Viale Piave: zona multietnica

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    La massiccia presenza di immigrati ha cambiato i connotati della zona aggiungendo nuovi colori e nuove abitudini di vita. Sulla strada dell’integrazione però c’è ancora molto da fare. Prostituzione e moschea i temi caldi che animano quest’area cittadina. 

     

    di BRUNO FORZA – Acqua e inchiostro. Grandi poeti e scrittori hanno fatto scorrere i fiumi italiani nelle pagine delle loro opere. D’Annunzio fu stregato dal Piave, il nostro fiume sacro. “Vi sono forse altre acque in tutta la Patria nostra? Ditemelo. V’è oggi una sete d’anima italiana che si possa estinguere altrove? Ditemelo”. Per il vate il Piave era il simbolo della “cacciata dello straniero”, emblema della resistenza ad oltranza e della vittoria. A Brescia c’è una via che ricorda tutto questo. Un corso d’asfalto i cui affluenti principali sono via Diaz e via Mantova, strade che si allontanano dalle immediate vicinanze del centro scivolando verso est, dove il traffico resta intenso ma gli spazi si aprono e i colori diventano più vivaci. Gli argini di viale Piave sono costellati di alberi, un antipasto di natura che fa da preludio al parco Ducos, una delle aree verdi cittadine più amate dai bresciani. Qui gli anziani cercano e trovano refrigerio e le giovani coppiette angoli di libertà per i loro primi baci, gli studenti leggono sdraiati e i podisti corrono con un occhio al sentiero e l’altro al cronometro.

     

    Più avanti c’è viale Bornata, zona d’élite residenziale, più a nord viale Venezia, il salotto buono della città. Realtà vicine, ma profondamente diverse da quella di viale Piave, dove la stragrande maggioranza dei residenti arriva da lontano. Pakistan, Sri Lanka e India sono le nazionalità più radicate, ma non mancano immigrati africani ed est europei. Negli ultimi anni, di conseguenza, il tessuto sociale della via si è modificato portando una ventata di novità nelle insegne dei negozi, nelle abitudini quotidiane e nel volto stesso della zona. Alla ribalta delle cronache ci sono le vicende legate alla prostituzione, problema annoso sui marciapiedi del viale nelle ore notturne. Si è discusso parecchio anche della moschea improvvisata al civico 203, dove un ufficio era stato trasformato in luogo di preghiera. Chi vive e lavora in zona, tuttavia, menziona Shakespeare per commentare l’accaduto: “Tanto rumore per nulla”.

    Sicuramente il Piave bresciano resta uno dei fronti più caldi per la costruzione della città del futuro. Oggi c’è una convivenza pacifica carica di indifferenza. Le parrocchie dei Comboniani e di S. Francesco, viste da qui, sembrano lontane e non si respira un senso di comunità. I bresciani, poi, hanno iniziato a snobbare questa via come si evince dalle parole di un agente immobiliare: “Non riuscire a vendere un trilocale con il bagno appena ristrutturato a 93mila euro la dice lunga”.

     

    RICCARDO VARINI e LUIGI ABATE – Enosteria, viale Piave

    Quali sono i problemi più sentiti nella zona?

    “Dal nostro punto di vista direi che qui il divertimento non è tollerato. Così è difficile socializzare. Con il Palazzo siamo in buoni rapporti, ma il Comune si lamenta per la nostra stagione musicale, e pensare che alle 23 si smette di suonare. Loro invece alle 4 del mattino fanno un baccano pazzesco con la pulizia delle strade“.

    L’immigrazione qui è massiccia. C’è integrazione?

    “Per quanto ci riguarda il locale è aperto a tutti, non abbiamo pregiudizi. Anche le prostitute ormai sono parte integrante di viale Piave, ma questa è una zona tranquilla, non c’è da lamentarsi”.

    Consigliereste a chi è in cerca di casa di venire a vivere qui?

    “Sì. Gli affitti sono bassi e la zona è buona, né in centro né troppo fuori”.

    Quanto al vostro locale cosa proponete ai clienti?

    “I nostri fiori all’occhiello sono musica jazz dal vivo e ottima cucina”.

     

    ANNAMARIA CATTINA – Pasticceria Piave, viale Piave

    Da quanto tempo avete l’attività qui?

    “Siamo qui da 24 anni, nel corso dei quali la via si è evoluta in linea con il resto della città. Ci sono tantissimi stranieri”.

    L’immigrazione è uno degli argomenti di maggiore attualità da queste parti.

    “Senza dubbio, anche se da noi gli stranieri non vengono. Sul retro del negozio, invece, le prostitute si appartano con i clienti di notte. La polizia lo sa, ma non può farci niente perché è proprietà privata. Pazzesco”.

    La crisi si sente?

    “Abbastanza. Cerchiamo di combatterla come abbiamo sempre fatto, evitando gli sprechi e lavorando il più possibile. Non chiudiamo per ferie da dodici anni”.

     

    GINETTA SAVARESI – Bar Ginetta

    Questo è un bar storico di viale Piave. Come è cambiata la zona negli ultimi 43 anni?

    “In peggio. Non vedo miglioramenti. La prostituzione è aumentata e i residenti sono stufi, mi fanno persino osservazioni perché servo le prostitute. Io sono per il foglio di via, visto che queste ragazze sono praticamente tutte straniere, soprattutto rumene”.

    Chi vive in questa zona?

    “Almeno la metà dei residenti è composta da immigrati. Gente tranquilla e che lavora, ma che non si è ancora integrata. Fanno acquisti solo nei negozi dei loro connazionali, preparano il pane in casa e riempiono le bottiglie d’acqua alle fontane comunali. Il commercio del settore alimentare e dell’abbigliamento risente parecchio delle loro abitudini”.

    Consiglierebbe ai bresciani in cerca di casa di trasferirsi qui?

    “Devono essere pronti ad affrontare una realtà in cui bisogna abituarsi alla convivenza reciproca. Per il resto non manca nulla, la zona è servita sotto tutti i punti di vista”.

    Se potesse fare una richiesta al sindaco cosa chiederebbe?

    “Non saprei. Le forze dell’ordine sono presenti, su quello non c’è nulla da dire, ma non sanno più far rispettare la legge”.

     

    ANDREA GIULIANI – Case & Co, viale Piave

    Ci descriva la zona.

    “Viale Piave è una zona popolare, abitata al 60-70 per cento da immigrati, le vie vicine invece presentano contesti sociali molto diversi, già in via Mantova e in via Diaz, per non parlare di viale Venezia e viale Bornata, vicine geograficamente ma molto diverse.

    Capitolo qualità della vita.

    “Secondo me in viale Piave si vive bene. So che è sorto un comitato dei residenti per le questioni relative alla moschea e alla prostituzione, ma la situazione è molto più tranquilla di quanto si dica in giro. Viale Piave non è mica via Milano”.

    Quali sono i punti di forza di questa zona della città.

    “I servizi non mancano, è vicina al centro e i prezzi sono bassi sia per gli affitti sia per l’acquisto di immobili”.

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