Al Paolo VI la stretta di mano tra finanza e non profit

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(a. tonizzo) Due sistemi che si cercano, si tendono la mano, muovendosi insieme verso una crescita sostenibile: il terzo settore e le banche. È quanto è emerso nel convegno Prospettive e valore dell’economia sociale, il ruolo della finanza per lo sviluppo del non profit, organizzato dal Banco di Brescia e dalla Banca di Valle Camonica, tenutosi ieri sera all’auditorium dell’Istituto Paolo VI di Concesio. A movimentare il dibattito, moderato da Lucio Dall’Angelo, caporedattore centrale Giornale di Brescia, erano presenti il Prefetto cittadino, Livia Narcisa Brassesco Pace, Franco Polotti, presidente Banco di Brescia, Gianfranco Maiolini, presidente Banca di Valle Camonica, Antonio Porteri, ordinario di Economia degli Intermediari Finanziari Università degli Studi di Brescia, Giorgio Cotelli, direttore Caritas diocesana di Brescia, Margherita Rocco, portavoce Forum provinciale del terzo settore di Brescia, Francesco Bettoni, presidente Unione Regionale delle Camere di Commercio Lombarde, Aristide Peli, assessore alla Famiglia e attività socio assistenziali della Provincia di Brescia, Alessandro Triboldi, direttore generale Comune di Brescia, Marco Menni, presidente di Confcooperative Brescia, Roberto Tonizzo, direttore Generale Banco di Brescia e Stefano Vittorio Kuhn, direttore generale Banca di Valle Camonica.

“A fronte dell’aumento dei bisogni sociali in un contesto di crisi dell’attuale sistema di Welfare – ha spiegato Polotti – il terzo settore è chiamato a ricoprire un ruolo di primo piano nel Sistema Italia. Per affrontare questa sfida le organizzazioni non profit devono riorganizzare la propria attività anche rispetto alla necessità di diversificare le proprie fonti finanziarie a fronte della costante contrazione delle risorse pubbliche disponibili. Diventa quindi centrale il ruolo del sistema bancario, che può contribuire in modo importante ad accompagnare il terzo settore lungo un percorso di innovazione sociale e crescita sostenibile. La sfida raccolta dal gruppo Ubi è quella di supportare la crescita delle Onp, in un’ottica di prossimità al territorio e di creazione di valore sociale”.

I dati sul terzo settore, in evoluzione in tutta Italia, evidenziati da Porteri hanno tradotto un quadro bresciano di significativa rilevanza: le cooperative sono aumentate da 167 a 223 dal 2001 al 2005, ottuplicando le proprie risorse attive, mentre le organizzazioni di volontariato sono passate da 351 a 578 (2001/2011). Questa fetta di mercato, sottile ma in decisa crescita, vede così distribuiti i propri prestiti finanziari: 15% alle cooperative sociali, 20% agli enti religiosi, 65% alle istituzioni senza scopo di lucro e alle famiglie. “Un’interrogazione svolta ad opera di Ubi Banca – ha terminato Porteri – rivela come il 60% del campione relativo alla cooperazione sociale cittadina ritenga che sia necessario uno sforzo in più da parte delle banche nei loro riguardi, mentre l’8,8% non sa nemmeno cosa siano i confidi. Qual è il ruolo del sistema bancario in questo scenario? Un ruolo indispensabile: non bastano le istituzioni, la finanza etica”.

Coltelli, monitorando il disagio cittadino, ha parlato della felice esperienza del microcredito, nato 5 anni fa come piccolo fondo di garanzia: “vedendo che prendeva piede, abbiamo chiesto aiuto alle banche: subito tante famiglie sono state aiutate e, ad oggi, parliamo di una linea di credito pari a 1milione e mezzo di euro. Lavorano per questo più di 250 parrocchie, 35 volontari e ben 43 centri d’ascolto”.

Mentre Bettoni ha ricordato come il terzo settore concorrerà presto a formare l’1% del nostro Pil, ponendo l’accento sull’operazione Feder Fidi (sistema per il credito alle piccole imprese, alle onlus e alle start up giovanili), Peli ha voluto ribadire come oggi il terzo settore si sostituisca spesso e volentieri alle istituzioni: “pensiamo alla protezione civile, alle scuole materne paritarie. Banche, siete pronte a finanziare realtà il cui unico capitale è quello umano?”.

La voce del Comune ha elencato invece i lavori in essere: “21,2 sono i milioni annui spesi nel settore – ha spiegato Triboldi – 85 gli ambiti d’intervento, 200 i soggetti affidatari. Con i progetti Smart City e Urbes, il Comune ha aperto un tavolo di cooprogettazione con il no profit”.

A concludere il convegno Kuhn, che ha evidenziato il ruolo di raccordo delle banche tra il terzo settore e le istituzioni, e Tonizzo: “siamo una delle poche banche attente al no profit, il primo gruppo che ha lanciato i Social bonds. Che i cittadini attenti e sensibili a questi temi scelgano banche attente”.

In occasione dell’incontro è stato infine presentato UBI Comunità, il nuovo modello di servizio dedicato al mondo non profit, il cui motto “diamo una mano a chi dà una mano” sottolinea la volontà di dare credito e servizi in favore dell’economia sociale e del volontariato.

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UN COMMENTO

  1. Si è parlato anche dell’aumento dell’IVA dal 4% al 10% per le prestazioni socio-sanitarie delle cooperative sociali voluto dal Governo Monti e che darà la mazzata finale al welfare italiano con un aggravio di circa 500 milioni euro a conferma di come la spesa sociale sia considerata meramente un costo e mai un investimento per gestire le emergenze dei più deboli e disagiati ? Italiani, preparatevi al Monti-bis: date a una mano a chi non vio dà una mano…

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