Bassa bresciana, ove la terra impera

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    Ghedi, Leno, Calvisano e Gambara: nella vita e nel lavoro vince la tradizione.

    di Alessandra Tonizzo – Continua il nostro viaggio nella Bassa, procedendo spediti dalla città lungo la SP 24 per percorre la serpentina di cemento che costeggia – e non di rado attraversa – i paesi della pianura padana.

    Arriviamo a Ghedi, realtà che ha quasi raggiunto quota 19mila abitanti e che, accanto alle tradizionali attività agricole (coltivazioni di cereali, ortaggi, foraggi, vite e allevamenti di bovini, suini e avicoli), ha ben sviluppato il tessuto industriale (con una forte presenza del comparto tessile), nonché diverse attività commerciali. La cittadina – sede del 6° Stormo dell’Aeronautica Militare, con l’aereoporto, ove è ubicata anche la stazione meteorologica di Brescia – registra un periodo complicato: i negozianti riportano una flessione negativa del commercio oscillante tra il 40 e il 70 per cento e, parlando di un’economia povera, schiacciano l’occhio ai giovani, in cerca non solo di lavoro, ma anche di punti forti d’aggregazione. Mentre il Comune si prepara ad accogliere un’assessore donna – questa la sentenza del Tar di Brescia in materia di quote rosa –, le modalità di recupero del bacino di escavazione in via Borgosatollo fanno discutere.

    Leno sorge sulla sinistra del fiume Mella e, attraversata dalla strada statale n. 668, nutre le sue 14.500 anime con proficue coltivazioni di cereali, frutteti, frumento, ortaggi. L’economia locale, basata anche sulla produzione industriale nei settori metalmeccanico e calzaturiero, denota una regressione del commercio pari al -12,16 per cento e un parallelo incremento del settore istituzionale (185,71%: variazioni nel decennio ’91-’01). Leno sembra essere una delle rare eccezioni in tema d’immigrazione nel bresciano: gli stranieri presenti (anche in modo significativo: nel 2009 se ne registravano più di 2mila) diventano parte integrante del paese, disponibile al necessario connubio d’identità diverse.

    Dopo soli 13 chilometri siamo a Calvisano, paese ricco di risorgive noto per la celebre squadra di rugby, il Cammi Calvisano, e la produzione del caviale di storione (1° posto a livello mondiale). Qui, equidistanti da Mantova e Cremona, si concentrano diversi capi di allevamento – dai suini ai tacchini –, che fanno, nel settore, eccellere il paese in Europa. I paesani, che, pur facendo capo a Brescia per diversi servizi (tra i quali quello sanitario) sentono di vivere in un ambiente confortevole, vorrebbero una Calvisano rinnovata: ancora una volta sono i ragazzi il loro pensiero, perché possano contare su strutture competitive e ritrovi che li portino a confrontarsi non solo tra le mezze pinte dei bar.

    Ultima tappa, per questo viaggio, è Gambara: paese di quasi 5mila abitanti confinante con la provincia di Cremona. La zootecnia, insieme ai comparti tessile e calzaturiero, è il settore trainante di una terra profondamente legata ai propri riti, tra i quali l’ancora sentito "rogo propiziatorio" in aperta campagna. I gambaresi lodano l’oratorio – unica struttura sempre aperta tra le aree limitrofe e molto coinvolgente anche nei riguardi dei più grandi – e sono orgogliosi della propria riservatezza, della semplicità di un modus vivendi oltremodo rusticano.

    Questa porzione di Val Padana rappresenta la tradizione che non vuole morire, che si afferma preponderante nella vita e nel lavoro, e che fa della terra innanzitutto la benedizione di ogni nuovo giorno.

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