Condizioni igienico-sanitarie all’interno di Canton Mombello, il Comitato: “La responsabilità è della Regione”

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Con un comunicato il Comitato per la chiusura del carcere "lager" di Canton Mombello fa un appello alla Commissione regionale che si è riunirà nei prossimi giorni proprio all’interno del carcere cittadino perchè il servizio sanitario nazionale si occupi anche della salute dei detenuti. Di seguito il testo integrale del comunicato:

"Il dato di fatto che le carceri italiane violano i più basilari principi di civiltà presenti nella Costituzione Italiana e nelle varie Dichiarazioni mondiali relative ai diritti umani, diritti che non vengono a decadere per le persone detenute, è ben noto anche al Consiglio Regionale della Lombardia, tanto che con l’ODG/1088 dell’8 febbraio 2005 in materia di rilevazione e controllo delle condizioni ambientali, abitative, sanitarie ed igieniche negli Istituti di Prevenzione e pena, assunto alla unanimità dal Consiglio regionale della Lombardia, si impegnava la Giunta a disporre che le ASL, nelle ispezioni semestrali effettuate nelle case di reclusione e circondariali della Lombardia, rilevino anche le patologie dei cittadini detenuti presenti, in particolare delle patologie gravi e al limite della compatibilità con il regime detentivo, anche in relazione alle effettive condizioni di abitabilità della cella; disporre che la rilevazione delle caratteristiche delle celle sotto il profilo igienico-sanitario, abbia un carattere oggettivo e quindi sia rapportata (anche effettuando misurazioni mirate sui ricambi d’aria, la temperatura, l’illuminazione, ecc.) ai parametri stabiliti dal Regolamento d’igiene edilizia vigente nel comune in cui è collocato l’istituto; a disporre che all’atto della ispezione siano rilevate le presenze effettive di cittadini detenuti, cella per cella, per verificare le condizioni di vivibilità di fatto, non limitandosi a riportare di volta in volta le dimensioni e il numero degli occupanti previsti in sede di progetto. Poiché con le disposizioni legislative che si sono susseguite dal 2008 ad oggi la sanità penitenziaria lombarda è passata sotto la giurisdizione della regione Lombardia, che la gestisce tramite le ASL, è sulla regione che ricade in primo luogo la responsabilità diretta delle condizioni intollerabili sul piano umano e sul piano igienico sanitario in cui sono ridotti i detenuti. Se la drammaticità della condizione generale è tanto diffusa da richiamare l’attenzione del Capo dello Stato, che già nel luglio del 2011 ha dichiarato: "E’ una questione di prepotente urgenza sul piano costituzionale e civile a cui la politica deve trovare soluzioni, non escludendo pregiudizialmente nessuna ipotesi che possa rendersi necessaria", e se lo stesso governo in carica ha prorogato fino al 31 dicembre 2012 lo stato di emergenza conseguente all’eccessivo affollamento delle carceri, riconoscendo “la necessità di procedere, in termini di somma urgenza al fine di assicurare la tutela della salute e la sicurezza dei detenuti, garantendo una migliore condizione di vita degli stessi e la funzione rieducativa della pena”, stato di emergenza proclamato fin dal 13 gennaio 2010, sottolineiamo che la situazione del carcere di Canton Mombello occupa i più alti livelli di esplosività di questa situazione. Perciò chiediamo che la visita a Brescia della Commissione Regionale Carceri del 3 luglio non si riduca ad una inutile passerella, ma segni una svolta nell’atteggiamento della regione Lombardia nel percorso di attuazione della nuova normativa che fa rientrare anche la sanità carceraria nella più generale cura della salute, con lo stesso operatore, il Sistema Sanitario Nazionale, che ha il compito di assicurare la salute anche dei cittadini in libertà".

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UN COMMENTO

  1. Non sono allora i delinquenti di ogni razza ed età a violare i più basilari principi di civiltà presenti nella Costituzione Italiana, bensì sono le carceri italiane. Perchè le colpe non sono di chi delinque ma di chi dovrebbe rendere dei luoghi di detenzioni più a misura d’uomo. Più vivibili. Ma vivibili rispetto a cosa? Alla libertà che prima avevano ed ora non hanno più? Ma di cosa stiamo parlando scusate? Vogliamo celle più illuminate e condizionate? Vogliamo ambienti igenico sanitari a norma? Ma tutto questo già l’avevano. Prima di essere presi e messi in galera. Ora sono in galera. Sono tantissimi. Troppi. Che cosa si pretende? Che la vita continui con gli stessi confort di una propria casa? Pensarci prima no è? Tempi irragionevoli aspettando un processo che non arriva mai. Chiedo? Ma quanto costa al cittadino questa farsa?

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