Prandelli, Pirlo e Balotelli. Tre tenori bresciani alla conquista del mondo

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di Bruno Forza 

Un travolgente intermezzo musicale azzurro. Dopo il primo e drammatico atto dell’opera “Viaggio lontano dal Rigamonti” (la sconfitta di Novara), e prima della delicata trasferta di Bari, i calciofili bresciani sono rimasti comodi in poltrona godendosi lo spettacolo offerto dai gnari d’Italia, capaci di far rimarginare le ferite post Piemonte.

Medicina tricolore – Dal Piola di Novara al Meazza di Milano ci sono solamente una cinquantina di chilometri, ma è incalcolabile la distanza tra una cadetteria vissuta col fiatone e il palcoscenico calcato dai maggiori esponenti del calcio bresciano nel mondo: Cesare Prandelli, Andrea Pirlo e Mario Balotelli. Così diversi, così nostrani. L’uomo venuto da Orzinuovi è riuscito a dare qualità ad una Nazionale che nel recente passato non sapeva divertire, anche quando riusciva ad essere competitiva. Non si è accontentato, tuttavia, di oliare i meccanismi tecnico-tattici azzurri, ma ha imboccato la ripida strada della cultura sportiva diffondendo un’aria nuova. Il tutto dando fiducia ai giovani nel Paese dei vecchi. Scusate se è poco. Sembra uscito da un film di Ermanno Olmi, lo si riconosce dalla camminata sicura che ci ha portato in alto in Europa, secondi solo alla straordinaria Spagna e consapevoli di poter crescere, e tanto, in ottica Brasile 2014.

Dalla panchina al campo – Se Prandelli è il filosofo, Pirlo è il cervello della squadra. È senza ombra di dubbio il miglior giocatore italiano, il numero uno al mondo nel suo ruolo, e se vincesse il Pallone d’Oro non ci sarebbe da scandalizzarsi. L’avrebbe meritato anche Franco Baresi, altro bresciano a lui accostabile per classe e carattere. Pochi sorrisi, parole misurate e talento da vendere. Facce e stili da film western, con il pallone al posto della pistola, utilizzato con qualità tali da poter collegare Flero e Travagliato superando Castel Mella e Torbole con lanci millimetrici, simili a quello disegnato al 54’ della sfida con la Danimarca, in grado di spalancare la porta a Mario, la “ghetto superstar” made in Concesio. È lui la stella di questa Italia, e lo ha confermato ancora una volta con una prestazione di spessore impreziosita dalla zampata in gol su invito del suo concittadino.

The show must go on – Ce lo immaginiamo, il bresciano medio. Lì sulla poltrona con un sorriso grande così. Orgoglioso, soddisfatto delle perle della sua terra. Al triplice fischio avrà spento la tv e si sarà sintonizzato mentalmente sulla trasferta di Bari, provando nostalgia per l’intermezzo azzurro, una sinfonia che lo ha trascinato in un’altra dimensione. Prima di sprofondare in un laconico “Pota”, però, si sarà ricordato che Fausto Rossi è stato tra i migliori in campo dell’Under 21 di Mangia, bella e vittoriosa 3-1 sui pari età della Svezia. Nel Brescia fatica a trovare continuità, in una Nazionale votata all’attacco è l’insostituibile metronomo… L’intermezzo è finito. La speranza è quella di non restare a secco di musica.

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  1. Pirlo l’abbiamo dato via che era un ragazzino, Balotelli che era un bambino, Prandelli ha rifiutato il Brescia perchè anni fa l’ambiente non era dei migliori. Non resta che goderceli in nazionale, a meno che prima o poi anche a qui arrivino arabi o russi 🙁

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