Giuseppe Orizio, sindaco di Castegnato: “Il patto di (in)stabilità mortifica i Comuni”

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Sabato 29 settembre, il Consiglio comunale di Castegnato, dopo la ricognizione sullo stato di attuazione dei programmi e salvaguardia degli equilibri di bilancio, ha all’ordine del giorno l’aumento dell’aliquota dell’Imu per l’anno 2012.

La decisione, anche se sofferta è necessaria per continuare a garantire ai castegnatesi i servizi essenziali. Ciò che sta vivendo il comune di Castegnato, come altri comuni nei quali va rispettato il Patto di stabilità, ha per alcuni aspetti dell’incomprensibile e dell’assurdo. Il nostro è un bilancio in pareggio economico e solido: abbiamo un avanzo di amministrazione di 470 mila euro ed un saldo di cassa presso la Tesoreria Provinciale dello Stato di 2,123 milioni di euro. Abbiamo sempre rispettato il Patto di Stabilità fino al 2011 anche se abbiamo sempre sollecitato una revisione della normativa che consentisse ai comuni virtuosi di utilizzare le risorse disponibili. All’inizio di questo anno finanziario abbiamo deciso di correre il rischio di non rispettare il Patto di Stabilità  2012 in quanto fino a quella data la sanzione più grave per il mancato rispetto del Patto era il taglio dei trasferimenti statali nella misura massima del tre percento delle entrate correnti registrate nel consuntivo 2011, per noi circa 150 mila euro. Abbiamo così pagato i fornitori che avevano effettuato da tempo i lavori per il comune, alcune fatture si riferivano al 2010. La mazzata che ci ha messo in ginocchio è avvenuta con il cambio delle regole, definitivamente approvate con la Legge 44 del 26 aprile scorso, che ha modificato l’articolo 7 del Dlgs 149 del 2011, quello che prevedeva la sanzione massima del tre percento. Questa legge ha reintrodotto il taglio dei trasferimenti statali dell’intero importo del mancato rispetto del Patto. Per Castegnato quasi un milione euro, un importo esagerato e impossibile da sopportare. Tanto più che i trasferimenti dello Stato al nostro Comune sono stati ridotti di un terzo, da 1,24 milioni a 880 milioni nel 2013.

Per fronteggiare la riduzione di risorse e non essere costretti a ridurre drasticamente anche gli interventi nel sociale e nell’istruzione, nonché per consentire la conservazione degli equilibri di bilancio e rispettare i vincoli del patto di stabilità interno, oltre alla previsione di alcune entrate da oneri di urbanizzazione e cessione di beni, modificheremo le aliquote Imu. L’aliquota base la porteremo dallo 0,76 allo  0.96 percento, mentre resterà invariata allo 0,4 sulla abitazione principale, 0,2 per i fabbricati rurali e 0,76 per le abitazioni concesse in uso gratuito ai familiari o affittate. Un commento: quanto avvenuto, con il cambio delle regole ad anno finanziario avanzato, è una pesante ingiustizia. Non abbiamo mai messo in discussione l’esigenza di contenere le spese e di razionalizzare al meglio i bilanci del Comune per contribuire alla solidità del bilancio dello Stato. Sino ad ora però non abbiamo avuto risposte a quelle esigenze di flessibilità e lungimiranza che devono affiancare la severità ed il controllo sui bilanci pubblici. L’economia ristagna o regredisce, la crisi del lavoro e della produzione colpisce milioni di famiglie, il potere di acquisto delle pensioni e delle retribuzioni (quando ci sono) è quotidianamente ridimensionato, i prezzi volano incontrollati… A me non pare così assurdo che un aiuto alla nostra economia possa essere dato da una flessibilità maggiore alle regole del Patto di Stabilità e dagli investimenti che i comuni più equilibrati  possono realizzare utilizzando i mezzi propri a disposizione anziché lasciarli depositati, infruttiferi, alla Tesoreria dello Stato.

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