Le regole del Pd per le primarie dei parlamentari fanno infuriare i sindaci di Leno e Roncadelle

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Polemiche accese per le regole imposte dal Pd per le primarie dei parlamentari: esse prevedono che per una nuova candidatura servano firme pari al 5% degli iscritti al partito (315 per un candidato di Brescia) e che non possa candidarsi il sindaco di un Comune che superi i 5000 abitanti, a meno che non chieda una deroga al comitato nazionale. Il Corriere ha raccolto le proteste di molti esponenti del Pd bresciano, soprattutto di Michele Orlando, sindaco di Roncadelle, e Pietro Bisinella sindaco di Leno che lamentano come il testo unico sugli enti locali metta il limite a 20mila abitanti.

 

Il quotidiano riporta anche i nomi di coloro che non dovrebbero avere vincoli, come gli onorevoli Galperti e Corsini, che sono esonerati dalle firme essendo già parlamentari,Vivenzi sindaco di Paderno, comune al di sotto dei 5000 e Bazoli, consigliere comunale del Pd in Loggia. Dalla Valle Camonica Mottinelli, consigliere provinciale in Broletto e il sindaco di Ponte di Legno Andrea Bezzi. Tra le donne Carla Bisleri, consigliere comunale del Pd in Loggia, Laura Parenza, consigliere provinciale in Broletto dal 2009, Marina Berlinghieri assessore al comune di Pisogne e Giovanna Benini, consigliere comunale a Caino. 

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UN COMMENTO

  1. E’ evidente, anche leggendo i nomi, che gli "svincolati" sono di fatto i papabili bresciani ad un seggio nazionale, lasciando da parte Corsini e Galperti, di fatto già rinominati parlamentari. Quindi, si definiscono delle regole cavilose per una consultazione dove l’80% dei risultati sono già scritti. In quanto agli infuriati Bisinella e Orlando, pensino a concludere il mandato per il quale sono stati eletti dai loro concittadini e poi se ne riparla.

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