Assenza di lavoro e figli le principali cause della povertà. Acli: “Intollerabile. Bisogna fare qualcosa”

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    “Sta emergendo un enorme blocco sociale fatto di poveri e disoccupati che va considerato come la prima grande emergenza di questo paese, con la quale bisogna assolutamente fare i conti. Non possiamo continuare a tollerare ancora, in Italia, la mancanza di una misura strutturale di contrasto alla povertà assoluta”. Il presidente provinciale delle Acli Roberto Rossini fa suo il commento del presidente nazionale Andrea Olivero relativo ai nuovi dati Istat sulla diffusione della povertà nel nostro Paese: 1 milione e 297 mila famiglie (il 5,2% sul totale) in condizione di povertà assoluta. Più del doppio – 2 milioni e 782 mila (l’11,1%) quelle in situazione di povertà “relativa”. L’Italia è l’unico tra i Paesi dell’Europa a 15, con la Grecia, ad esser privo di una misura stabile per il contrasto della povertà. Spiega Roberto Rossini: “Siamo ulteriormente preoccupati per le famiglie. La stessa Istat evidenzia il notevole peggioramento della situazione sia per le famiglie in cui non vi sono redditi da lavoro o vi sono operai, ma pure (per quanto riguarda l’indice di povertà assoluta) tra le famiglie con a capo una persona con profili professionali e/o titoli di studio bassi. Se poi prendiamo come esempio il dato relativo alla soglia mensile di povertà assoluta per una famiglia residente in un grande comune del Nord (come Brescia) con genitori e due figli adolescenti (indicato in 1582 euro), l’allarme deve suonare per le moltissime famiglie di quello che un tempo era chiamato ceto medio e medio-basso, e che ora si trovano in una situazione di marginalità, a rischio quindi di cadere in poco tempo in una situazione critica”. L’assenza di lavoro e la presenza di figli sembrano diventati i due fattori determinanti per lo scivolamento delle famiglie nella condizione di povertà. E’ una situazione intollerabile perché mina alle radici la possibilità di crescita e di sviluppo. E’ necessario intervenire da una parte con un piano straordinario per l’occupazione, a partire da quella giovanile; dall’altra con il varo di una politica fiscale finalmente a vantaggio delle famiglie con figli. La spending review è doverosa: serve tra l’altro a impedire l’aumento dell’Iva. Ma non può essere un alibi per allargare ancora la forbice tra ricchi e poveri nel nostro Paese. Questa forbice va chiusa attraverso una politica di redistribuzione delle ricchezze, a partire da quella robusta patrimoniale che non si è voluta o potuta ancora fare in Italia. Se lo spread ci dice che la tenuta dell’economia è in crisi, i dati Istat ci dicono che è in crisi la tenuta sociale del Paese. Non si può intervenire sulla prima senza intervenire anche sulla seconda. Anche lo spread sociale è insostenibile.

     

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    1. Confronto, spending review (perché non usare la nostra lingua?), redistribuzione, patrimoniale, politica fiscale a sostegno di famiglie con figli (e le coppie che non hanno figli non sono una famiglia, amici cattolici?). Sono misure, usiamo un termine caro alle Acli, condivisibili e applicabili. E gli italiani sono pronti a lottare per il bene comune. Certo, se il denaro frutto dei loro sacrifici non venisse sprecato. Forse i mali non sono solo della politica, che vive di sponda al sistema, ma nel sistema stesso, che è ormai lontano dalla gente e si autoalimenta, perpetuando se stesso e i suoi apparati, e mantenendoli. La forma più occidentale di socialismo irreale?

    2. non c’é dubbio che stiamo andando verso un progressivo impoverimento collettivo, che non é uguale per tutti: per alcuni impoverirsi ulteriormente vuol dire fare la fame, per altri non cambia quasi nulla. occorre ridistribuire la ricchezza, TASSANDO di più chi ha di più, non chi ha di meno come sta facendo monti sotto RICATTO della destra. PATRIMONIALE pesante: se la barca sta andando a fondo non esiste che la ricchezza possa essere personale. siamo tutti nella stessa barca? sgancia la pila !!!

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