Un Brescia autoctono modello Athletic Bilbao. Sogno o follia?

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di Bruno Forza – Nel libro “Splendori e miserie del gioco del calcio” Eduardo Galeano non nasconde la sua stima per l’Athletic Bilbao, definendola una società capace di spezzare le opprimenti catene del calcio moderno. Il club spagnolo è un esempio riuscito di autarchia calcistica: solo giocatori baschi o cresciuti nel settore giovanile e un legame viscerale alla propria terra e ai colori sociali.

In Spagna c’è chi li definisce senza troppi giri di parole dei locos (pazzi), ma anche dalle nostre parti – di tanto in tanto – c’è chi rispolvera la favola biancorossa montando in sella al cavallo di battaglia autoctono: un Brescia tutto bresciano, in cui l’allenatore possa dare indicazioni in dialetto ai giocatori.

Per molti è un assurdo pensiero fuori dal tempo, che fa storcere il naso nell’era della globalizzazione. Per altri è un’accattivante suggestione, per qualcuno addirittura un sogno. E allora proviamo a cavalcare l’onda dell’utopia fotografando il Brescia nostrano, guidato da Eugenio Corini e dal suo vice Antonio Filippini, in attesa che Cesare Prandelli possa “liberarsi” dalla Nazionale e tornare a casa.

Tra i pali c’è Arcari. Il portierone è nato a Cremona, ma per lui si può fare un’eccezione. Dopo i sette anni di militanza e i record battuti sarebbe un insulto non definirlo bresciano. A contendergli una maglia da titolare, tuttavia, ecco Agliardi, cresciuto nella cantera biancoblù e attualmente in forza al Bologna.

In difesa un quartetto di esperienza: dal milanista Bonera a destra al doriano Castellini a sinistra, passando per i centrali Canini e Volta (Genoa e Levante). In mediana spicca il nome di quello che è senza ombra di dubbio il più forte giocatore bresciano di tutti i tempi: Andrea Pirlo. Per lui cabina di regia e fascia da capitano, con buona pace di Zambelli, confermato sulla corsia di destra. Accanto al metronomo juventino un altro gradito ritorno, quello di Roberto Guana (Chievo) nei panni di incontrista. A sinistra si osa di più, con Pinardi del Vicenza schierato alla Ronaldinho e il talento del gioiellino Tassi da sfruttare a partita in corso.

La stella della squadra, però, è là davanti e si chiama Mario Balotelli. L’attaccante del Manchester City veste per la prima volta la V bianca accendendo la passione dei tifosi a suon di gol insieme a Caracciolo, un milanese che può diventare il miglior marcatore di sempre della storia del Brescia e che, alla luce di questo dato statistico, merita uno strappo alla regola.

Nel gruppo rientrano anche Cassetti, Magli, Martina Rini, Scaglia e Paghera, ma soprattutto giovani promesse sbocciate in un vivaio che – per forza di cose – è stato valorizzato come non mai, influenzando pesantemente tutto il movimento calcistico locale, con il Brescia calcio a formare gli allenatori del panorama giovanile bresciano e a tessere rapporti proficui con le società.

Percorrendo questa via è aumentato il senso di appartenenza della gente alla causa biancoblù. Sono arrivati più sponsor e sono aumentati i tifosi, con tutti i vantaggi che ne conseguono (nuovo stadio compreso). Fermi tutti. Abbiamo corso troppo. Allora meglio attenersi ai fatti e tornare in casa Bilbao, dove l’utopia è diventata una meravigliosa realtà. L’ultima impresa è accaduta lo scorso maggio, con la squadra di Bielsa che ha raggiunto la finale di Europa League. Roba che a Brescia farebbe diventare tutti locos.

Il Brescia bresciano: (4-4-2) Arcari; Bonera, Canini, Volta, Castellini; Zambelli, Guana, Pirlo, Pinardi; Caracciolo, Balotelli. (Agliardi, Cassetti, Magli, Martina Rini, Paghera, Scaglia, Tassi). All. Corini. 

