Brescia-Verona, servono tutti gli ingredienti di una degustazione perfetta

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di Bruno Forza – Degustare un calice di Porto davanti al camino è una cosa, sorseggiarlo nel bar sotto casa è un’altra. Il vino cambia, anche se in realtà è sempre lo stesso. Questione di atomosfere e di alchimie positive, quelle che trasformano un gesto quotidiano in un’esperienza sensoriale. Sabato assisteremo ad una di quelle sfide che non hanno bisogno di presentazioni: Brescia – Verona. Nel decanter c’è un Derby del 2012, nato dall’unione tra le pregiate uve veronesi – candidate alla Serie A fin dai primi giorni di vendemmia – e quelle bresciane, le cui quotazioni sono in lenta ma costante crescita. Un vino eccezionale, con un sentore di massima serie ed un retrogusto di rivalità. L’etichetta è di prima scelta, ma può non bastare. Starà ai giocatori, ma anche al pubblico, trasformare una partita speciale in un momento unico, da ricordare, magari di quelli in grado di cambiare un’intera stagione. Serve un Rigamonti pieno come nelle grandi occasioni, colmo di gente pronta a tifare e, se occorre, a inzupparsi il capo sotto la pioggia. Servono undici leoni pronti a dare tutto sul campo, perché la classifica dice che una sconfitta potrebbe dare alla testa, proprio come quei vini di scarsa qualità. Bisogna sfoderare le tre componenti necessarie per la degustazione perfetta: risultato, cornice di pubblico e gioco, elencate in ordine di importanza. Possono bastare i tre punti, è vero, ma quella poltrona davanti al fuoco è troppo invitante e questo Brescia deve deliziare il palato se non vuole restare un buon novello qualunque.

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