Vezza d’Oglio, i comuni montani a raccolta per discutere delle sfide del futuro

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Si è tenuta mercoleì nella prestigiosa Torre Federici di Vezza d’Oglio, un’importante occasione per approfondire il tema della gestione associata delle funzioni proprie dei comuni nei territori ricompresi nelle comunità montane. Il tema della conversione in legge del decreto sulle “Disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini” apre per i territori della montagna italiana un nuovo momento di confronto ed autoriforma, dopo le tribolazioni del passato. I sindaci di Vione Mauro Testini e Cevo Silvio Citroni hanno espresso soddisfazione per la novità introdotta, che – pur con l’obbligo a gestire insieme una serie di funzioni fondamentali, tramite unioni o convenzioni – salva i municipi con popolazioni inferiore ai 1.000 abitanti. La novità più interessante riguarda però il riconoscimento delle comunità montane, quali unioni di comuni, materia che in Regione Lombardia era già stata normata il scorso27 giugno 2008, ma che oggi ha avuto il conoscimento nazionale, dopo il tentativo di soppressione e le pronunce della Consulta che ricordava l’attribuzione delle competenze ordina mentali alle regioni.

Su questo tema è intervenuto anche il Presidente Uncem e Presidente della Commissione ANCI Enrico Borghi. “Rivendichiamo con forza l’azione sindacale svolta, in rappresentanza degli Enti montani”, ha dichiarato, esortando gli amministratori ad uno sforzo rispetto al passato, superando i timori conservatori, anche nei confronti dei processi di fusione, nell’ineludibile necessità di far fronte alle drastiche riduzioni dei trasferimenti erariali (da 11 a 2 milioni di euro in un paio d’anni).

“ Da oggi ogni territorio dovrà ricercare le dimensioni dei bacini ottimali per la gestione dei servizi associati”, ha quindi aggiunto il consigliere provinciale Pierluigi Mottinelli, “con la consapevolezza che le risorse andranno ricercate proprio nei territori e gestite al meglio, favorendo gestioni economicamente rilevanti e di scala, ma con indubbio beneficio pubblico. Su questo tema, le amministrazioni comunali delle comunità montane, d’intesa con le regioni, possono giocare una partita di rilievo nazionale per lo sfruttamento delle risorse acqua, aria e foreste”.

Il confronto con le rappresentanze regionali, ha visto l’assessore al Turismo e al Commercio Margherita Peroni riproporre l’attenzione che la Regione pone alle problematiche dei territori di montagna, soprattutto rimarcando la necessità che la dimensione dei bacini dei servizi e l’innovazione del percorso verso la fusione dei comuni sia costruita dal basso. Mentre il segretario della Commissione Sanità Gian Antonio Girelli, forte della sua esperienza in passato di sindaco e presidente di Comunità montana, ha ricordato la necessità della manutenzione del territorio, auspicando interventi efficaci per la grave situazione della frana di Sonico, oltre che dare la disponibilità alle rappresentanze di comunità montane e comuni per approfondire le novità legislative, per quanto riguarda il suo recepimento da parte delle regioni. Il tema del dissesto idrogeologico è stato affrontato anche dall’assessore provinciale Mario Maisetti, auspicando che la Regione Lombardia legiferi su una materia di competenza, quella quali del rilascio delle concessioni per lo sfruttamento dell’energia idroelettrica.

Nella sua conclusione – dopo aver introdotto i lavori, unitamente al sindaco di Vezza d’Oglio Severino Bonavetti – il rappresentante camuno della giunta nazionale Uncem Pier Luigi Mottinelli, ha ricordato il ruolo di sperimentazione che la Valle Camonica, tra le comunità montane più grandi in Italia, con forme nuove di gestione associata con sette unioni, la gestione unitaria di Comunità e Bim e come oggi essa dovrà rivedere i suoi modelli, stante il divieto per i comuni, di partecipare a più di un’unione. “Ringrazio Enrico Borghi per il sapiente lavoro di conduzione dell’Uncem, che ci ha permesso di uscire da anni di palese volontà di destrutturazione della autonomie della montagna”, ha commentato Mottinelli, “senza forme associative riconosciute, le risorse pregiate della montagna, rischiano di essere oggetto di una sorta di assalto alla diligenza. Gli studi citati da Borghi sull’aumento esponenziale,, da qui al 2015, del fabbisogno della risorsa acqua, rappresentano un esempio di quella che dovrà essere la madre di tutte le battaglie. Su questo la rete tra gli amministratori delle montagne, qual è l’Uncem, costituisce un punto di riferimento indispensabile”.

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