Dallera (Aib) ai politici: il problema principale siete voi

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“Mi toglierò qualche sassolino dalla scarpa”. Ha esordito così il presidente di Aib Giancarlo Dallera durante la conferenza stampa di fine anno, che ha di fatto chiuso il suo mandato all’Associazione industriali bresciani. Un appuntamento in cui il numero uno degli imprenditori della Leonessa si è presentato accompagnato dai vice Alberto Volpi (Ambiente) e Bruno Bertoli (Relazioni sindacali), ma anche dal presidente dei giovani Federico Ghidini e dal presidente di Cseab Saverio Gaboardi. Tuonando subito – come già aveva fatto due anni fa, ma con toni molto più netti – contro il mondo politico, colpevole di essere incapace di intercettare e risolvere le istanze della società. Anzi: di fare spesso da tappo. Con una sola eccezione. “Monti?”, ha detto, “Spero che chi arriverà dopo continuerà lungo il percorso che ha tracciato lui”.

DI SEGUITO LA TRASCRIZIONE SINTETICA DEI DIVERSI INTERVENTI

GIANCARLO DALLERA

“Mi tolgo un sassolino. Nel 2010 dissi che il mondo dell’imprenditoria aveva una sensazione di disgusto nei confronti della politica: non mi riferivo a un partito in particolare, ma a una classe sempre più inadeguata e chiusa in se stessa, incapace di vedere i bisogni reali del Paese e inidonea a concepire soluzioni. L’oggi non fa altro che confermare le mie valutazini di allora.

I dati, che ho già esposto in alcuni convegni, dicono che la disoccupazione ha superato il 6 per cento, contro lo storico 3 per cento della Leonessa e gli occupati sono passati dalle 530mila unità del 2010 alle 517mila del 2011. Mentre i fallimenti continuano ad aumentare e hanno raggiunto la media di uno al giorno. Il tutto con una capacità produttiva sfruttata che è soltanto il 65 per cento di quella del 2007. E senza speranze di ripresa a breve termine.

Questo paese ha bisogno di essere ricostruito dal punto di vista morale, servono più etica, più senso civico perché altrimenti sarà difficile uscire dalla crisi. Non ci servono demagogia e populismi, ma una classe politica nuova che prenda atto della realtà e cerchi di creare coesione su alcuni obiettivi primari e su quelle riforme che l’Italia aspetta da vent’anni. Magari tutte le altre categorie sociali sapessero mettersi in discussione come abbiamo fatto noi imprenditori”.

Obiettivi raggiunti

“Sono orgoglioso di aver chiuso il mio mandato con quattro bilanci positivi, continuando ad adeguare costi e ricavi. Inoltre ritengo significativo il fatto che abbiamo deciso di investire in formazione e culturam ad esempio dando vita al liceo internazionale. Infine mi pare un successo aver tenuto compatto il sistema associativo: abbiamo contenuto la perdita dei soci al 10 per cento, un risultato non semplice a fronte di chiusure e crisi, tanto più se confrontato con realtà a noi vicine”.

La questione dell’aeroporto di Montichiari

“Quando abbiamo iniziato a occuparci della questione ci siamo trovati di fronte un muro, perché chiedevamo una cosa che non poteva essere data. Appurato che la concessione non può arrivare a Brescia direttamente, siamo ancora in attesa del fatto che il governo decida di metterla a gara. Abbiamo anche cercato di fare un accordo con Verona, cercando di affrontare la questione dal punto di vista industriale senza guardare solo al nostro orticello. Abbiamo firmato due accordi, entrambi disattesi. Tutto ciò è accaduto perché c’è di mezzo la politica: se la questione fosse stata interamente affidata ai privati oggi l’aeroporto sarebbe già decollato”.

Caso Mac

“Perché non ci siamo fatti carico degli 84 lavoratori della Mac? Solo tra il 2010 e il 2011 abbiamo perso 13mila posti di lavoro. Cosa dovremmo dire a tutti gli altri?”.

Il nodo Expo

“Le istituzioni locali non hanno rappresentato un grande interesse in relazione alla questione di Expo 2015. Noi invece abbiamo organizzato un roadshow a cui parteciperanno le consorelle di Mantova, Cremona e Bergamo, coinvolgendo circa 2mila imprenditori di questi territori”.

Il gap dell’Italia

“Il problema principale è che vorremmo partire nella gara dei 100 metri dallo stesso punto degli altri. Oggi abbiamo un carico fiscale del 68 per cento e anche il costo dell’energia è superiore del 50 per cento a quello dei nostri concorrenti tedeschi o cecoslovacchi. Paghiamo 83 euro per Megawatt, mentre in Germania sono scesi a 53 e a questo dobbiamo aggiungere 77 euro di accise: le tasse, insomma, sono superiori al costo di produzione”.

