Gli anni di piombo tra rabbia e passione, con “La pistola sotto il banco”

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(a.tortelli) Non un poliziesco il cui finale è già stato scritto dalla storia e dalla giustizia. Ma un tentativo – appassionato, a tratti perfino troppo – di parlare alle giovani generazioni partendo da lì, dal periodo più buio della seconda metà del Novecento italiano. Guardandolo con la lente di chi quegli anni li ha vissuti. Per un breve tratto a fianco dei “compagni che sbagliano”, i compagni di classe addirittura. E’ un po’ questa l’opera della bresciana (d’adozione) Enrica Recalcati, che i lettori di questo sito conoscono perché era già stata tra i vincitori del concorso – lanciato da Bsnews.it in sinergia con 12 Mesi – Nuove penne per Brescia. Ma il titolo – “La pistola sotto il banco” – racconta solo una parte del lavoro, pubblicato da Miraggi Edizioni e in vendita nelle librerie al prezzo di 12 euro.

La storia, come accennato, prende le mosse da una circostanza di vita ben chiara. La Recalcati, d’origine meneghina, ha studiato all’Itc Enrico De Nicola di Milano. E tra i suoi compagni di classe c’era anche Sergio Segio, l’ex comandante Sirio dell’organizzazione terroristica di estrema sinistra Prima Linea condannato, tra gli altri, per gli omicidi dei magistrati Emilio Alessandrini e Guido Galli. Una figura che l’autrice ha studiato – silenziosamente, di nascosto – negli anni di frequentazione scolastica. Leggendone gradualmente – a partire dagli “occhi di ghiaccio” – i segni della futura tragedia. Il libro, racconta la stessa Recalcati, è un tormentato parto, durato anni, che arriva altrove iniziando da lì. Dalla sofferenza di non aver fatto nulla per cambiare la storia. Di Segio. Di tante famiglie senza peccato. E forse anche del Paese.

Novantasei pagine cariche di passione e di livore, in cui l’autrice si rivolge direttamente all’ex terrorista (raccontandone qua e là tratti fisici e caratteriali) con la rabbia di chi per troppo tempo è stata zitta. Un affresco a pennellate forti che ripercorre, con tratti leggeri e pesanti, la storia di quegli anni e il personale (che ovviamente è politico) di Segio. Un j’accuse a chi ha pensato probabilmente di cambiare le cose spargendo violenza, i cui toni – forse – urtano la premessa firmata Loggia Manlio Milani. “Lo sforzo da compiere leggendo le pagine di Enrica”, scrive il presidente dei familiari della Strage di piazza nella sua breve introduzione, “è cercare di capire la complessità storica di quella stagione, senza dimenticare le tante persone a cui è stata tolta la vita ma, nel contempo senza rinunciare a capire i motivi che hanno spinto altre persone a essere attori violenti di quella tragica stagione”.

Un libro che fa riflettere e che dovrebbero (potrebbero) leggere molti giovani. Un libro che scorre veloce, che si può divorare in una sera, quello della Recalcati. E che via via dimentica sempre più la figura di Segio per parlare di altro. Di quegli anni, di molti episodi personali, del futuro perfino. E forse lì – quando da un significativo ricordo “personale” di piazza Fontana si passa al curioso incontro con un Francesco Rutelli d’epoca e con il “sanbabilino” – qualcosa si perde. Perché la “storia”, la testimonianza di guerra civile, diventa un pretesto per riflettere sulla non violenza. Forse troppo presto per chi in quelle pagine vorrebbe trovare ancora i tratti del ragazzo difficile, del futuro terrorista, dell’uomo di ieri e di oggi, che il pentimento pieno non è ancora arrivato. Ma alla grande passione civile che muove le pagine si può perdonare anche questo. Tanto più in un’epoca che di passione dimostra di avere grande bisogno.

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