A Castenedolo… Serve energia

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    di ALESSANDRA TONIZZO – Torniamo a Castenedolo, percorrendo una via Brescia rinnovata da un filare di piante – forse dei platani in erba – che fanno pendant con le chiome mature al di là della strada: polmoni ossigenanti su una linea ad alto scorrimento, giusto alle porte del paese.

     

    Facce nuove si mischiano a volti noti, complice il papabile tournover che ha investito Castenedolo, realtà che – con i suoi oltre 11mila abitanti, tra i quali le etnie straniere hanno il proprio peso specifico – continua ad attrarre l’immaginario dei bresciani in cerca di un’oasi di tranquillità.

    Qui, dicono, la situazione è la stessa di un paio d’anni fa: chi ha perso il lavoro lo sta ancora cercando, mentre chi ce l’ha se lo tiene stretto, tirando la cinghia; uno scenario, questo, grazie al quale, purtroppo, molti paesi si fanno compagnia, anche se Castenedolo soffre più d’altri l’andirivieni dalla (vicina) città.

    Ciò che scuote il paese, però, è un’inquietudine antica, per la quale c’è grande fermento: tramite una petizione popolare, infatti, è in atto una raccolta firme da presentare in Regione per impedire ad un nuovo impianto (600 mila tonnellate l’anno di scorie speciali e rifiuti pericolosi da trattare, su una zona di circa 130mila mq) che sorgerebbe tra Ciliverghe, Castenedolo e Calcinato. Paura grande non solo per le emissioni in atmosfera e il rischio di percolazioni nel sottosuolo, ma anche per l’enorme mole di traffico (sia per l’approvigionamento sia per il trasporto del prodotto finito) che si riverserebbe nei dintorni.

    Lasciamo il paese alla sua battaglia, augurandogli di mantenere delle riserve speciali d’energia, da autoiniettarsi al bisogno.

     

     

    Paese che vai… le nostre impressioni

    A Castenedolo, dove tutto si dipana su una via – e pochi passi più in là dal cosiddetto “centro” sono già sufficienti a “tagliarti fuori dal giro” –, ciò che stona è l’offerta commerciale, raramente al passo con i fermenti culturali del paese. La vicinanza alla città è temutissima, mentre basterebbe copiare l’esempio di quelle realtà, a pochi chilometri da Brescia, che traggono dalla metropoli quel tanto che basta per reinventarsi, senza per questo perdere la propria identità.

     

    Ci raccontano Castenedolo

    FAUSTO VALLIO – (IL FRUTTETO) VIA MATTEOTTI 

     

    Come resiste un negozio del suo genere davanti alla concorrenza della grande distribuzione?

    “Mi baso su prodotti come la verdura cotta e le primizie. Questo, poi, è il periodo delle lumache, ancora molto apprezzate, nonostante oggi non si voglia perder tempo a pulirle”.

    Lavora qui dall’89: quale servizio si è rivelato vincente?

    "Sicuramente la consegna gratuita a domicilio, indispensabile per gli anziani, e per chi abita nelle frazioni un po’ isolate".

    Un problema di Castenedolo.

    "Senza dubbio il parcheggio: la piazza è sempre piena, così si parcheggia dove capita, cambiando il disco orario di tanto in tanto. Questo toglie il ricambio spontaneo, disincentivando la clientela di passaggio, quella della spesa mordi e fuggi".

    A livello ambientale, siete sereni?

    "Qui attorno mi sembra ci siano ben 8 o 9 discariche… Diciamo che prevale un po’ il senso d’impotenza".

    Per migliorarsi, di cos’ha bisogno il paese?

    "Di cambiare un po’ la sua mentalità: sono anni che si dice ‘a Castenedolo non attaccano le attività’, con la scusa della vicinanza alla città. Spero di no, ma tra 4 o 5 anni, per me, in paese, tolte le banche, non ci sarà più nessun negozio".

     

    STEFANO FAUSTINI – (OTTICA FAUSTINI) VIA MATTEOTTI 

     

    Ci siamo visti due anni fa: cos’è cambiato, commercialmente, in paese?

    “Per noi che, all’inizio del 2011, senza mai chiudere il locale, abbiamo ristrutturato il negozio, qualcosa è cambiato: l’immagine è migliorata, il lavoro è incrementato”.

    Un decollo che permane?

    “Purtroppo no. Da circa un mese il lavoro è fermo per tutti. La gente ha paura, è spaventata, traghettata da una crisi all’altra. Nessuno vuol più spendere”.

    Avete un’altra ottica a Rezzato: che confronti può fare?

    “Qui, facendo due conti, c’è stata una perdita minore. Castenedolo mi sembra una realtà più vivace”.

    C’è stato diverso tournover, come mai?

    “Un po’ sì, è vero. Ciò che dispiace è che chiudono i negozi di prima necessità, come gli alimentari, e aprono attività come il Compro oro”.

    Un aggettivo per gli abitanti di Castenedolo

    “Di partenza c’è un po’ di diffidenza verso chi non si conosce, poi subentra l’accoglienza. Questa, per me, è una caratteristica di tutti i paesi, che si differenziano dalla città proprio per questo”.

     

    ROSELLA NOVENTA – (ERBA SALUS) VIA MATTEOTTI 

     

    Ha aperto a fine settembre: come mai qui?