ALBERTO VOLPI

“Oggi si fa un gran parlare del caso Ilva, la più grande azienda siderurgica europea. Il sistema siderurgico italiano comprende anche diverse realtà bresciane, ma queste presentano situazioni strutturali e tecnologiche ben diverse: l’Ilva parte dal minerale e usa l’altoforno, mentre le aziende della Leonessa riutilizzano il rottame attraverso l’elettrosiderurgia.

In questi anni abbiamo fatto passi in avanti importanti sul versante ambientale. Ho avuto l’onore di costituire il consorzio Ramet, formato da alcuni imprenditori che due anni fa – mentre i fatturati si dimezzavano – hanno deciso spontaneamente di investire sull’ambiente. Ora quel programma è stato realizzato. Il primo comparto attivo è stato proprio quello della siderurgia, mentre a giugno partiranno le aziende dell’alluminio. Ma i risultati si stanno già vedendo. Ad esempio rispetto all’obiettivo di 0,1 di polveri e diossine abbiamo rilevato una media di 0,025, cioè un quarto”.

BRUNO BERTOLI

“L’accordo sulla produttività a livello confederale ha segnato un passo importante e traccia un sentiero su cui poi bisognerà lavorare a livello locale e aziendale per avere quei recuperi di produttività che ci servono. Negli ultimi 10 anni noi siamo cresciuti dello 0,4 per cento contro il 2,5 della Francia, l’1,8 della Germania e il 5,2 per cento degli Stati Uniti.

Di certo anche nelle relazioni industriali serve quella ricostruzione morale ed etica di cui ha parlato Dallera: senza non si va da nessuna parte. In questi mesi sono stati rinnovati parecchi contratti, senza scioperi. Ma purtroppo quello principale, che riguarda i metalmeccanici, non ha avuto la firma della Fiom. E’ il contratto che avremmo voluto? No, come probabilmente risponderebbe anche il sindacato. Ma contiene elementi di novità importanti per quanto riguarda la lotta all’assenteismo e l’esigibilità di quanto si va a pattuire. Ci auguriamo che nei prossimi mesi anche la Fiom avverta la necessità di rientrare in gioco”.

FEDERICO GHIDINI

“Noi giovani ci crediamo. E vogliamo essere di stimolo anche per gli imprenditori over 40, parlando soprattutto ai giovanissimi e concentrando l’attenzione sulla formazione. Continueremo quindi le lezioni nelle scuole medie inferiori e investiremo soldi, tempo ed energie nel progetto Italia Start Up, che partirà a febbraio e si pone come obiettivo quello di affiancare i giovani talenti a sviluppare le loro imprese”.

SAVERIO GABOARDI

“Cseab, il Centro Studi Energetici e Ambientali, svolge le sue attività nel campo Fiera, mentre per gli uffici ci avvaliamo degli spazi messi a disposizione da Aib. Quest’anno fattureremo 400mila euro, non poco per una start up. Lavoriamo sui temi dell’efficienza energetica e delle energie alternative. La soluzione in questi casi è tecnologica. Ci siamo occupati in particolare di fotovoltaico, su cui abbiamo concluso la prova sulle prime sei tecnologie e abbiamo anche organizzato un convegno con 240 partecipanti. Ma anche sull’efficienza dei materiali per il mondo dell’edilizia, su cui abbiamo ricevuto una commessa molto importante dalla Metra”.

 

 

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  1. Starno che Gaboardi reciti vittoria per un convegno di 240 persone quando il mondo delle professioni conti solo 2000 architetti, 1500 ingegneri e 3000 geometri e vado con numeri vecchi .Che poi canti per avere avuto una commessa dal n°1 dell’alluminio che fa parte di Aib, socio di Cseab , dimostra come non bisogna agire e soprattutto come certi Enti pubblici che dovrebbero rappresentare tutti non debbano dare in gestione ad uomini e società che rappresentano solo una parte della società , capitali pubblici

  2. Non pensiamo che tutti i mali vengano da una parte, i politici,quando comunque gli industriali sono sempre stati filo-governativi e specialmente non hanno mai agito come catalizzatori di idee e di competenze ( vedi il ritardo su Expo 2015) ma hanno sempre e solo messo il cappello in cima alle iniziative dove vi era da spartirsi una torta, non guardando il bene comune. Ora,in tempo di antipolitica,sembra fin troppo facile trovare un responsabile di tutti i mali ma,non creare tavoli comuni e partecipativi per uscire da questa crisi è colpa di tutti

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