Parliamo di autunno…e se possibile, godiamocelo

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di Lucia Marchesi – Parliamo di autunno. Cade la pioggia, cadono le foglie e cade il morale. Sì perché questa stagione tanto agognata da chi, come me, odia svisceratamente la calura estiva, porta inevitabili conseguenze. Sembra ieri che giocavamo a racchettoni sul bagnasciuga sotto un sole cocente, e oggi tanti negozi cittadini hanno già allestito le decorazioni natalizie. Praticamente, a Brescia, dopo Ferragosto c’è Natale. Senza alcun intervallo di tempo. Ferragosto. Natale. Immediatamente. Siamo andati prima delle ferie a comprare il costume da bagno e al ritorno il medesimo negozio faceva già bella mostra delle tute da sci. A quanto pare, il ritmo frenetico ormai non riguarda più solo il lavoro, ma ha capovolto anche lo spazio temporale. Da qui il famoso detto “Non ci sono più le mezze stagioni”. Stagioni che ormai sono completamente impazzite: quest’estate abbiamo visto allegre pischelle che sfoggiavano orgogliose eleganti stivali scamosciati (e non vogliamo sapere cosa si creava all’interno con una temperatura che sfiorava i 40 gradi centigradi) e adesso le vediamo andare in giro saltellando nelle loro modaiole ballerine, ovviamente senza calze. Che ve lo dico a fare? Stagione sonnacchiosa in cui all’abituale narcolessia derivante dalle giornate che si accorciano progressivamente si aggiunge un’altra seccatura. I mali di stagione. Tutti quanti abbiamo sonno, mal di testa, mal di gola, un po’ di tosse, attacchi di raffreddore. Tanti genitori hanno iniziato a mandare i figli a scuola da meno di un mese e le influenze sono già esplose: il povero genitore intossicato da un’interminabile estate aveva appena iniziato a pensare di essersi liberato del figliolo, e questo si fa una settimana di influenza. Non solo, ma il bambino che torna da scuola con l’influenza contagerà in pochissimo tempo tutti i fratelli, causando una vera e propria epidemia, con somma gioia dei genitori…Chissà perché, la fine dell’estate è un po’ come l’inizio dell’anno: partono tutti con i buoni propositi. A cominciare da scolari e studenti, che si ripromettono di studiare volta per volta, di tenersi al passo, di non restare indietro con il programma, ma che sanno benissimo che a giugno sfioreranno l’attacco di panico perché l’ultimo argomento studiato risalirà a prima delle vacanze di Natale, fino agli adulti, che si mettono a dieta, si iscrivono in palestra, stanno attenti alla linea, fino, appunto, al cenone della Vigilia, quando uno è proprio bravo, molti si arrendono prima. Eppure, sono tanti i bresciani che non si arrendono alla fine dell’estate. A parte le donzelle che proprio non ne vogliono sapere di abbandonare i sandali per la scarpa chiusa, e che poi si stupiscono perché son sempre malaticce, o i giovanotti che vanno ai giardini con la morosa in canottiera, pensando di colpirla, senza sapere che dieci centimetri di pelle d’oca non sono poi tanto affascinanti, gli animi estivi non si rassegnano alle giornate che si accorciano, e alle 7 di sera sfrecciano per la città in auto con i fari spenti. Altra cosa irrinunciabile nonostante l’arrivo dell’autunno. L’abbronzatura. Scatta l’assalto alle lampade abbronzanti. Qualcuno non può proprio farne a meno: il colorito dorato e sano è d’obbligo e allora via con le lampade. E riconosci il fanatico lampadaro a chilometri di distanza, perché l’abuso dell’abbronzatura artificiale porta a un colore un po’ bizzarro che, diciamocelo, in natura non esiste. Insomma, è difficile per tutti abituarsi al cambio di stagione: quando ormai ci saremo riusciti, sarà la volta del cambiamento primaverile. Nel frattempo facciamoci coraggio, andiamo verso l’inverno con i sandali ai piedi e un bel colorito, che più che all’abbronzatura fa pensare a una caduta accidentale nel ketchup.

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  1. Bella questa rubrica! con le prime piogge mi viene sempre una gran voglia di trovare un luogo in cui fermare un po’ l’orologio degli impegni, per esempio visitare un museo che non conosco. La scorsa settimana ho letto del nuovo museo Lechi a montichari, ci sono andato e sono rimasto senza parole per la bellezza dei dipinti e per l’allestimento davvero elegante. l’Italia ha davvero tanti tesori nascosti.

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