    "Sono di Botticino e Castenedolo è l’unico paese vicino alla mia residenza sguarnito di questo servizio. Per ora, sta andando mediamente bene".

    È molto giovane, ci racconta la sua formazione?

    "Mi sono laureata in Tecniche erboristiche a Milano, classificandomi seconda nel premio della Fei (Federazione Erboristi Italiani), e recentemente hanno pubblicato la mia tesi. Ma purtroppo, da noi, il curriculum conta poco e l’offerta lavorativa è spesso pessima".

    Chiunque, oggi, può aprire un’erboristeria?

    "Sì, non siamo ancora tutelati come categoria. Rispetto a chi non è laureato (prima esisteva il diploma), possiamo solo miscelare le tisane e fare preparazioni di laboratorio. Anche nelle aziende del settore si trovano chimici o farmacisti, non propriamente erboristi".

    La sua idea di Castenedolo

    "Un paese in cui non manca il passaggio, soprattutto in auto. Ma, a soli cinquanta metri dal centro, a piedi gira pochissima gente".

    Cosa vendi di più?

    "La cosmesi naturale. Anche se, parallelamente, cerco di potenziare la vendita di integratori e tisane: il rimedio tradizionale più funzionale, economico e su misura che c’è".

     

    ALESSIA VARISCHETTI – (SOTTO SOTTO INTIMO) VIA MATTEOTTI 

     

    Chi solo le sue clienti?

    "Persone un po’ su d’età, che cercano le coppe differenziate e le taglie in conformato: il prodotto che mi caratterizza e che pochi tengono".

    Nativa di Castenedolo, come lo descrive?

    "Un paese che vive nella sua normalità e tranquillità".

    E commercialmente?

    "È calato, ed è grave: la gente tende a spostarsi. Commercialmente, è difficile sopravvivere all’interno di un piccolo paese, poi noi siamo così vicini alla città… molti lavorano a Brescia, vi fanno compere e rincasano qui la sera".

    Che problemi ci sono, in paese?

    "Ce ne sono tanti, ma prevale una difficoltà materiale. Difficile capire cosa fare per rendere Castenedolo migliore, forse attirare più gente, com’è successo l’anno scorso alla festa del Patrono".

    Questione discariche.

    "Ora stanno raccogliendo le firme contro l’ennesimo impianto, ma io non ho firmato, perché porta sempre lavoro. Ci saranno certo dei disagi, ma dobbiamo essere consapevoli che se non accetta il nostro comune lo farà uno limitrofo: cosa cambierebbe, allora, a livello ambientale?".

     

    Le nostre domande a

    GIAMBATTISTA GROLI SINDACO DI CASTENEDOLO

    Castenedolo ha diverse facce: quella del centro storico, più dinamica – dove il commercio vive con timore la vicinanza alla città – e quella delle frazioni – alcune delle quali, come Capodimonte, attirano nuovi residenti – decisamente isolata. Quale politica riesce a "tenerle insieme"?

    “I comuni dell’hinterland cittadino subiscono l’attrazione commerciale della città, quindi il piccolo commercio locale ne ha sempre sofferto. Frazioni come Capodimonte hanno avuto i loro negozietti e li hanno tuttora (fornaio, salumeria…): è chiaro che, con l’avvento dei centri commerciali, non si può immaginare d’insediare lì grandi negozi, che non avrebbero poi di che vivere. Certo, quando la forneria storica del paese ha chiuso dopo molti anni d’attività, abbiamo premuto per un subentro, che di fatto c’è stato; si tratta anche di dare un servizio sociale agli anziani, che non avrebbero più alcun punto di riferimento. Però queste iniziative non le decide l’amministrazione comunale, fanno parte delle dinamiche del mercato: il commercio non lo imponi con delibere di giunta. Credo infine che una grande necessità di nuovi negozi, in paese, non ci sia, visto che la gente, oggi, si sposta con grande facilità”.

    Sviluppo di Castenedolo sul piano ambientale, tra la vicinanza a Montichiari (che ha iniziato un approfondito studio sull’impatto ambientale degli inquinanti) e l’appetibilità del territorio per le imprese di smaltimento dei rifiuti. Quale futuro?

    “Dal 2 maggio scorso è esecutivo il nuovo Pgt, all’interno del quale abbiamo creato un buon equilibrio tra potenzialità di sviluppo per il futuro (un minimo di spazi per la residenza e per nuovi insediamenti produttivi è necessario) e tutela del paesaggio, dal punto di vista agricolo e non. La crisi economica, certo, ha contribuito a frenare il settore delle costruzioni. Siamo però insidiati da una serie di operazioni di carattere sovra-comunale, che come tali non necessitano del parere del Comune anche quando questo si trova ai confini di tali manovre: è quello che sta accadendo con la Portamb, insediamento industriale di trattamento di rifiuti proprio al nostro confine, per il quale, alla Conferenza dei servizi in Regione, abbiamo recentemente espresso il nostro parere negativo insieme ad altri comuni, a partire da Mazzano. Non sono fino in fondo fiducioso che questo produca un diniego alla realizzazione dello stesso, oltre tutto questi insediamenti, che pesano sulla qualità dell’ambiente, utilizzerebbero nostre strade comunali”.

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