Il parcheggio in Galleria, spunti per una strategy exit

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Seguo con una certa repulsione la discussione sulla realizzazione del parcheggio di fianco alla Galleria. Sostenitori e contrari si fronteggiano con argomenti molto basic. Da una parte e dall’altra si pesca a piene mani nei luoghi comuni più triti. C’è un confine oltre il quale un argomento diventa semplicemente uno slogan. Inutile a comprendere i problemi e a trovare ragionevoli soluzioni.

A cosa serve questo parcheggio? Per accedere più agevolmente al centro?

Restiamo ai dati. Brescia ha già ora (senza questa nuova opera) oltre 6.000 posti auto pubblici (disponibili a rotazione) a distanza pedonale dal centro. In struttura e non. Per citare i principali: Piazza Vittoria, Autosilouno, Randaccio, Fossa Bagni, (tra poco) Fossa Arnaldo, Canton Mombello, Freccia Rossa, Stazione, Ortomercato, Castellini, Goito, ecc. Pur non tutti esclusivamente vocati ad assicurare un accesso al centro, assicurano una fruizione giornaliera per almeno 30.000 persone al giorno (secondo una stima prudente). Meglio ancora se associati ad un servizio agile, veloce e frequente di navette, costituiscono una dotazione più che abbondante per recarsi in centro a fare acquisti, a lavorare o a fare un certificato. Qualunque disciplina di limitazione alla circolazione del centro si scelga: modello Corsini (si passa solo lungo alcune strade), modello Rolfi (si chiude un occhio sul passaggio lungo le strade chiuse) o modello Firenze (non passa nessuno e tanti saluti).
Nuovi parcheggi servono, ma di scambio. Non in centro, ma all’ingresso in città: a Stocchetta, a Buffalora, a Lamarmora, non a metà del tracciato metro quando la scelta del mezzo di trasporto cui servirsi è stata già presa ed è irreversibile.
Se non serve per il centro, serve per accedere in Castello?

Anche qui restiamo ai numeri. Seicento posti auto nelle ore di punta possono movimentare un migliaio di passeggeri l’ora. Mettiamo che in occasione di un evento speciale in Castello metà di queste mille voglia salire in Castello con l’ascensore. L’ascensore, bene che va, può spostare cento persone l’ora. Come la mettiamo? Come le smaltiamo le code? Dove li mettiamo i visitatori in attesa di salire? Distribuiamo maschere antigas e numerini come dal salumiere?

Se non serve, allora è meglio non farlo?

Si direbbe di sì, se non fosse che il centro storico è invece drammaticamente a corto di parcheggi pertinenziali (privati). Alcuni fortunati residenti, commercianti, impiegati godono di un parcheggio proprio con garage o spazio nel cortile (meno del 10%); gli altri si arrangiano lasciandola per strada in spazi appositi, insufficienti e inopportuni (piazza Duomo, Tebaldo, Foro, Labus, Vittoria, Corso Matteotti, Via Tosio, Via Calini, Via Einaudi, Via Marsala, Via Capriolo, ecc.). A questa situazione inadeguata negli ultimi anni si sono fatte avanti soluzioni “fai-da-te” che hanno consentito di creare a costi faraonici posti auto (garage) nei posti più impensati distruggendo i piani terra degli edifici antichi del centro: negli androni, nei palazzi, nei giardini privati, nei portici, al posto di negozi o altro. Chi vuole farsi un’idea del fenomeno si faccia un giro in Via Cattaneo e conti i garage con basculante realizzati negli ultimi 5 anni tra l’asilo Arici e via Mazzini.

