Valle Camonica, parla la mamma gay della storica sentenza: “L’ho fatto solo per mio figlio”

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Vive in un tranquillo paese della Valcamonica con la sua compagna la mamma che ha fatto breccia mediatica, essendo la protagonista della sentenza della cassazione che ha diviso la penisola."Non so se, come dicono in tanti, questa sentenza della Cassazione farà davvero storia per le coppie omosessuali. Ne sarei felice, ovvio. Ma non è per quello che ho fatto questa battaglia. L’ho fatta solo per mio figlio". Con queste parole rilasciate al Corriere la donna spiega la sua posizione che è lontana dai riflettori e anche per questo non ha mai chiesto l’appoggio delle associazioni gay.

La storia è nota: le diatribe col marito nascono per l’affidamento, quando il padre decide di ortarlo in Marocco per farlo circoncidere. La religione tra loro era un argomento di discussione e non di litigio. Ma un giorno " mi ha detto che voleva passare a prendere il bambino e tenerlo a Milano tre giorni, per la festa di fine Ramadan. Io gli ho detto di no, anche perché mio figlio non aveva mia passato la notte fuori con lui. Mi ha tempestato di telefonate. Alla fine la mia compagna gli ha sbattuto giù il telefono". Da lì è "guerra".

La sentenza di affido esclusivo alla madre era ormai scritta, anche per non curanza del padre che saltava gli incontri, ma contro quella sentenza (emessa a luglio 2011) l’uomo ha fatto ricorso prima in Corte d’appello, poi in Cassazione, usando come argomentazione "le ripercussioni sul piano educativo e di crescita" del figlio "derivanti dalla relazione sentimentale della madre con la convivente". Un argomento anti-coppie gay definito dalla Cassazione come «mero pregiudizio».

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