Giovani e istituzioni: a pochi mesi dal voto molti non sanno nemmeno il nome del sindaco di Brescia

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(a. tonizzo) Il conto alla rovescia per le elezioni amministrative è partito. E migliaia di bresciani saranno chiamati alle urne. Ma in molti all’appuntamento con il voto non arriveranno affatto preparati. Perché all’ombra di Loggia e Broletto ci sono tanti che non conoscono nemmeno il nome del sindaco di Brescia o del presidente della Provincia. Figuriamoci di assessori e consiglieri. E’ quanto emerge dall’indagine (che lo ricordiamo, non ha valore scientifico o statistico) effettuata da Bsnews.it nei giorni scorsi, sottoponenendo a un centinaio di cittadini – giovani e vecchi, in maggioranza donne – un piccolo "test" sulla conoscenza dei nomi dei rappresentanti delle principali istituzioni bresciane.

I risultati maggiormente sconcertanti sono quelli dei giovani tra i 17 e i 22 anni, cioè quelli che hanno iniziato a votare da qualche anno o si apprestano a farlo. Zaino ciondoloni sulle spalle, gli appunti universitari sotto braccio, alla domanda "qual è il nome del sindaco di Brescia?" ben il 33% – senza troppo imbarazzo – non ha saputo rispondere, mentre il 10% ha insignito momentaneamente del titolo di primo cittadino l’assessore Fabio Rolfi. Ed è proprio l’esponente del Carroccio l’assessore più conosciuto tra gli studenti (contando anche chi ne storpia il nome in "Rulpi", si parla di un buon 7%). A seguire Mario Labolani (3%) e un certo Bonera (1%), di cui non vi è traccia negli annuari della Loggia. Vuoto totale, invece, sui consiglieri comunali. Ma molto peggio è andata sulla Provincia. Nessun giovane di quelli intervistati, infatti, ha saputo indicare in Daniele Molgora il presidente del Broletto. E anche alla richiesta di qualche nome di assessori e consiglieri provinciali, gli astenuti sono stati il 100%.

Lo scenario è poco più incoraggiante tra gli adulti (all’interno del campione sondato si va dai 25 ai 75 anni): qualche risposta in più fortunatamente, ma molti lapsus, bizzarre richieste d’aiuto ("ma sì, quello lì, quello brutto, mi dia una mano", Grazia, casalinga, 64 anni) e identikit davvero troppo vaghi ("uno della Lega dài… fuochino?", Mario, 41 anni, impiegato). Quasi il 90% sa indicare nell’avvocato Adriano Paroli è il sindaco di Brescia, il restante 10 per cento giura di poterlo riconoscere in foto. Ma il nome non lo ricorda nemmeno. Al tema assessori – ricordiamo che, al riguardo, un buon 20% si esprime “solo per sentito dire” – il podio si presenta così: primo posto per Mario Labolani e Fabio Rolfi (noti al 70%), seguito da Andrea Arcai (30%) e Giorgio Maione (20%). Infine Maurizio Margaroli, Paola Vilardi e Claudia Taurisano (10%). Resta da capire chi sia "quella bionda che mi scrive su Facebook" indicata da un bresciano. Ma la situazione si fa ben più complicata se si deve ricordare il nome di qualche consigliere comunale: il 20% cita Laura Castelletti e il capogruppo Pd Del Bono, seguono a ruota Alfredo Bazoli, Fabio Capra e Claudio Bragaglio (un 10% circa targato Pd).

Il 60% degli interpellati – un dato sopra le attese e che comunque andrebbe verificato su numeri più significativi – conosce anche l’identità del presidente della provincia, Daniele Molgora. Deserto, o quasi, per assessori e consiglieri provinciali. Gli unici nomi citati in numero significativo sono stati quelli di Paola Vilardi (20%) e di Nicola Orto (10%). Peccato che la prima non sieda da anni in Broletto (oggi è assessore in Loggia) e che il secondo in Provincia non ci sia mai nemmeno stato.  

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  1. Non c’è da stupirsi. E forse sarebbe anche il caso di chiedere ai cittadini cosa pensano in generale dei politici che ci governano o fanno opposizione a tutti i livelli. Oppure chiedere cosa ne pensano dei partiti o delle cosiddette proliferanti liste civiche alle quali i politici e i furbacchioni in circolazione fanno riferimento. Allora sì che le sorprese non ci sarebbero proprio con verbi ricorrenti quali archiviare, azzerare, rimpiazzare, rottamare (Renzi compreso).

  2. Per il lettore Nk. Come specificato chiaramente nell’articolo l’indagine non ha valore scientifico, né statistico. Si tratta semplicemente di un pezzo tra la gente, in cui abbiamo raccolto l’opinione di un centinaio di bresciani fermati per strada.

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