Come trent’anni fa la pubblica amministrazione continua ad ignorare il problema: pensa ingenuamente che il parcheggio privato sia appunto un problema privato, che non la riguardi, le cui soluzioni non abbiano effetti apprezzabili. Non si accorge del deterioramento progressivo dello spazio pubblico storico e della sua vivibilità. Per essere onesti, la cosa non preoccupa oggi Paroli, così come non preoccupava assolutamente ieri Corsini.
Allora faccio una proposta ovvia. Perché non trasformare il parcheggio in Galleria in un parcheggio privato? Magari insieme ad altri troppo vicini o addirittura interni al centro (Piazza Vittoria e Randaccio) che penalizzano il funzionamento dei più lontani. Senza cambiare il progetto della discordia, i seicento posti possono essere offerti a chi abita o lavora in centro, come è avvenuto per il silos di Piazza Mercato. Pur considerando le maggiorazioni di costo derivanti dalla realizzazione di un silos nelle viscere di una collina e di un ascensore supplementare, questi, potrebbero essere messi in vendita dal Comune ad un prezzo pari al rientro dei costi sostenuti. 40.000 € a stallo, meno della metà dei prezzi che circolano in Via Cattaneo. Senza gravare sulle finanze comunali, senza accendere mutui e senza necessità di attivare forzose e antipatiche addizionali IRPEF o tasse di scopo.

Altri parcheggi privati potrebbero essere facilmente realizzati con economiche strutture in elevazione utilizzando spazi a disposizione tra le due carreggiate del ring, ottenendo altri garage a prezzi ancora più convenienti.

Avremmo vie e piazze storiche libere dalle macchine, vetrine e bar al posto di serrande basculanti. E inoltre, più animazione per la soddisfazione di residenti e commercianti. Una conquista non da poco.

Alessandro Benevolo

Luglio 2012

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UN COMMENTO

  1. Caeo Alessandro, quello che proponi è sensato, ma c’è un ma. Prova a fare una indagine di mercato per verificare quante persone sono disponibili a comprare un posto auto anche a poche decine di metri da casa o bottega (e qui siamo mediamente a qualche centinaio di metri). Nessuna, semplicemente nessuna, o perlomeno una infima parte dei 600 posti auto. Del resto, se in comune ci fosse qualcuno con un briciolo di cervello, tale indagine sarebbe già stata fatta, magari chiedendo impegni di acquisto vincolanti. e invece niente, si va alla cieca sperperando soldi di tutti.

  2. Mi risulta che l’ascensore porterà in castello 20 persone alla volta, e se Benevolo dice che ne porta su 100 all’ora la matematica mi dice che l’ascensore ci impiegherà 12 minuti tra salire e scendere.
    Mi risulta che in 2 minuti scarsi un ascensore che non ha fermate intermedie salga e scenda.
    Mi sorge dunque una domanda: Benevolo vuole parlare male dell’opera dando numeri errati o l’ascensore sarà mosso da una coppia di ecologici buoi che non inquinano ma ci mettono 12 minuti a farsi il viaggio??

  3. @Pallista: caro Pallista, caricare persone su di un ascensore non è come mettere terriccio su un camion: bisogna considerare anche i tempi utilizzati dalle persone per entrare ed uscire (e no, non ci saranno inservienti con guanti bianchi per velocizzare la cosa), e questi vanno aggiunti ai 2 minuti che le risultano. Facendo quindi un conto della serva: 2 minuti a salire + 2 minuti a scendere + 1 minuto di carico e scarico passeggeri (siamo generosi, in realtà ci vorrà più tempo) = circa 5 minuti per 20 persone (ma sarà sempre pieno?), da cui ipotetici 240 persone all’ora, che possiamo arrotondare a 200. Il ragionamento non cambia, non è certo una soluzione fatta per un flusso massivo di persone.

  4. interessante l’analisi, come sempre però queste cose nascono dalla pancia di qualche assessore che vuole lasciare la sua firma su un’opera …e magari qualcosa d’altro,visto i tempi. Purtroppo mancano idee condivisibili sullo sviluppo della Città,ma come ci insegnano i marciapiedi non sono di destra o di sinistra ed intervenire sulle ns. città risulta sempre difficile per gli interessi corporativi delle categorie. Sicuramente togliere l’auto è un fatto traumatico ma alla lunga, con i dovuti correttivi dei parcheggi a distanza ravvicinata,diventer à l’nica forma possible per salvaguardare la salute dei cittadini e la bellezza della nostra città.

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