La partita del futuro si gioca a Mompiano

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    di BRUNO FORZA – Verde, placida, accogliente, sportiva e con un retrogusto di tradizione. Se si osserva Mompiano dall’alto – più precisamente dal colle S. Giuseppe – si ha questa impressione, quella di un pezzo di città ideale adagiata ai piedi dei monti, dove la natura ha ancora il suo peso e dove le case abbracciano i campanili delle chiese. Un luogo vivibile, vicino al centro ma lontano dalla frenesia del XXI secolo e dove lo sport ha messo radici.

    Scendendo sul livello del mare la maggior parte delle impressioni vengono confermate, ma ficcando il naso all’ombra del castello Malvezzi si scopre una realtà in profonda trasformazione sotto tutti i punti di vista. A Mompiano si sta giocando una partita importante, e una volta tanto le rondinelle non c’entrano. Gran parte del futuro della città si deciderà qui, dove il Comune fa progetti ambiziosi che influiranno notevolmente sul volto e sulla quotidianità di residenti e commercianti con riflessi su tutta la cittadinanza bresciana.

    Tastando il polso della situazione gli argomenti che stanno più a cuore a chi vive e lavora qui sono tre: stadio, verde pubblico e riqualificazione. Il Rigamonti è un’autentica croce per il quartiere, soprattutto quando il Brescia è in serie A. L’anno scorso le partite interne dei biancoblu trasformavano Mompiano in un quartiere blindato già cinque ore prima del match. Una situazione invivibile per gli affari dei negozi e la libertà dei residenti. Quest’anno la serie cadetta ha portato un pizzico di serenità in più, ma la questione resta in cima alla lista del Comune, che sogna la Cittadella dello sport a Buffalora. I residenti ci sperano, ma temono nuovo cemento sulle rovine dell’obsoleto impianto cittadino. A proposito di edilizia è scontro aperto tra i grigi metri cubi preventivati dalla Loggia in piazzale Vivanti e i metri quadrati verdi chiesti a gran voce dai cittadini, che hanno tappezzato la recinzione del cantiere in questione con striscioni eloquenti indirizzati al Sindaco e alla sua squadra di governo. La proposta? Riqualificare la zona più cupa del quartiere e costruire là dove giace l’ecomostro dell’ex Idra, dove l’idea, però, sembra essere quella di dare spazio alla grande distribuzione.

    Chi vivrà, vedrà. Intanto ciò che è certo è che la tavolozza di Mompiano si riempirà di verde in via Nikolajewka, dove sarà realizzato un vasto parco pubblico. L’azzurro delle piscine, invece, tornerà quest’estate (parola di Labolani) in via dello Stadio, dopo anni di assenza. Il vecchio impianto fu demolito nel 2005, il resto è una commedia dell’arte all’italiana in cui si ride per non piangere. Subito dopo arriverà la metropolitana, con le vicine fermate di Casazza, piazzale Vivanti e viale Europa. Quest’ultimo doveva diventare un boulevard con alberi, aiuole, ampi marciapiedi e piste ciclabili. Un bel progetto chiuso nel cassetto in attesa di tempi migliori. Sport, natura, edilizia, attività commerciali, mobilità, ma per ora niente università. L’ipotesi di un trasloco degli indirizzi scientifici dell’Università Cattolica in una nuova sede realizzata nell’area dell’ex seminario diocesano ha ricevuto il momentaneo no di Paroli. La partita continua, anche se l’impressione è che non finisca mai. La speranza è che al triplice fischio di questi tempi supplementari vinca la Leonessa d’Italia nel segno della modernità (che implica anche il rispetto per l’ambiente), della vivibilità e del bello, quel concetto caro agli antichi che abbiamo messo nel dimenticatoio. 

     

    DON SIMONE CARICARI – Curato della Parrocchia di S. Gaudenzio

    Come descriverebbe Mompiano a chi non lo conosce?

    “Come il quartiere più bello della città, con una natura che gioca un ruolo importante. Quanto ai residenti è abitato soprattutto da professionisti, ci sono un tenore di vita e un livello culturale medio alti, ma poco tempo libero”.

    Parrocchia e oratorio sono frequentati?

    “Il nostro è l’oratorio di riferimento della zona. La fascia d’età più presente è quella che va dall’infanzia all’adolescenza, che riempie i nostri spazi. Abbiamo assunto due educatori e c’è grande movimento a tutte le ore del giorno”.

