Vanessa Ferrari terza a pari merito, ma niente medaglia. Delusione cocente

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(a.c.) Nella ginnastica artistica il punteggio complessivo è la somma del valore tecnico dell’esercizio e del valore dell’esecuzione dell’esercizio stesso. In caso di parità, sta davanti l’atleta con il punteggio di esecuzione migliore. Questa la regola che ha letteralmente sfilato dal collo di Vanessa Ferrari la medaglia di bronzo, andata invece alla russa Mustafina.

Vanessa aspettava l’ompiade da quattro anni, da quando a Pechino non riuscì, anche per problemi fisici, ad esprimere tutto il suo potenziale. A Londra si è presentata in splendida forma, ha portato le conmpagne di nazionale alla finale a squadre e non vedeva l’ora di calcare il tappeto del corpo libero, la "sua" specialità. Prima di lei gareggiano due atlete praticamente inarrivabili, l’americana Aly Raisman e la romena Catalina Ponor. La lotta per il terzo posto è sfida a due tra la "farfalla" e la russa Mustafina che scende in pista appena dopo di lei. Buonissima la prova di Vanessa, solo un po’ imprecisa negli arrivi, ma non tanto da impedirle di ottenere il terzo posto, sfumato poi per i motivi che sappiamo. Comprensibile il lungo pianto della nostra atleta a fine gara, quando non riusciva più a trattenere le lacrime. 

Il commento finale, amaro del suo tecnico Enrico Casella. «Non voglio fare un processo ai giudici, ma non ce ne sono state tre che hanno fatto meglio di lei. Queste d’altronde sono le regole alle Olimpiadi, a Mondiali ed Europei è diverso. E poi non dimentichiamoci che noi siamo l’Italia, davanti abbiamo Stati Uniti, Romania e Russia. Noi siamo più piccolini, con le spalle più strette. Il terzo posto l’ha meritato anche Vanessa, solo che non ti danno la medaglia».

Alla domanda se questa gara rappresenti per lei la parola fine della carriera, Vanessa non risponde. Ora, dice, vuole pensare solo alle vacanze, poi vedrà. Certo una festa al suo "Vany Club", il fans club dedicato a Vanessa, a Mairano, se la merita alla grandissima. 

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