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UN COMMENTO

  1. Infatti sono gli spagnoli che definiscono locos i giocatori baschi.
    Giova ricordare che la Costituzione vigente in Spagna venne sottoposta a referendum popolare per l’approvazione…..n ei Paesi Baschi non venne accettata.
    Lì vogliono l’indipendenza, c’è la polizia basca,ecc; alle votazioni di ottobre i partiti nazionalisti hanno ottenuto il 60%…..qui ….lasciamo perdere.
    Tornando al calcio visto come è ridotto attualmente: partite truccate da giocatori, arbitri, società; interessi economico, televisi, politici abnormi; sostanziale fallimento economico di gran parte delle società.
    Direi che è una proposta affascinante, ma velleitaria. Per me possono sbaraccarlo del tutto.

  2. Io penso che uno scenario del genere farebbe tornare la passione autentica a Brescia, ma temo che non ci siano la cultura e la volontà per portare avanti un progetto tanto bello.

  3. Da anni sogno l’ A.S.C.A. (Associazione Sportiva Calcio Autarchico, ne ho disegnato pure il logo) capace di organizzare l’ autentico campionato italiano di calcio (ma quali campioni italiani, la suqadra dell’ Inter è fatta da 11 stranieri). Campionato giocato non da squadre del’ oratorio, ma da autentici giocatori professionisti, che militano nella squadra della città che ha dato loro i natali.
    La squadra che vincesse un campionato siffatto, potrebbe orgogliosamnete vantarsi di essere, lei sì, campionessa d’ Italia. Volete mettere fine, o no, a miliardari vagabondi senza bandiera? Se qualcuno che mi legge avesse il coraggio (e le forze) di iniziare questa avventura, si faccia avanti. Può darsi che da crudo indigesto, mi trasformi in un cotto……d’ amore.

  4. Troppo complicata la raccolta firme. Basterebbe che questo giornaletto si facesse promotore di un sondaggio un po’ più serio di quelli che ci ha propinato fin’ ora e (probabilmente ha agganci influenti…molto influenti) di un’ iniziativa in "alto loco". Naturalmente, se ci crede e se condivide la mia idea. Sono persino disposto a metterci il logo per un tozzo di pane;
    mi basta la gloria. Ragazzi, se pubblica in prima pagina questa ideuzza, vuol dire che ci crede; se toglie il sondaggio, vuol dire che è una pura e semplice utopia. E vai…..BS News.

  5. Bravo! Finalmente uno che lo dice, anzi, lo scrive. Io però non andrei a prendere calciatori già affermati, ma lavorerei alla base, dal settore giovanile, con squadre composte esclusivamente da giocatori nati in Brescia e Provincia, figli di bresciani o di immigrati ma nati nel bresciano. Provate ad immaginare una prima squadra composta da giocatori delle nostre valli o delle campagne bresciane, con un centravanti del Carmine ed un portiere di Pontevico…. Scommetto che lo stadio sarebbe pieno ed anche in caso di sconfitta la squadra uscirebbe tra gli applausi.
    Salude… .

  6. Anche il Middlesbruogh, prima divisione inglese (dove giocò Ravanelli per intenderci)ha cominciato questa politica. D’accordo siamo in Inghilterra dove il calcio è un altra cosa, ma con un bacino d’utenza che è 1/4 della provincia di Brescia, con squadre come Leeds, Newcastle e Sunderland nel raggio di 50 km, fanno 30.000 spettatori a partita (in B!).

  7. Bravo Bruno, devo dire che nei tuoi articoli c’è sempre della poesia.. se poi mi citi pure Eduardo Galeano.. chapeau! Comunque in attesa di un Brescia Bresciano vediamo di diventare un po’ locos pure noi.
    Questa sera S.Filippo ore 21,30. Mi devi almeno due assist. Ciao #9.

  8. ma cosa stiamo dicendo?? il tipico bresciano è unanimamente riconosciuto come grande lavoratore, umile, silenzioso, un pò chiuso ma sincero e coi piedi ben piantati a terra….balotelli è quanto di più lontano possa esserci dalla brescianità, al massimo potrebbe giocare per una milanese o per il napoli, della nostra terra ha solo l’accento, ma per favore!!! e non dite che è un discorso razzista, nn è questione del colore della pelle!

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