Caso bonus bebè, Paroli: “Il problema riguardava uno specifico problema dei bresciani: il calo di natalità”

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Con una nota il sindaco di Brescia Adriano Paroli commenta la notizia dei 37 mila euro di multa che la Loggia dovrà pagare a causa dell’ordinanza sui bonus bebè.

DI SEGUITO IL TESTO DELLA NOTA:

Integrazione significa anche preoccuparsi delle distanze, delle differenze che ancora permangono tra i tanti stranieri giunti da diverse nazioni del mondo nella nostra città e quelli che bresciani lo sono da sempre – ha dichiarato il sindaco Paroli -. L’amministrazione si preoccupa di colmare questo gap attraverso diverse iniziative, alcune specificatamente in sostegno dei soggetti più deboli, come spesso risultano essere gli stranieri. A diverso bisogno credo però debba corrispondere uno specifico servizio e quindi una diversa risposta. In particolare al di fuori dei servizi essenziali che nella nostra città vengono garantiti a tutti, a fronte di innumerevoli interventi esclusivamente rivolti a cittadini stranieri, credevo si potesse realizzarne uno almeno per una volta in favore dei cittadini italiani bresciani, riguardo uno specifico loro problema, il crollo della natalità. Stupisce, oltre all’avversione nei confronti del provvedimento, anche il fatto che curiosamente non sia il TAR a occuparsi di un provvedimento della Pubblica Amministrazione ma il Tribunale del Lavoro, secondo quali logiche questo si occupi di una disciplina che non ha a che fare con il suo ambito di giudizio, ma afferisce all’attività amministrativa, mi è ancora difficile da comprendere – conclude Paroli -.  

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  1. Se è per questo integrazione e preoccuparsi delle distanze vuol dire anche avere tutti redditi simili. Quindi, Egregio Sig. Sindaco, dovrebbe imporre una patrimoniale ai ricchi bresciani per ridistribuire i redditi con gli immigrati, oppure togliere un po’ di ville in panoramica ai bresciani e darle agli immigrati che vivono nella Tintoretto, magari mandando, per ridurre le distanze, la sua mamma a San Polo. Su, dia l’esempio., da bravo.

  2. Ma che cavolo dici?Allora torniamo al comunismo di Stalin e dividiamo tutto.Poi pero’ Sabato mattina alle 6 ti svegli e vieni al lavoro con me ,vero?O forse e’ meglio stare nel lettino caldo…Il discorso di Paroli non fa una piega.

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