Il primo giorno di scuola, tra ubiquità e informatica

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di Lucia Marchesi – Parliamo dell’inizio della scuola. Ne parlano tutti da due settimane, quindi è doveroso. Finite le vacanze estive, nel giorno per molti ragazzi più triste dell’anno, gli studenti hanno mestamente varcato la soglia degli istituti bresciani, su cui manca solo la minaccia «Lasciate ogni speranza voi ch’entrate».

Fine delle vacanze. Fine degli esami di riparazione. Si sa, oggi la scuola è molto più impegnativa rispetto al passato: le materie sono di più, la lingua straniera si studia già all’asilo nido, ma ai giovani d’oggi è chiesto quel qualcosa in più. La scuola moderna chiede espressamente che l’alunno abbia il dono dell’ubiquità. Eh sì.

Nel precedente anno scolastico sei andato così così? Sei stato rimandato a settembre? Hai deciso di cambiare scuola? Benissimo, sappi che gli esami di riparazione e quelli di idoneità per il cambio di indirizzo di studio si svolgono esattamente negli stessi giorni. Proprio così. Sdoppiati, e risolverai tutti i tuoi problemi.

Insomma, già le premesse per questo anno scolastico 2012/2013 sembrano un po’ strane. Ma l’ubiquità non è l’unica novità del panorama educativo moderno.

È iniziata la guerra ai libri, con la conseguente sperimentazione dell’alternativa tecnologica. Alcune scuole di Brescia hanno già aderito: via i libri, pesanti e costosi, e largo ai tablet, leggeri e notoriamente economici. Certo, considerando il costo dei libri, a lungo andare il tablet può essere un risparmio. Ma come la mettiamo con i fratelli minori? Ai nostri tempi, uno si iscriveva alla stessa scuola del fratello, magari di due anni più grande, e aveva qualche speranza di poter riutilizzare i suoi libri.

Ma il tablet? Il tablet va ricomprato, non può essere utilizzato contemporaneamente da due ragazzi in due classi diverse. A meno che non abbia il dono dell’ubiquità anche il tablet.

E poi, scusate, si toglie tutto il divertimento. Niente più libri con il gioco dell’impiccato sui margini delle pagine? E niente dizionario di latino con le regole scritte a matita? E come fai a fare la versione? Ah, già. Magari la scarichi da internet, con il tablet.

E nei momenti goliardici come facciamo? Invece dei libri ci tiriamo dietro i tablet? Mi sembra quanto meno rischioso…

Insomma, a quanto pare non possiamo far altro che aspettare e vedere come andranno le cose. Chi vivrà vedrà. Anche se rimango dell’idea che un tablet con correzione automatica del testo non sia un buon mezzo per imparare a scrivere; qualche anno e nessuno sarà più capace di cercare le parole sul dizionario.

Primo giorno di scuola. Per legge, la pioggia dovrebbe essere proibita, la giornata è già abbastanza triste.

Ma è un giorno faticoso, soprattutto per chi inizia un nuovo ciclo di studio: i primini.

Diciamo che l’ingresso nelle elementari è di solito un po’ meno drammatico: il primino di questa scuola in genere mostra un po’ più di entusiasmo rispetto ai suoi colleghi più grandi. Entusiasmo dato anche dal kit scolastico nuovo fiammante, con un enorme zaino su cui spiccano personaggi mostruosi a noi grandi del tutto sconosciuti.

Piccola parentesi: perché lo zaino con i personaggi dei cartoni animati, che di solito viene usato al massimo fino alla fine delle elementari, è così grande? Facciamo un paragone con quello di un ragazzo del liceo, è quasi il doppio! Se il bimbo se lo mette sulla schiena, da dietro vedi solo i polpaccetti e i piedini. Suvvia, cos’avranno mai da portarsi dietro?

Già più drammatico l’inizio della prima media. Prima di tutto perché le maestre delle elementari, nella buona fede di dare utili consigli, riescono al contrario a terrorizzare i bambini che passeranno alle medie con frasi del tipo «Guarda che alle medie non ti aiuteranno come ho fatto io. Devi studiare, guarda che alle medie bocciano» e altri incoraggianti suggerimenti. A tutto ciò si aggiunge l’ansia di dover imparare che davanti a te non hai più la “maestra”, ma la “professoressa”.

Tutta questione di abitudine, si impara tranquillamente. Col tempo, arriverà anche la confidenza e si passerà al più familiare “profe”. Come abbiamo detto in passato, a Brescia si dice “profe”, non “prof”. Ricordatelo bene.

Altro grande passaggio, l’ingresso nel liceo. E qui ci si imbatte per la prima volta nelle “materie di indirizzo”. E attenzione: dove possibile, il nome della materia va sempre abbreviato. Nel mio caso, per esempio, al liceo socio-psico-pedagogico, alle tradizionali “mate” e “ita”, si affiancavano “peda”, “psico”, “socio” e “meto”. Per chi se lo stesse chiedendo, “meto” stava per “metodologia della ricerca socio-psico-pedagogica”. Che effettivamente doveva per forza essere abbreviata. Pensate a un’eventuale telefonata: «Esci stasera?» «No, guarda, devo studiare metodologia della ricerca socio-psico-pedagogica». Avevi già buttato via un’ora di studio.

Fine delle vacanze estive, inizia il conto alla rovescia per quelle di Natale.

Buon anno scolastico a tutti!

 

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1 COMMENT

  1. Io capisco che sia la rubrica del carbone ma alla nostra Lucia Marchesi non va mai bene niente! Che depresiun! Lucia posso offrirle un dolcino virtuale?

  2. Brava Lucia.
    Sempre molto puntuale nel cogliere, con quella sottile ironia, l’odierna realtà quotidiana. E probabilmente se "non ti va mai bene niente" può anche voler dire che esistano poche cose che effettivamente "vanno bene". Nel caso concordo pienamente.

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