Villaggio Sereno e Fornaci: la difficoltà di restare se stessi

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    di BRUNO FORZA – Il sud di Brescia è un ibrido affascinante. Non è paese e non è città, ma possiede profondi tratti distintivi. Villaggio Sereno e Fornaci ne sono i portabandiera. Ognuno con il proprio stile. Il territorio di origini marcoliniane resiste al richiamo della modernità, fedele al suo reticolato di vie e traverse, con qualche palazzo che svetta sulle casupole in vecchio stile, alcune rinfrescate da recenti ristrutturazioni, altre in attesa di nuovi acquirenti e muratori che non arrivano, complice un mercato immobiliare condizionato dalla differenza tra domanda e offerta. La situazione è un po’ diversa nel borgo di Fornaci, frazione di confine, terra di passaggio tra la città e la Bassa, dove tutto ruota intorno alla via principale. Qui hanno messo su famiglia parecchi “cittadini” ed extracomunitari. Le attività commerciali sono tutte in fila, ma negli ultimi tempi hanno chiuso i battenti in parecchi.

    Nel vicino Villaggio Sereno, invece, le attività commerciali sono sparse qua e là e ad abbassare le serrande sono stati soprattutto i minimarket. Effetto crisi? Non solo. A Fornaci bisogna fare i conti con una viabilità che ha creato enormi grattacapi a commercianti e residenti, mentre al Villaggio Sereno non c’è ricambio generazionale. Chi va in pensione non riesce a vendere il suo esercizio, che spesso necessiterebbe di una bella sistemata. I residenti, poi, per necessità o comodità puntano sui centri commerciali. Nella zona sud, intanto, il tempo scorre lento e gli anziani se lo gustano sulle panchine, accarezzati dal sole primaverile. La sensazione è quella di una realtà un po’ spenta, dove le case sembrano dormitori e la sera tutto si spegne, eccezion fatta per qualche bar. All’ombra dei campanili, invece, si cerca di aggiungere quel qualcosa in più alla solita routine quotidiana, costituita dal tragitto casa, lavoro e ritorno. A tal proposito è nata l’idea del palio delle contrade del Villaggio, che dividerà il territorio in quadre per riunire tutti in solo grande evento. C’è bisogno anche di questo.

     

    DANIELA BIANCHETTI – Carni Bonometti, via Fornaci 

     

    Che voto merita Fornaci in pagella?

    “Direi un 7, anche se essendo nata qui non posso essere imparziale”.

    Come si è evoluta nel tempo la zona?

    “Una volta c’erano più attività. Oggi molti hanno chiuso, non solo a causa della crisi. L’avvento della tangenziale ha ridotto il passaggio, così come il rifacimento della strada, che senza dubbio sarà più bella, ma percorrerla è un calvario”.

    Però c’è meno traffico…

    “Sì, è l’unico vantaggio. Quanto all’inquinamento non possiamo dire che la situazione sia migliorata, perché con il depuratore a Verziano e l’inceneritore poco distante la qualità dell’aria è messa a dura prova”.

    Cosa manca a Fornaci?

    “Un po’ di aggregazione. Un tempo c’era più condivisione, più vicinato. Poi servono negozi. Chi volesse uscire di casa a piedi per fare le compere come una volta non può più perché, ad esempio, non c’è il fruttivendolo”.

    Italiani e immigrati. Vite separate o integrazione?

    “Si procede a rilento. Si bada al quieto vivere e nulla più”.

     

    ELISA MASSERDOTTI – Edicola, via Fornaci 

     

    Come descriverebbe Fornaci?

    “Come una zona vivibile e ben servita, su misura per famiglie e anziani”.

    Dall’altra parte della strada c’è l’oratorio. È un luogo vissuto?

    “Fino alla cresima, poi c’è il tradizionale allontanamento. Diciamo che lo sport gioca un ruolo importante attirando parecchia gente. Ai giovani, comunque, Fornaci sta stretta, mentre per gli anziani è un paradiso”.

    Richieste per il Comune?

    “Da qui vedo tante persone inciampare. I marciapiedi andrebbero sistemati, ma essendo sul confine il Comuni se ne lavano le mani scaricandosi l’un l’altro la patata bollente”.

    Consiglierebbe a chi è in cerca di casa di trasferirsi qui?

