli altri passeggeri. «Sposta questo passeggino di…» ha tuonato l’elegante viaggiatore che saliva alla stazione di Treviglio. Beh, che dire. Quando uno ha classe, ha classe.

Con questa considerazione, chiudo questa stagione del “Carbone”. Ci rivediamo ad agosto.

Buone vacanze a tutti.

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  1. tutto vero . ci sono anche le avvertenze che per noi sono cose naturali ma per i nostri amici americani , no .Tipo : "Togliere il bambino prima di chiudere il passeggino".

  2. tutto vero . ci sono anche le avvertenze che per noi sono cose naturali ma per i nostri amici americani , no .Tipo : "Togliere il bambino prima di chiudere il passeggino".

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