Caso inceneritore, Legambiente: A2A non ha rispettato il “Patto con la città”

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Il circolo di Brescia di Legambiente, nell’apprendere che è in corso una inchiesta giudiziaria sul termoutilizzatore di A2A e che l’ARPA di Brescia ha sollevato obiezioni circa alcune presunte violazioni formali e sostanziali nel funzionamento dell’impianto, dichiara quanto segue:

L’inceneritore venne realizzato nell’ottica di un “Patto con la città” che fissava degli obiettivi, allora molto avanzati, di raccolta differenziata, oltre a limitare il numero di tonnellate di rifiuti smaltiti nell’impianto stesso. In questa maniera si garantiva che sarebbe stata fatta una forte raccolta differenziata e comunque il funzionamento dell’impianto sarebbe stato limitato e non avrebbe comportato problemi dovuti a eccessive quantità di rifiuti da bruciare. Il fatto che l’impianto fosse controllato da un importante istituto di ricerca esterna dava ulteriori garanzie per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti RSU a Brescia.

Tuttavia quel tempo è ormai assai lontano e le cose si sono molto modificate:

– La raccolta differenziata si è fermata a livelli che sono stati di gran lunga superati da molte città italiane, mentre allora Brescia era all’avanguardia.

– Il tonnellaggio di rifiuti bruciati è stato aumentato fino a 3 volte la quantità allora prevista, per meri motivi di utilità economica.

– I controlli sulle emissioni anziché essere migliorati e resi più efficaci, ad esempio con la pubblicazione in tempo reale dei dati relativi alle emissioni dei camini, si è limitata ad una pubblicazione settimanale di dati sintetici.

Ciò sta a significare che A2A si è via via allontanata e non ha più rispettato il “Patto con la città” e ormai l’impianto è diventato solo uno strumento per realizzare profitti economici da parte dell’ex municipalizzata di Brescia. In questa ottica la salute della popolazione è messa a repentaglio, ma ciò non sembra essere nelle preoccupazioni di A2A. In queste condizioni non possiamo che chiedere immediatamente un profondo ripensamento della gestione complessiva della raccolta e smaltimento dei rifiuti a Brescia che porti alla progressiva riduzione dei quantitativi di rifiuti da conferire all’impianto. Non ragioniamo in una logica di demonizzazione dell’impianto, ma ci rendiamo conto che ogni cosa fa il suo tempo. Dobbiamo tornare ad una logica di bacino, nella quale l’accettazione di rifiuti provenienti dall’esterno sia una pura eccezione dovuta ad eventuali emergenze e dobbiamo arrivare a reimpostare un nuovo patto con la città rispetto al quale l’inceneritore sia un impianto da superare, con il tempo, a favore di nuove tecnologie di raccolte dei rifiuti, a favore di un maggiore riciclaggio e riuso degli stessi e per una riduzione e generale della massa di rifiuti prodotta; cosa che non è mai stata nelle preoccupazioni di A2A e dell’A.C. di Brescia, in particolare in questi ultimi anni. La nostra associazione ha avviato un tavolo tecnico di approfondimento sul tema dei rifiuti e dell’energia a Brescia, che nelle prossime settimane organizzerà momenti di approfondimento e di dibattito per contribuire alla definizione di un nuovo modo per affrontare questi temi a Brescia.

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  1. Legambiente scopre che il patto è stato violato e che da 295000 tonnellate di rifiuti si è arrivati a bruciarne 800000, cioè il triplo. Che le emissioni non sono state rese pubbliche, che l’informazione pubblica e trasparente è mancata……ma dai, è la stessa Legambiente bresciana di Garbarini, Capponi e Brunelli cioè di quelli che mi pare abbiano espulso dalla associazione chi aveva osato dirlo dieci anni fa?

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