    Capitolo giovani.

    “Per loro c’è molto anche oltre i confini dell’oratorio. Ci sono la sede di azione cattolica, il gruppo scout, associazioni di volontariato, attività sportive e percorsi interessanti che consentono di darsi da fare su più fronti in modo costruttivo”.

    Cosa non funziona in quartiere?

    “Come in tutti i quartieri di città l’aggregazione non è molto spontanea. In paese è diverso. Manca un po’ di senso di appartenenza alla comunità”.

    Qual è il suo punto di vista sui progetti messi in cantiere dal Comune?

    “Di parchi ce ne sono già tanti in zona, mentre la piscina è necessaria. A Mompiano chi cerca quel qualcosa in più lo trova, il problema vero penso che sia la solitudine degli anziani”.

    DAVIDE FANTINI – Edicola via Fratelli Boccacci

     

    Mompiano: una zona da consigliare a chi vuole aprire un’attività o a chi è in cerca di casa?

    “Dal punto di vista commerciale no, da quello abitativo dipende perché è un quartiere molto tranquillo, con parecchi anziani, e piuttosto chiuso”.

    I progetti messi in cantiere dal Comune possono trasformare la zona in meglio?

    “Sono parecchi e interessanti, ma i soldi sono pochi. Io ho qualche dubbio che la metropolitana parta nel gennaio del 2013. Nei piani del Comune c’è anche la realizzazione di nuovi palazzi residenziali, ma il rischio è che restino vuoti. L’unica soluzione è puntare sull’edilizia convenzionata, ma a patto che lo sia nel vero senso della parola. La piscina? Speriamo che sia la volta buona”.

    A lei piace questo quartiere?

    “Io sono veneziano e sono abituato a un’altra realtà, più viva. Mompiano mi mette tristezza, è una zona morta”.

    Questione stadio. Qual è il suo punto di vista?

    “L’anno scorso con la serie A è stato un incubo. Il quartiere veniva chiuso cinque ore prima della partita. Sembrava di essere sotto assedio. In B va meglio, ma resta un problema sentito dai residenti. Andrebbe spostato fuori città, ma l’impressione è che resterà qui. Gli imprenditori bresciani non hanno voglia di investire nel calcio”.

    SALVATORE RIOLO – Calzolaio Piazzale Kossuth

     

    Da quanto tempo ha l’attività qui?

    “Da 26 anni. Ho fatto le scarpe anche a Martinazzoli, abitava qui vicino”.

    Si vive bene a Mompiano?

    “Il livello di vivibilità è soddisfacente, ci sono persone civili e il ceto sociale è buono”.

    E gli affari come vanno?

    “Rispetto all’anno scorso registro un -30%. Le ragioni? Il mercato asiatico usa e getta e la tendenza della moda a snobbare pelle e cuoio, poi la crisi generale”.

    Perché consiglierebbe a una coppia di cercare casa qui?

    “Ci troviamo sotto i monti, c’è un bel contesto ed è una zona servita. Non manca nulla, ma gli appartamenti sono molto cari”.

    MANUELA BERTELLI – Pasticceria la Brescia dei dolci via Ambaraga

     

    Ci descriva Mompiano.

    “È una zona bellissima e tranquilla, adatta alle famiglie e un po’ meno ai single o alle coppie giovani, poi dipende dai gusti e dalle aspettative”.

    Quali sono i problemi più sentiti dai residenti?

    “Non chiedono grandi cose, ma la questione stadio li infastidisce parecchio”.

    Condivide i progetti del Comune in questa zona della città?

    “Mi sembrano positivi. Tutto ciò che viene fatto per ringiovanire e dare risalto e vita alla zona è positivo”.

    Se tornasse indietro aprirebbe ancora qui in via Ambaraga?

    “Assolutamente sì. C’è un bel viavai”.

     

    C’È QUALCOSA CHE NON VA

    L’ascesa al colle S. Giuseppe non lascia dubbi sullo stato di incuria in cui versano i nostri boschi. Rami secchi e sterpaglie rendono certe zone impenetrabili finendo per invadere perfino le strade che portano alla sommità del monte riducendo pericolosamente l’ampiezza della carreggiata.

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