Teatro Grande: tocca alla “Lucia di Lammermoor”

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Venerdì 26 (ore 20.30) e domenica 28 ottobre (ore 15.30) andrà in scena il secondo titolo della Stagione d’Opera e Balletto 2012 del Teatro Grande: Lucia di Lammermoor, è un nuovo allestimento, in coproduzione anche con i Teatri di Jesi, Novara, Fermo e Ravenna, che ha iniziato la sua tournée dal Teatro Sociale di Como e torna al Teatro Grande di Brescia dopo cinque anni di assenza.

La messa in scena che il pubblico avrà la possibilità di vedere nelle recite al Teatro Grande è una rivisitazione della scenografia di Josef Svoboda (nel decennale della morte) ripresa e riadattata per i Teatri del Circuito dallo scenografo Benito Leonori che nel 1992 ha iniziato la sua collaborazione con il grande scenografo ceco e con il regista Henning Brockhaus che firma la regia e il disegno luci di questa Lucia di Lammermoor. I costumi sono invece stati disegnati da Patricia Toffolutti e le coreografie sono curate da Emma Scialfa. Alla direzione d’orchestra Matteo Beltrami, artista che il pubblico bresciano ricorderà nella direzione del dittico Voix Humaine – Pagliacci in scena nella Stagione 2009 e ne Il Barbiere di Siviglia della Stagione 2011.
Il cast vocale prevede la partecipazione dei vincitori del 63° concorso As.Li.Co.: nel ruolo di Lucia si alterneranno Ekaterina Bakanova (26 ottobre) e Romina Casucci. Accanto a loro Francisco Corujo sarà Edgardo, Serban Vasile sarà Enrico Ashton, Alessandro Scotto Di Luzio interpreterà Arturo Bucklaw e i ruoli di Raimondo, Alisa e Normanno saranno interpretati da Giovanni Battista Parodi, Cinzia Chiarini e Alessandro Mundula.

Per entrambe le recite del 26 e 28 ottobre sono ancora disponibili pochissimi posti di platea e palchi in vendita in Biglietteria (orari: mar-ven 13.30-19.00, sab 15.30-19.00) e sui siti teatrogrande.it e vivaticket.it.

NOTE MUSICALI di Matteo Beltrami: Ristudiare un Capolavoro
Ci si interroga spesso su cosa voglia dire ‘filologia’. Se lo chiedono gli artisti, il pubblico, la critica, ognuno partendo dal proprio punto di vista e proiettando inevitabilmente desideri e presunte priorità. L’artista- interprete non ha a che fare solo con l’esito di un lavoro, ma anche con il modo di procedere nel corso dello studio e della preparazione. Per questo può chiedersi cosa significhi ‘atteggiamento filologico’ e non solo ‘filologia’. Può chiedersi se sia meglio congelare e riproporre soluzioni luminose ed efficaci, ma frutto di situazioni passate, o tentare di creare un modus operandi in cui lo studio si possa fondere con il piacere della ricerca condivisa e la serietà dell’analisi non precluda necessariamente l’entusiasmo della creatività.
Era prassi nell’opera italiana del ‘700 e ‘800 poter contare su alcuni margini di libertà per assecondare e valorizzare le peculiarità degli interpreti in variazioni e cadenze. E c’è in Lucia un’occasione particolarmente famosa e generosa per farlo: la cadenza della pazzia della protagonista. La versione che siamo abituati a sentire, cristallizzata in uno scambio di virtuosismi, scale, trilli e arpeggi tra soprano e flauto, o glassarmonica, è solo una delle possibilità che sono state messe a punto e praticate in passato. Ce ne sono molte altre di cui è rimasta testimonianza. E ci sono tutte le infinite possibilità di crearne di nuove. Noi ne proporremo una. E sarà il momento in cui assumerà maggiore evidenza di risultato lo spirito che ha in realtà caratterizzato tutto il lavoro di questa produzione: ristudiare un capolavoro noto, analizzarlo insieme, entusiasmarci nel riscoprire le meraviglie di quest’opera e creare qualcosa di nuovo dove era consuetudine, se non obbligo, farlo.

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