    “Sì, perché è una bella zona, servita e vicina al centro”.

     

    FLAVIANO BRESCIANI – Bar la XIII Villaggio Sereno, traversa XIII 

     

    Com’è il bilancio sulla vivibilità del Villaggio Sereno?

    “Positivo, anche se la sera non c’è vita. Per il resto è un quartiere ricco di servizi e di attività”.

    Il cruccio dei residenti sembra essere l’inquinamento.

    “Diciamo che tangenziale, autostrada e inceneritore non aiutano. C’è parecchia polvere”.

    Da quanto tempo avete l’attività qui?

    “20 anni, ma il bar esiste da 45. Possiamo dire che è nato con il Villaggio. La posizione è buona e la clientela non manca. Vengono da noi soprattutto i giovani della zona, mentre il pomeriggio abbiamo qui i ‘cartomanti’ (anziani che giocano a carte, ndr.). Siamo aperti dalle sette di mattina all’una di notte. C’è concorrenza perché in zona ci sono 12 bar”.

    La crisi si sente?

    “C’è. Qui al Villaggio parecchi giovani sono disoccupati. Escono ma non consumano, se non nel fine settimana quando arriva la paghetta dei genitori”.

     

    PIERANGELO NODARI – Charlie frutta, Villaggio Sereno – traversa XIII 

     

    Quando ha aperto il negozio?

    “16 anni fa. Ormai ho una clientela consolidata e rafforzata dal fatto che i piccoli supermercati della zona hanno chiuso”.

    Una fotografia del Villaggio Sereno.

    “È un quartiere che sta invecchiando, con case carissime. L’era di padre Marcolini è finita da tempo, alcune case costruite ai tempi adesso costano 300-400mila euro e in più sono da ristrutturare. L’acquisto di immobili qui è sempre meno in voga, tuttavia negli ultimi tempi è arrivata qualche famiglia giovane”.

    Capitolo inquinamento. Cosa ci può dire?

    “La qualità dell’aria è pessima, poi manca una cultura ambientale nella popolazione. Non c’è rispetto”.

    Cosa chiede agli istituzioni?

    “Ho già fatto la mia richiesta al Comune: più parcheggi per agevolare le attività commerciali. Mi hanno risposto che non hanno fondi e che dobbiamo provvedere a spese nostre”.

    Punta sulla brescianità dei suoi prodotti?

    “Cerco di vendere frutta locale il più possibile, ma solo se è di qualità. Pesche e fragole arrivano da Poncarale; kiwi, cachi e insalata da Carpenedolo; ciliegie da Gussago. Purtroppo a Brescia e provincia non si può fare di più”.

     

    C’E’ QUALCOSA CHE NON VA

     

    Lo sfregio sul volto della zona sud di Brescia è l’inquinamento. Villaggio Sereno e Fornaci non fanno eccezione, sebbene siano due zone verdi e ricche di aree campestri. La qualità dell’aria – come è noto – è minacciata su tutti i fronti, ma negli ultimi tempi ciò che spaventa di più non arriva dal cielo, bensì dal rubinetto. Lo spauracchio è il cromo, rilevato in quantità massicce nelle acque della zona. Il fatto ha destato preoccupazioni rilevanti soprattutto in ambito scolastico, con parecchi genitori che danno ai bambini la bottiglietta di plastica ricordandogli di evitare la brocca della mensa. L’Asl ha rilevato una concentrazione di cromo pari a 8-13 microgrammi per litro, quindi nei limiti di legge (50 microgrammi), ma negli ultimi anni gli studi in materia hanno fissato per le acque di scarico industriale a scopo irriguo un limite di cromo esavalente di 5 microgrammi per litro, limite che, di conseguenza, ne metterebbe profondamente in discussione la salubrità.

    Dall’ambiente alle opere pubbliche. Ezio – ventottenne residente al Villaggio – non fa sconti al Comune: “La pista ciclabile che collega il Villaggio Sereno a Verziano è in pessimo stato, letteralmente invasa da cespugli e rovi. Quella di via Labirinto, invece, è la solita striscia rossa a contatto con i mezzi a motore. È dai tempi di Corsini che si attende il suo completamento. Stesso discorso per la rotonda di via Verziano. Tempi biblici.”

     

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