Nadia Zanola, alla corte della regina della maglieria bresciana

0

di Libero Rosellini* – Un corridoio pieno di fotografie a raccontare i sedici anni di storia dei “modelli” del suo modo di fare maglieria; nell’ufficio fotografie dei figli, Davide e Mariaclara, della nipote Mariasole, dell’ultimo arrivato in famiglia Achille, del marito, ma anche delle collaboratrici e dei loro figli, e ogni giorno se ne aggiunge una nuova. Quello che non c’è, appeso alle pareti, è la passione di Nadia Zanola per il suo lavoro, per i suoi “fili”, e il suo unico “cruccio”: dare un futuro all’azienda.

Per questo ha partecipato, con successo, congiuntamente al Politecnico di Milano come partner strategico, ad un progetto (Smart-K) selezionato tra altri 300 dalla Regione Lombardia e dal Ministero della ricerca per il suo approccio innovativo nel settore della maglieria.

“Oggi la maglieria è sempre più in crisi perché manca di personale specializzato, mancano ‘maestre magliaie’ e soprattutto non ci sono giovani che abbiano voglia di imparare. Da cinque anni abbiamo pubblicato un annuncio per assumere personale in grado di assolvere a mansioni fondamentali quali il rimaglio, il rammendo e la conoscenza approfondita delle macchine di maglieria". 

Eppure continua a farlo. Perché?

“È la passione che suggerisce tutte le mie scelte. Una passione che ho respirato nell’azienda della mia famiglia, che è cresciuta con le consulenze che nel tempo ho prestato ad importanti marchi italiani della maglieria e che è approdata nella creazione della ‘d-exterior’. Ho presentato la mia prima linea al dettaglio con una collezione di soltanto 70 articoli. Oggi serviamo mille boutique nel mondo e mille sono i modelli che presento in due collezioni l’anno. Esportiamo il 65 per cento della nostra produzione e le nostre collezioni si trovano negli showroom a Milano, Roma, Firenze, Torino, Padova, Parigi, Londra, Dusseldorf, Hong Kong, Madrid, Lisbona e New York. È altrettanto vero, che ogni giorno questa passione è messa a dura prova dalle difficoltà che si devono affrontare”.

E come le supera?

“Stando sempre in azienda anche per dare l’esempio; puntando sulla qualità e sul vero made in Italy. Tutta la nostra produzione è realizzata in Italia con il contributo di laboratori che sono cresciuti con noi e che hanno condiviso il mio modo di intendere il lavoro. Fare bene maglieria è un lavoro complesso, serve molta tecnica e grazie ai miei validissimi collaboratori abbiamo raggiunto un’altissima professionalità”.

Che ruolo ha la creatività nel suo lavoro?

“Lascio poco spazio alle parole che non diventano realtà perché il mio lavoro consiste nel ‘maneggiare’ i filati, lavorarli e assemblarli. Per me la creatività significa capacità di realizzazione: la prima senza la seconda vale poco. La maglia viene costruita sul corpo, da un filo, senza bisogno di disegni. Il talento consiste nel saper vestire una donna, esaltandone la figura. Anche le tendenze spesso sono fuorvianti, perché sovente in corso d’opera sono soggette a continue mutevoli variabili; l’essenziale è che i nostri capi vengano indossati ‘per’ e ‘con’ piacere tanto è vero che il test più severo avviene quando li provo personalmente; se non  soddisfano  si deve ricominciare per ottenere il meglio”. 

A proposito di difetti, se ne riconosce qualcuno?

“Credo di averne più d’uno, come tutti, ma quello che maggiormente mi si rimprovera è di essere troppo accentratrice, ma non credo sia del tutto vero. Forse tendo a cercare di ottenere il massimo sia da me stessa sia dai miei collaboratori e per questo, qualche volta, fatico a delegare. Di certo il mercato seleziona solo il meglio e questo mio aspetto credo sia servito  alla mia azienda”.

Il suo obiettivo qual è?

“Non ho mai avuto come obiettivo il mero tornaconto, ma ho sempre perseguito risultati che mi consentissero di far crescere l’azienda, di offrire benessere ai miei collaboratori e soddisfazione ai nostri clienti".

Come imprenditrice donna non ha mai avuto problemi, difficoltà nel suo settore?

“No, ringraziando Dio, per il momento mai".

Cosa vede nel futuro della sua azienda?

“Oggi siamo al limite della capacità produttiva e se vogliamo, come vogliamo, mantenere questo standard qualitativo non credo sia possibile crescere oltre. Di certo tutto quello che ho ottenuto è anche merito delle persone che sono cresciute con me, di chi, giorno dopo giorno mi sta vicino. Un patrimonio professionale e umano straordinario che non vorrei andasse disperso”.

Come donna come vive e ha vissuto questa esperienza lavorativa?

“Ho sempre cercato di trovare un equilibrio tra il lavoro in azienda e il piacere di essere moglie, mamma e oggi nonna e credo di essere stata sempre molto presente".

E le foto del suo ufficio sono lì a dimostrarlo.

* TESTO PUBBLICATO SUL NUMERO DI OTTOBRE DEL MENSILE 12 MESI 

Comments

comments

LEAVE A REPLY