Sussidiarietà tra pubblico e privato alla Formigoni? Fenaroli: “Serve l’esatto contrario. Anche a Brescia”

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Con una nota il candidato sindaco alla Loggia 2013 Marco Fenaroli è intervenuto per fare il punto della situazione su crisi, impoverimento e welfare a Brescia.

DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DELLA NOTA:

Il fatto che nel suo discorso del 31 dicembre il Presidente della Repubblica abbia indicato la crisi sociale quale primo problema è indice tanto della gravità della situazione quanto della sensibilità dello stesso capo dello Stato. Da mesi, con “al lavoro con Brescia”, tentiamo di portare questioni cruciali dentro il dibattito politico della città: la disoccupazione di massa; l’impoverimento delle famiglie di lavoratori e lavoratrici, di pensionati e pensionate; la precarietà dei giovani e non solo.
Ma silenzio e disattenzione continuano a prevalere: cassa integrazione e minori tutele contro i licenziamenti economici producono rapida erosione dei risparmi (per chi ne ha) e discesa immediata sotto la soglia di povertà. Il fenomeno continua dal 2008 ed ora trova argini sempre meno forti.
La destra politica ha sempre ritenuto la diseguaglianza fattore utile alla crescita economica e non il suo contrario, come dimostra l’esperienza del mondo dal 2007 ad oggi: per questo non ha mai mosso un dito, nemmeno a Brescia, per fronteggiare la crisi. Ora anche il centro guidato da Monti si presenta indifferente al dramma della perdita di lavoro e di reddito: sembra considerare la compressione della condizione sociale dei lavoratori e dei pensionati elemento costitutivo del rigore, assecondando un’impostazione ideologica liberista. Per fortuna, sul piano che gli è proprio, ammonendo a non lasciare spazio alla solitudine, il vescovo Monari ha richiamato, nelle omelie di dicembre, la triste via percorsa da molti verso l’emarginazione: affitti, bollette, rette di servizi pubblici non pagate, con conseguente espulsione da casa, da asili e scuole.
Mi permetto di aggiungere: tutto ormai in assenza, per troppi, del pur minimo necessario sostegno pubblico, a fronte di un continuo aumento delle tariffe di servizi essenziali. La drammaticità della situazione è dimostrata dalla difficoltà a dare risposte ai lavoratori coinvolti dalla chiusura della MAC, collegata alla difficile situazione dell’IVECO di cui era, fino a pochi anni fa, il reparto presse.
Eppure in questi anni, in molte aziende bresciane e anche all’IVECO, grazie alla proposta della FIOM-CGIL ed alla disponibilità di aziende e di AIB, sono stati utilizzati i contratti di solidarietà che suddividono il lavoro che c’è e salvaguardano il salario meglio di altri strumenti. E’ tempo che prendendo spunto da questa esperienza sindacale l’insieme della città, dell’ economia e della società bresciane, ne assumano il metodo per affrontare degnamente il dramma sociale che si va allargando. Si tratta di stipulare un grande patto di solidarietà cittadina.
Cinque anni di crisi si sono portati via tante economie e la legislazione ha nel frattempo abbassato le soglie di garanzia: allungato i tempi e tolto flessibilità al sistema per il pensionamento; abbreviato i tempi degli ammortizzatori sociali; allargato la flessibilità verso le espulsioni dal lavoro, mentre nulla ha fatto contro la solitudine nella ricerca di occupazione (orientamento e collocamento privatizzati aumentano, di fatto, soltanto la frustrazione di coloro che fanno centinaia di domande e non ricevono mai risposta).
Ho sentito mille volte dire che “Brescia deve fare sistema”. E’ ora che il Comune guidi questo impegno. Il tempo è scaduto, ce lo dicono gli sfratti, le domande d’indennità di disoccupazione, le tante richieste rivolte ai servizi sociali e che non trovano più risposta, i senza tetto, coloro che chiedono l’elemosina…. Bisogna determinare una situazione che consenta il rispetto del dovere inderogabile di solidarietà (articolo 2 della Costituzione).
Che fare? Indagare la reale situazione e analizzarne i dati, avanzare proposte che affrontino i diversi aspetti della mancanza di lavoro e di reddito. Far fronte ai problemi vissuti dagli impoveriti. Fare perno sui punti di forza del sistema produttivo, che ci sono e vanno sostenuti. Fare leva sulla ricerca e sulla competenza universitaria. Ma anche individuare nuove linee di sviluppo sostenibile, perché l’altro silenzio preoccupante della politica riguarda la crisi ambientale, particolarmente grave nella nostra città. Pulire acqua, aria e suolo può e deve essere la nuova grande opera del prossimo futuro di Brescia: può creare nuovi lavori nelle bonifiche, nel disinquinamento delle acque, nel riuso edilizio, nel risparmio  energetico, nell’energia solare, nella raccolta differenziata porta a porta e nel riciclaggio dei rifiuti, nella manutenzione e pulizia di strade e marciapiedi.
Anche qui è necessario investire: in ricerca ed applicazione, per lavoro qualificato ed anche no; in impresa e collaborazione; in formazione, per impegnare uomini e donne, giovani e non più giovani.
E’ questo un pezzo decisivo del nuovo welfare cui si deve pensare: quello che toglie dalla emarginazione e guarda con attenzione ai poveri, nel rispetto della dignità delle persone, coinvolgendoli nella liberazione dall’indigenza. C’è bisogno di una legislazione sociale nazionale meno punitiva e ci vuole una guida regionale più attenta al disagio diffuso. Per questo non sono d’accordo con la sussidiarietà alla Formigoni, che ha ridotto il pubblico a vassallo del privato secondo una logica clientelare, e che Paroli sembra riproporre: “il pubblico faccia soltanto quello che il privato non riesce a fare”, smentendo la tradizione politica bresciana. Credo sia giusto l’esatto contrario. Penso ad una programmazione di cui il Comune democratico sia il titolare responsabile, impostata sulle esperienze significative compiute e che valorizzi le competenze professionali di cui già dispone. Una progettazione aperta alla partecipazione del terzo settore, della cooperazione e del volontariato, e dell’insieme delle forze sociali, iniziando dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori, sia pubblici che privati, e di quelle dei pensionati.
In tale processo vedo il ruolo centrale del Consiglio Comunale e il coinvolgimento dei Consigli di Quartiere (organi di partecipazione popolare per me da ricostituire e dunque rieleggere).
Nel welfare il divario tra domanda e risposta è evidente: il necessario profondo ripensamento deve correggere i gravi errori delle politiche formigoniane a cominciare, lo ripeto, dall’errata impostazione della sussidiarietà, da ridiscutere proprio insieme ai suoi diversi protagonisti.

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  1. Tra l’altro questo: "Una progettazione aperta alla partecipazione del terzo settore, della cooperazione e del volontariato, e dell’insieme delle forze sociali, iniziando dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori, sia pubblici che privati, e di quelle dei pensionati." è stato introdotto da una recente delibera della Giunta Paroli.

  2. Cercasi masochista disposto a leggere il tazebao. Per gli iscritti c’è l’obbligo di impararlo a memoria e di recitarlo nelle riunioni dei Soviet?

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