La cronostoria del Bonus bebè, Cgil : “Si potevano risparmiare 60 mila euro”

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Con un comunicato la Camera del Lavoro di Brescia commenta la decisione del Tribunale di condannare la Loggia al pagamento di 37 mila euro per l’ordinanza sui bonus bebè e ripercorre la cronostoria di tutta la vicenda, iniziata ancora nel 2008. 

DI SEGUITO IL TESTO INTEGRALE DEL COMUNICATO:

Come tutti ricordano la vicenda del bonus bebè ha inizialmente conosciuto due fasi : in una prima fase alcuni stranieri e due associazioni hanno convenuto in Giudizio il Comune chiedendo che il Giudice ordinasse all’amministrazione di estendere il bonus anche agli stranieri, ottenendo l’accoglimento del ricorso (cfr. ordinanza del 26.01.09 confermata dall’ordinanza del 20.02.2009). Una volta risultato soccombente, il Comune ha revocato il beneficio a tutti motivando proprio con l’impossibilità di perseguire quella finalità di aiuto ai soli cittadini italiani che si era inizialmente proposto. E’ stato quindi convenuto in giudizio nuovamente dagli stessi soggetti ai sensi dell’art. 4bis Dlgs 215/03 (che vieta i comportamenti ritorsivi) e si è visto condannare a ripristinare il bonus bebè per tutti, italiani e stranieri, in applicazione del divieto (previsto da detto art. 4bis) di arrecare a chiunque un pregiudizio quale conseguenza di una azione giudiziaria intrapresa a tutela della parità di trattamento. Il Comune ha proposto reclamo sia alla Corte d’Appello (che lo ha rigettato perché non competente) sia al Tribunale (che lo ha rigettato perché infondato).

Non contento, il Comune ha introdotto il giudizio di merito relativamente al secondo giudizio (il primo si è quindi definitivamente chiuso con l’accertamento che l’esclusione degli stranieri era illegittima e discriminatoria). Il giudizio di merito sarebbe il giudizio “definitivo” rispetto a quello iniziale che, benchè composto a sua volta da due gradi, è solo provvisorio.

E’ così iniziata una nuova causa che il Comune di Brescia ha introdotto presso la sezione civile ordinaria del Tribunale.

Nell’ambito di tale giudizio, ha proposto regolamento di giurisdizione chiedendo alla Cassazione di annullare l’intero procedimento e di dichiarare che il giudice abilitato a conoscere della vicenda era il giudice amministrativo e non quello civile. La Cassazione ha deciso con ordinanza 3670 del 15.2.2011 respingendo il ricorso e dichiarando la giurisdizione del giudice ordinario .

Il processo è dunque ripreso avanti il Tribunale di Brescia, ma la difesa del Comune ha chiesto che la causa proseguisse davanti alla sezione ordinaria e non davanti alla sezione lavoro/previdenza/ assistenza che aveva originariamente deciso la questione.

Dopo ulteriori 7 mesi e diverse udienze, il presidente del Tribunale, con ordinanza del 6 luglio scorso, ha nuovamente respinto la richiesta del Comune e ha assegnato la causa alla sezione lavoro/previdenza/assistenza ove, con i criteri ordinari di sorteggio, è finita al giudice dott. Alessio cioè allo stesso Giudice che aveva emesso l’ordinanza che aveva obbligato il Comune a ripristinare per tutti il bonus.

Il Giudice ha fissato udienza per il 6.12.2012. In quella udienza o in una successiva (il cui dispositivo è stato comunicato oggi, giovedì 10 gennaio 2013) dovrà nuovamente pronunciarsi sulla questione chiudendo cosi il primo grado “di merito”; dopo di che, se il Comune vorrà, c’è ancora un secondo grado di merito e la Cassazione.

Nel frattempo, nel dicembre 2010, il Comune ha dato esecuzione alle originarie ordinanze (trattandosi di ordinanze immediatamente esecutive) e ha pagato il bonus a tutti gli italiani e agli stranieri originariamente esclusi. La somma totale spesa (1.140.000 euro) è risultata inferiore a quanto il Comune aveva inizialmente stanziato per i soli italiani (1.200.000,00 euro) .

Se avesse rinunciato sin dall’inizio a compiere atti discriminatori il Comune avrebbe dunque risparmiato 60.000,00 euro che però ormai si saranno ampiamente dileguate per le spese legali sopportate dal Comune che tra l’altro ha scelto fin dall’inizio di non affidarsi all’avvocatura comunale (come avrebbe potuto fare, risparmiando sui costi e ottenendo comunque una difesa competente) ma di incaricare un legale esterno, dunque a pagamento; non solo nel corso del giudizio, nel tentativo di risalire la china, ha revocato l’incarico al primo avvocato e si è affidato a un noto studio milanese; ma come si è visto senza risultati.

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  1. Esatto si potevano risparmiare un sacco di soldi se la cgil si occupasse degli operai italiani invece di pensare solo agli immigrati…

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